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MONDO

Da oltre un anno è detenuto nel carcere di Tora

Caso Zaki. Il legale: "Accanimento, chiesta sostituzione giudici. Non credo lo scarcerino. Sta male"

La risposta è attesa tra oggi e domani.  Il ricercatore è accusato fra l’altro di propaganda sovversiva e istigazione al terrorismo sulla base di alcuni post su Facebook da un account che secondo i suoi legali non è il suo. Rischia 25 anni di carcere

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E' attesa tra oggi e domani la risposta alla richiesta effettuata dai legali di Patrick Zaki, lo studente dell'Università di Bologna detenuto dalle autorità del Cairo nel carcere di Tora da febbraio 2020, di sostituire il team di giudici che dovrà decidere sul prolungamento della sua custodia cautelare o l'eventuale scarcerazione.

Dopo i primi cinque mesi di udienze, durante i quali i rinnovi di detenzione di Zaki erano quindicinali, ora il caso del giovane studente egiziano è entrato nella fase dei prolungamenti di 45 giorni. Le sue condizioni di salute si sono aggravate in queste settimane di detenzione. Zaki soffre di asma e allergie, e il suo fisico comincia a risentire pesantemente dello stress psicologico determinato dalla prigionia. Zaki è detenuto in Egitto dal 7 febbraio 2020, giorno in cui è stato prelevato da agenti della National Security egiziana all'aeroporto del Cairo mentre rientrava da Bologna. Il ricercatore, attivista per i diritti umani, che nel capoluogo emiliano-romagnolo seguiva un master europeo, è accusato fra l’altro di propaganda sovversiva e istigazione al terrorismo sulla base di alcuni post su Facebook da un account che secondo i suoi legali non è il suo. Rischia 25 anni di carcere.

Attivisti: "Speriamo che cambio giudici venga accettato"
"Speriamo che la richiesta di cambiare il tribunale venga accettata e che questo comporti un reale cambiamento nel destino di Patrick, garantendogli la libertà tanto attesa". Così su Facebook la rete di attivisti 'Patrick Libero' dopo l'udienza al Cairo sul caso di Patrick George Zaki.

Gli attivisti sottolineano che "nonostante i rappresentanti diplomatici di Italia, Francia, Canada e Stati Uniti d'America si siano recati in tribunale, non hanno potuto assistere all'udienza. Questo perché la sessione è terminata prima che ottenessero il permesso per assistere dai servizi di sicurezza. Il permesso è stato rilasciato dopo la fine dell'udienza".
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