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ITALIA

Verso la riforma

Riforma Giustizia. Cartabia: "Non è vero che processi di mafia andranno in fumo"

La ministra spiega la riforma al Question Time della Camera. ​Anm: "Con prescrizione forte sacrificio dei diritti delle vittime". Ex-procuratore Spataro: "Non erigere muri trumpiani"

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La riforma della Giustizia italiana voluta dalla Ministra Cartabia divide la politica e gli addetti ai lavori. Il sindacato delle toghe è contrario alla norma sulla improcedibilità.  "La soluzione messa in campo dall’emendamento governativo non contiene una misura acceleratoria, capace di assicurare una durata ragionevole, ma un meccanismo eliminatorio di processi destinato ad operare senza poter essere illuminato da un criterio fondato sulla gravità e sulla natura dei reati oggetto di trattazione. Ciò perché utilizza una predeterminazione in astratto del termine di durata dei procedimenti di impugnazione".

È quanto afferma l'Associazione Nazionale Magistrati sugli emendamenti governativi al ddl di riforma del processo penale, in particolare sul tema della prescrizione. 

Rispondendo al Question Time, Cartabia spiega l'improcedibilità introdotta dalla sua riforma della prescrizione: "Spesso si è detto in questi giorni che i processi per mafia e terrorismo andranno in fumo. Non è cosi: i procedimenti puniti con l'ergastolo non sono soggetti ai termini dell'improcedibilità e per i reati più gravi si prevede in ogni caso una possibilità di proroga". 

Quello della durata dei processi è "un problema all'attenzione di tutti in questo momento e di cui il Governo ha piena consapevolezza".

Prendendo a esempio il distretto di Napoli, spiega che "Ci sono 57 mila pendenze, a quanto mi ha riferito il vertice degli uffici giudiziari, con già oggi altrettante prescrizioni che accadono solo nel distretto di Napoli, non per effetto della riforma approvata dal Consiglio dei ministri ma per una situazione di gravità estrema che reca una violazione tanto alla capacità dello Stato di assicurare giustizia, quanto ai diritti delle vittime e degli imputati" sottolinea la ministra, secondo cui "è proprio per questi problemi che già drammaticamente esistono nel nostro Paese che occorre mettere mano alla riforma e ai progetti complessivi a cui stiamo lavorando".  

Inoltre, secondo la Ministra "La riforma non è solo quella della prescrizione ma dell'intero processo penale e si inserisce in un quadro di investimenti importanti sulle risorse umane: concorsi di magistratura, concorsi di amministratori cancellieri, l'istituzione dell'ufficio del processo che è una struttura che alleggerisce enormemente il lavoro dei giudici: 16.500 sono le persone che entreranno".

"La riforma - aggiunge - prevede un ingresso graduale, c'è una norma transitoria per consentire agli uffici che sono in maggiore difficoltà di adeguarsi, attrezzarsi e sfruttare le occasioni degli investimenti e della digitalizzazione per poter essere al passo con i tempi".  

Scende in campo anche il Consiglio Nazionale Forense che lancia un appello al governo : "Le riforme della giustizia civile e penale delineate dai maxi emendamenti governativi rischiano di disattendere gli obiettivi indicati dall'Onu nell'agenda 2030 cioè la garanzia di accesso universale alla giustizia", afferma Maria Masi, presidente facente funzioni del Cnf, che rivolge un appello al governo e alle forze politiche, nell'ambito della presentazione della sessione ulteriore del Congresso nazionale che si svolgerà a Roma il 23 e il 24 luglio dove verranno discusse le proposte, le analisi e le critiche degli avvocati alla riforma della giustizia civile e penale.

"E' prevista una forte contrazione dei tempi del processo - afferma Masi - ma con il pericolo che a rimetterci siano le garanzie di difesa, configurando regimi di preclusioni, sanzioni e filtri che danneggiano i cittadini e che non possono trovare giustificazione alcuna soprattutto se proposti in un'ottica di ottimizzazione del sistema e riduzione dei tempi dei processi. 

Il sottosegretario alla giustizia Francesco Paolo Sisto risponde così al M5s: "Rispetto tutti i punti di vista, pur non condividendoli. Trovo però sbagliati e ingiustificati gli allarmismi sulla riforma della prescrizione e mi chiedo: chi critica cosa propone?" e aggiunge: "è difficile comprendere la posizione del M5s che in Consiglio dei ministri ha votato la riforma Cartabia salvo cambiare completamente idea oggi, depositando un numero infinito di emendamenti, così chiedendo di modificarla nella sua sostanza".

Replicando poi alle dichiarazioni del procuratore Gratteri, Sisto ha chiarito: "non trovo affatto 'umiliante' riformare la giustizia per avere le risorse europee e a Gratteri dice che l'Ue ci chiede di velocizzare i processi, bisogna adempiere, con immediatezza . E se questo serve a salvare il paese, non mi sento affatto nè sminuito e meno che mai indignato".  

Intervistato sull'argomento dal Corriere della Sera, l'ex procuratore di Torino Armando Spataro dice che "Non si devono erigere muri trumpiani. Serve determinazione e coraggio per far sì che questa riforma funzioni".

Per Spataro, "I cittadini hanno diritto di conoscere la durata del processo che deve essere ragionevole. Lo dicono la Costituzione, la legge Pinto e la Cedu (Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo) che ha più volte condannato l'Italia. Va trovata una soluzione corretta - dice - che non è l'abolizione della prescrizione dopo la prima sentenza, che allunga a dismisura i tempi". Alla domanda se condivide appieno la riforma Spataro risponde: "Non mi convincono alcune proposte" come "la prognosi di condanna" - che - "sostanzialmente già esiste per richiedere o disporre il rinvio a giudizio. E non mi convince affatto che un giudice possa attestare al di fuori di un pieno contraddittorio che certamente ci sarà una condanna. Ritengo inaccettabile la pretesa della politica di interferire, in tema di azione penale, sulle linee di indirizzo delle priorità". 
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