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ITALIA

Agenti e personale sanitario vennero sequestrati per 9 ore

Carceri. Rivolta a Melfi nel 2020, 11 arresti

In quei giorni moti di protesta contro le misure attuate dal Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria per il contenimento dell'emergenza epidemiologica Covid-19 si tennero in tutta Italia

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Per la rivolta nel carcere di Melfi del 9 marzo del 2020, in cui alcuni agenti di polizia penitenziaria e personale sanitario vennero sequestrati per nove ore nelle celle, sono state arrestate 11 persone. Alcune di queste - come ha sottolineato il Procuratore distrettuale antimafia di Potenza, Francesco Curcio in conferenza stampa - "sono ritenute appartenenti a gruppi criminali campani e pugliesi". In quei giorni moti di protesta contro le misure attuate dal Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria per il contenimento dell'emergenza epidemiologica Covid-19 si tennero in tutta Italia. 

Nelle province di Potenza, Benevento, Catania, Palermo, Siracusa, L'Aquila, Bari, Reggio Calabria e Asti, in indagini coordinate dalla Procura di Potenza, è stata eseguita un'ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti degli 11 detenuti. In tutto gli indagati per l'azione nel carcere di Melfi sono 44, ma per 33 "si è in attesa - spiega in un comunicato la Direzione distrettuale antimafia di Potenza - degli sviluppi dei ricorsi per Cassazione proposti dai rispettivi difensori". 

Le indagini sono state coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia del capoluogo lucano e condotte dal servizio centrale operativo e dalla sezione criminalità organizzata della Squadra mobile di Potenza, con il supporto e la collaborazione dei reparti di polizia penitenziaria. Ricostruite tutta la dinamica e le fasi della protesta che hanno permesso di risalire, a livello di gravità indiziaria, all'identità dei partecipanti.

Gli ostaggi vennero liberati dopo una lunga trattativa durante la quale i fautori della sommossa avevano provveduto anche alla stesura di un documento di richieste e rivendicazioni. Per i partecipanti alla rivolta, la Dda ha ipotizzato i reati di sequestro di persona a scopo di coazione e devastazione. Visto che si tratta di un carcere di massima sicurezza, "forse per la prima volta in Italia - ha spiegato Curcio - è contestato questo tipo di reato".  

L'ordinanza di custodia per gli 11 arrestati è stata emessa dal Tribunale del riesame di Potenza che ha accolto un appello interposto dalla Dda contro il rigetto della richiesta cautelare. Inizialmente, infatti, il gip di Potenza, pur ravvisando il grave profilo indiziario, aveva rigettato la richiesta cautelare ritenendo che non ci fossero le esigenze cautelari.

"Archiviata l'inchiesta sulle presunte violenze commesse da agenti durante trasferimento"
Rispondendo alle domande dei giornalisti, Curcio ha poi specificato che "è stata archiviata" l'inchiesta sulle presunte violenze commesse da agenti della polizia penitenziaria durante il trasferimento, avvenuto pochi giorni dopo, di alcuni indagati per la rivolta dal carcere di Melfi ad altri istituti penitenziari. Il Procuratore ha inoltre messo in evidenza che "sono state fatte indagini per accertare eventuali responsabilità degli agenti, sono stati ascoltati i detenuti che hanno presentato denuncia e sono stati esaminati i certificati medici. Non si è potuto procedere alla visione delle telecamere di sorveglianza perché perché erano state distrutte propri durante la rivolta. Non sono stati - ha concluso Curcio - rilevati riscontri a sostegno delle accuse di violenza". 
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