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CULTURA

L'artista nel proprio paese è considerato un dissidente

Brescia non annulla la mostra di Badiucao (contro la richiesta della Cina)

Pechino aveva chiesto al Comune di annullare la mostra che contiene opere che "distorcono i fatti e diffondono informazioni false", inducono in errore il pubblico italiano e "mettono in pericolo le relazioni amichevoli tra Cina e Italia"

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Brescia decide di non annullare la mostra di Badiucao, un artista cinese considerato dissidente nel proprio paese, nonostante la richiesta dell'ambasciata della Cina di cancellarla. L'esposizione di Badiucao, soprannominato il "Banksy cinese", denuncia la repressione politica in Cina così come la censura sulla pandemia legata al Covid, due temi altamente sensibili per Pechino.

Intitolata "La Cina (non) è vicina", la mostra si terrà dal 13 novembre al 13 febbraio appunto a Brescia. Il sindaco Emilio Del Bono, venerdì al Foglio, ha dichiarato di non poter accogliere positivamente la richiesta di annullamento dell'ambasciata cinese: l'amicizia italo-cinese, ha detto, "Non è in discussione", ma ha aggiunto, "credo che sia importante mostrare che si possa essere amici anche criticando alcune posizioni".

Su twitter, invece, scrive la vice sindaco Laura Castelletti: "Per noi l'arte e la libertà di espressione sono un binomio imprescindibile". In una lettera indirizzata al Comune bresciano, come riporta il Giornale di Brescia, l'ufficio culturale del paese asiatico si era lamentato che le opere dell'artista Badiucao contenessero "menzogne anti-cinesi". Secondo l'ambasciata queste opere "trasfigurano i fatti e diffondono informazioni false", inducono in errore il pubblico italiano e "mettono in pericolo le relazioni amichevoli tra Cina e Italia. In conclusione veniva espresso il "profondo malcontento" con la richiesta di annullare la mostra. 

Badiucao, che vive da anni in Australia, si presenta sui social network come "un artista cino-australiano perseguitato dal Pcc", ovvero il partito comunista cinese.

Un episodio, questo, che ha un precedente. Già in passato, infatti, nell'ottobre 2020, il museo di storia di Nantes aveva ricevuto "una richiesta da parte delle autorità centrali cinesi di far sparire dalla mostra alcune parole come Gengis Khan, impero e mongolo)".
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