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Coronavirus

Intervista al Pais

Conte: sfida storica per Europa, occorre strumento di debito comune

"L'Italia e la Spagna sono le più esposte al momento, ma lo saranno tutti. I numeri, purtroppo, stanno aumentando in tutti i paesi ed è un'emergenza sanitaria ed economica che colpisce l'intera Ue". "Quando il comitato scientifico afferma che la curva inizia a scendere, possiamo studiare le misure di rallentamento. Ma dovrà essere molto graduale"

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"In questo momento in Europa si gioca una partita storica. Non è una crisi economica che ha toccato alcuni Paesi meno virtuosi di altri. Qui non c'è una distinzione che ha a che fare con i sistemi finanziari. Questa è una crisi sanitaria che ha finito per esplodere in campo economico e sociale. E' una sfida storica per l'intera Europa. E spero davvero, con un forte spirito europeo, che sappia affrontare questa situazione". Lo dice il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, intervistato dal quotidiano spagnolo 'El Pais'. "Stiamo limitando i diritti costituzionali dei nostri cittadini e l'Europa deve reagire evitando tragici errori", sottolinea il premier, secondo cui "alcuni Paesi non comprendono le forti restrizioni che questa emergenza produrrà nella sfera economica. L'Italia e la Spagna sono le più esposte al momento, ma lo saranno tutti. I numeri, purtroppo, stanno aumentando in tutti i paesi ed è un'emergenza sanitaria ed economica che colpisce l'intera Ue. Ma anche quei Paesi ragionano con uno sguardo vecchio, superato. Un'ottica inadeguata per questa crisi. Questo - argomenta Conte - è uno shock simmetrico che colpisce tutti ed è eccezionale, come ha giustamente sottolineato il presidente Pedro Sanchez. Ecco perché è necessario rispondere con una reazione forte e unitaria, che utilizza strumenti straordinari".
 
Per uscire dalla crisi economica del coronavirus serve "uno strumento di debito europeo comune" ma "l'Italia non chiede di condividere il debito pubblico accumulato. Tale debito rimarrà in capo a ciascun Paese". "Finora - sottolinea Conte - l'Italia si è comportata molto bene, anche in prima linea nel suo debito pubblico. Il deficit del 2019 doveva chiudersi al 2,2% e siamo riusciti a farlo all'1,6%. Siamo intervenuti in molti settori per rendere la macchina statale più efficiente e migliorare la nostra capacità di investimento. Nessuno - ribadisce il premier - chiede all'Europa di farsi carico dei debiti sovrani, solo per essere in grado di consegnare un colpo unitario per uscire da questo tsunami economico e sociale. E chiunque sente l'Europa nel cuore deve sostenere questa causa". Perché, si chiede Conte, "se l'Ue non è all'altezza della sua vocazione e del suo ruolo in questa situazione storica, i cittadini avranno più fiducia in essa o la perderanno definitivamente?".
 
 
Il lockdown dell'Italia non può durare a lungo, "è una misura molto dura economicamente", dice il presidente del Consiglio. Il premier spiega che "per le scuole e le università si puo' provare a introdurre modifiche. Anche per gli esami e le valutazioni di fine anno in modo da non far perdere agli studenti l'anno scolastico o l'esame universitario". Ma, sottolinea, "è prematuro" dire quando terminerà il blocco: "Quando il comitato scientifico afferma che la curva inizia a scendere, possiamo studiare le misure di rallentamento. Ma dovrà essere molto graduale", afferma Conte.
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