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EUROPA

Regno Unito

Brexit, parlamento boccia calendario lavori Johnson

Tusk: raccomanderò ai 27 di accettare proroga

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Il Parlamento britannico ha bocciato il calendario accelerato dei lavori per l'approvazione della legge sulla Brexit proposta dal premier Boris Johnson (322 no e 308 sì). Con la votazione, il divorzio dall'Ue è di nuovo a un bivio: non avverrà entro il 31 ottobre come vorrebbe Johnson. Il premier conservatore aveva inoltre dichiarato che in caso di bocciatura avrebbe convocato le elezioni anticipate.

Ok a legge attuativa accordo 
Prima della decisione sul calendario, con 329 voti a favore e 299 contrari era arrivato il primo via libera della Camera dei Comuni al passaggio in seconda lettura dell'Agreement Withdrawal Bill, il pacchetto di leggi attuative della Brexit.

Johnson sospende legge, attendo decisioni Ue
Il premier britannico Boris Johnson ha annunciato "una pausa" nel processo di approvazione della legge sulla Brexit dopo lo stop imposto alla Camera dei Comuni su un iter sprint. Johnson ha elogiato la Camera per l'approvazione in prima lettura della legge, ma ha deplorato la frenata sui tempi. E ha aggiunto di voler attendere ora che sia Bruxelles a prendere una decisione sull'eventuale concessione di una proroga oltre il 31 ottobre, senza negoziarla. "Comunque usciremo dall'Ue e usciremo con questo accordo", ha concluso.

Tusk: raccomanderò ai 27 di accettare proroga
Il presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, raccomanda ai leader dell'Ue di "accettare la proroga della Brexit al 31 gennaio 2020". Lo ha dichiarato in un tweet. "In seguito alla decisione del premier Boris Johnson di sospendere il processo di ratifica dell'accordo di recesso e per un no-deal, raccomanderò ai 27 dell'Ue di accettare la richiesta del Regno Unito di proroga. Per questo proporrò una procedura scritta", ha twittato Tusk.
Oppure al voto a Natale?
Insomma, la Brexit forse si farà, ma non il 31 ottobre, a meno che Bruxelles non neghi una proroga al Regno Unito e non apra inopinatamente le porte allo spettro di un No Deal.
 
Sullo sfondo torna l'ipotesi di una resa dei conti elettorale, come Johnson aveva già fatto aleggiare in aula nel primo pomeriggio: con l'obiettivo di portare il Paese alle urne prima di Natale, preparandosi a sventolare lo slogan 'Get Brexit Done' in alternativa a oppositori, primo fra tutti il leader laburista Jeremy Corbyn, a cui viene fin d'ora affibbiata l'etichetta di nemici del risultato referendario del 2016. In sostanza, secondo i media, la strategia di Downing Street (salvo ripensamenti) diventa adesso quella di ottenere le elezioni non con una mozione ordinaria - per la quale occorrerebbe un quorum dei due terzi che il fronte anti-Boris ha già negato due volte nei mesi scorsi - bensì con un voto di auto-sfiducia in grado di mettere in serio imbarazzo il Labour e gli altri partiti.
 
Partiti che da parte loro denunciano questo atteggiamento come "un ricatto infantile", per bocca del Libdem Tom Brake; e come una risposta "patetica" (parola del Cancelliere dello Scacchiere ombra del Labour, John McDonnell) a un'assemblea elettiva che in fondo ha chiesto "solo più tempo per scrutinare la legge" sull'uscita dall'Ue. Legge che mira a definire il futuro di 65 milioni di cittadini, ma che l'esecutivo avrebbe voluto far passare più in fretta di quella varata per tutelare "19 specie di animali selvatici dai maltrattamenti al circo", è sbottata durante la discussione la deputata verde Caroline Lucas.
 
Tanto più che Corbyn e altri denunciano anche i contenuti del Withdrawal Bill in sé, testo di riferimento di un'hard Brexit, a loro dire, capace di avviare "una corsa al ribasso" sulle tutele, i diritti e il lavoro e "verso una deregulation alla Trump" nel Regno. Oltre che a penalizzare l'Irlanda del nord sottoponendola di fatto a "dazi" e controlli doganali.
 
Un testo che comunque da stasera appare destinato a rientrare nel cassetto. in attesa che si decida se estendere ancora i termini del Brexit, a quali condizioni e fino a quando. Con l'ombra del divorzio No Deal che, almeno sulla carta, rischia di tornare ad allungarsi su entrambe le sponde della Manica.
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