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POLITICA

La P. A.

Brunetta: "Lavoro agile più grande esperimento sociale, non va buttato via"

Per il ministro, il lavoro agile "è una rivoluzione culturale, io sono da sempre un amante della contrattazione e dell'innovazione legata alla contrattazione"

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"Il lavoro agile è stato forse il più grande esperimento sociale di questa pandemia del nostro Paese, quindi non posso che pensare bene rispetto a questa rivoluzione culturale, personale, legata al lavoro e alle famiglie, che coinvolge l'intera società, le imprese e gli uffici". 

È quanto ha osservato il ministro per la Pa, Renato Brunetta, nell'audizione su linee programmatiche alle commissioni Lavoro e Affari costituzionali di Camera e Senato. Inoltre, per Brunetta, "credo non vada buttata via questa esperienza, ma non va bene neanche iscritta in un meccanismo rigido normativo. Io sono da sempre un amante della contrattazione e dell'innovazione legata alla contrattazione", attraverso cui "valorizzare le migliore esperienze e le migliori pratiche". Dello smart working "dico tutto il bene possibile ma non pensiamo sia un toccasana per l'organizzazione del lavoro", ha aggiunto.  

"L'emergenza finisce il 30 settembre, - ha aggiunto - abbiamo tutto il tempo per riflettere con indagini, c'è una commissione tecnica che sta avendo le risposte con un po' di ritardi (dove e come ha funzionato) e poi con discussione aperta valorizzare attraverso la contrattazione le migliori esperienze. Non pensiamo che sia il toccasana delle garanzie del lavoro ma è una forma ulteriore su cui abbiamo fatto un apprendimento obbligatorio di massa ma deve essere valorizzato. Lo smart working deve essere serio, contrattato, libero, premiato, controllato". 

"Pronto a discutere degli hub sul co-working. Ma non vorrei che dietro quelle buone intenzioni si nascondesse una gigantesca speculazione edilizia o immobiliare", ha poi risposto così a chi gli chiedeva di valutare la creazione di hub specifici per lo smart working.

"Pronto a discuterne nell'ambito del nuovo quadro del lavoro agile, ma non sono convinto che" la creazione di hub specifici "meriti priorità progettuale. Se si vuole lavorare da casa si lavora da casa, altrimenti si va nel posto di lavoro. Capisco l'importanza della 'contaminazione', ma conosco il mio Paese e non vorrei che dietro si nascondesse una speculazione immobiliare", ha concluso.  
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