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Coronavirus

L'analisi

Perché i Paesi del Golfo Persico hanno i più bassi indici di mortalità da Covid19

L'Arabia Saudita, su 54.752 infetti da Covid19 conta finora solo 312 morti, pari allo 0,56%, a fronte di una mortalità media mondiale del 6,7%.
Come Riyhad, anche le altre capitali arabe del Golfo Persico mostrano numeri sorprendenti. Come è possibile? 

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di Leonardo Sgura Le autorità sanitarie saudite non nascondono la soddisfazione. “Abbiamo uno dei più bassi tassi di mortalità per coronavirus nel mondo, e la più bassa percentuale di casi critici tra i pazienti contagiati”, commenta il Ministro della Salute Dr. Tawfiq Bin Fawzan Al-Rabiah. I numeri gli danno ragione: l’Arabia Saudita, su 54.752 infetti da Covid19 conta finora solo 312 morti, pari allo 0,56%, a fronte di una mortalità media mondiale del 6,7%.
Come Riyhad, anche le altre capitali arabe del Golfo Persico mostrano numeri sorprendenti: in Quatar si contano 15 decessi su 32,604 casi (0,04%), in Oman 25 su 5379 (0,46%), in Kuwait 112 su 14.850 (0,75%). Il tasso di mortalità più elevato, circa l’1%, è quello degli Emirati, con 220 morti su 23.358 tamponi positivi.
Come è possibile?
Al Rabiah attribuisce il risultato alle “cure esemplari fornite ai pazienti” e ai piani di contenimento e gestione del virus che i sauditi hanno fatto scattare quando dall’Italia sono iniziate ad arrivare le notizie più allarmanti. Distanziamento sociale, chiusura di scuole, università, negozi, cinema, moschee, manifestazioni sportive. Stop anche ai pellegrinaggi alle città sante della Mecca e Medina; stop alle preghiere collettive nelle moschee e divieti di assembramenti anche dopo il tramonto, durante il ramadan.
Parallelamente, i sauditi, come tutti i paesi del golfo, hanno dispiegato una imponente macchina di prevenzione, con tamponi a tappeto, isolamento domiciliare, quarantene, servizi di assistenza. “Abbiamo triplicato la velocità dei test e siamo in grado di intercettare i contagiati con largo anticipo”, aggiunge il Ministro della Salute, “questo ci permette di intervenire prima che sia troppo tardi”.
Durissima la applicazione dei divieti: denunce multe salatissime per chi viola il coprifuoco, diffonde notizie allarmistiche, o specula sui prezzi dei dispositivi di sicurezza, come mascherine e gel disinfettanti, e sui generi alimentari o di prima necessità.
Il centro di salute mentale Irada, spiega il dirigente Nawaf Al Harthi, offre sostegno a distanza ai contagiati e a chiunque venga messo in quarantena, attraverso assistenti sociali, psicologi e psichiatri.
Nel regno saudita tutte le informazioni, i contatti e le prenotazioni con la task force anti-Covid si possono gestire con l’app Mawid, su cui ciascuno può inserire dati relativi a spostamenti, viaggi ed eventuali sintomi del contagio. Non è chiaro se l’applicazione svolga anche funzioni di tracciamento dei soggetti a rischio o positivi.
 
Il sistema sanitario integrato degli Emirati Arabi Uniti vanta uno dei più alti tassi di recupero COVID-19 al mondo. La maggior parte dei casi Covid19 sono asintomatici, ha spiegato Amer Al Sharif, capo del Centro di comando e controllo sulla pandemia. Negli Emirati i piani di contenimento prevedono test a tappeto, misure di prevenzione in tutti gli spazi pubblici e nei luoghi di lavoro, mascherine e guanti distribuiti gratuitamente ovunque.
Dubai è disseminata di poliziotti dotati di thermal scan per rilevare la temperatura corporea. Tutte le attività pubbliche sono state sospese applicando i protocolli internazionali. E sul distanziamento sociale è stato deciso un ulteriore giro di vite per evitare che i festeggiamenti dell’Eid al Fitr, la grande festa che conclude il digiuno e che quest’anno cade tra sabato e domenica prossimi, diventino un moltiplicatore del contagio.
Uscire senza mascherina, a Dubai, può costare una multa di 750 euro. Il coprifuoco inizia alle 22 e finisce alle 6 del mattino: per chi non rispetta la quarantena domestica la sanzione è pari ai nostri 12.500 euro. La società QuantLase Imaging Lab, struttura di ricerca medica, dice di essere pronta a effettuare screening di massa con test che danno risultati in pochi secondi, rendendo più efficaci i protocolli di prevenzione e tracciamento.
 
I festeggiamenti di Eid al Fitr preoccupano anche il Quatar, altro paese dove la pandemia ha conseguenze più psicologiche e sociali che strettamente sanitarie, visto l’indice di mortalità fermo allo 0,04 per cento.
La Hamad Medical Corporation ha comunque lanciato un appello agli anziani di restare al sicuro ed evitare contatti sociali. In collaborazione con la Primary Healt Care Corporation, ha avviato una massiccia campagna di sensibilizzazione. Il dott. Hanadi Al Hamad, responsabile nazionale per la salute degli anziani, direttore medico dell'ospedale di Rumailah, spiega che gli ultrasessantenni sono vulnerabili qui come in ogni altra parte del mondo. La soluzione? Restare in casa, rivolgendosi a un servizio di telemedicina messo in piedi per limitare al massimo gli spostamenti: lo specialista visita il paziente con una videochiamata. Se ha bisogno di terapie farmacologiche, squadre di infermieri lo raggiungono a domicilio.
 
Interventi di prevenzione e assistenza massicci, come si vede, possibili soprattutto grazie alle enormi risorse economiche di cui i paesi del golfo dispongono. Ma che non hanno impedito la diffusione del virus, il cui tasso di contagio, rispetto alla popolazione, non è stato diverso da quello registrato nei paesi occidentali: se in Italia il Covid19 ha raggiunto lo 0,29% degli abitanti, in Arabia Saudita ha colpito lo 0,15%, negli Emirati lo 0,2%, in Quatar addirittura l’1,16% dei residenti, cioè una incidenza quasi quattro volte quella italiana.
 
Quindi come si spiega, giusto per stare all’esempio più eclatante, il tasso di mortalità quatarino allo 0,04% dei contagiati?
E’ da escludere che i paesi del golfo persico abbiano scoperto una terapia che guarisce dal Covid19, l’avrebbero condivisa. Così come, secondo i virologi, va escluso un ruolo del clima caldo e secco che caratterizza l’area. Se fosse così, non si spiegherebbe, ad esempio, la situazione dell’Egitto, dove è vero che i contagi ufficiali sono solo 14mila rispetto a una popolazione di 100 milioni di persone, ma il tasso di mortalità è del 5,2%, in linea con la media globale.
 
L’unica risposta possibile, dunque, è l’età media della popolazione. In Arabia Saudita è di circa 31 anni, 38 negli Emirati, 34 in Quatar. E, ancora, 26 anni in Oman, 30 anni in Kuwait, 32 in Bahrein. Sono tutti paesi molto giovani, in cui la fascia di popolazione più esposta ai rischi del coronavirus, cioè gli over 65, rappresenta appena l’1% degli abitanti, come in Quatar e negli Emirati, fino a punte massime del 3,3%, come in Arabia Saudita.
L’Italia, secondo paese più “vecchio” al mondo dopo il Giappone, ha invece un’età media di 46,5 anni e gli over 65 sono il 23% della popolazione. Gli spagnoli sopra i 65 anni sono il 19,4%; i tedeschi il 21,5%; i francesi il 19,7 e i britannici il 18,5%.
 
In definitiva, e purtroppo, dai paesi del Golfo Persico non arrivano indicazioni strategiche per il contrasto al Virus, ma la conferma che la terza età è la più fragile e la più esposta alle sue peggiori complicazioni cliniche e che, in attesa di una terapia e di un vaccino, la velocità di espansione del Covid19 può essere controllata solo con misure severe di prevenzione , distanziamento sociale e isolamento del contagio.
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