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Coronavirus

L'analisi della Banca Centrale Europea

Bce: "La pandemia rimane fondamentale fonte incertezza per economia mondiale"

La crisi economica generata dalla pandemia del coronavirus incide fortemente sulla ripresa, ma il bollettino mensile della Bce, nonostante le prospettive mondiali restino orientate al ribasso, riesce a intravedere anche segnali di ripresa

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L'ultimo bollettino mensile della Bce  traccia un quadro, tra luci e ombre, dell'economia mondiale in questa fase di transizione fortemente condizionata dal Covid-19: "La pandemia di coronavirus rimane la principale fonte di incertezza per l'economia mondiale. E i rischi per le prospettive mondiali rimangono orientati al ribasso alla luce della persistente incertezza sull'evoluzione della pandemia, che potrebbe segnare l'economia mondiale in maniera duratura. Altri rischi al ribasso riguardano l'esito dei negoziati sulla Brexit, il rischio di un aumento del protezionismo commerciale e gli effetti negativi di più lungo termine sulle catene di approvvigionamento mondiali" si legge nel bollettino.

Rischi per ripresa
"Guardando al futuro, un'ulteriore e durevole ripresa continua a dipendere in larga misura dall'evoluzione della pandemia e dal buon esito delle politiche di contenimento. L'incertezza riguardo l'evoluzione della pandemia attenuerà verosimilmente il vigore della ripresa nel mercato del lavoro, nonché nei consumi e negli investimenti; d'altro canto, l'economia dell'area dell'euro dovrebbe ricevere sostegno dalle favorevoli condizioni di finanziamento, dall'orientamento espansivo delle politiche di bilancio e dal rafforzamento dell'attività e della domanda a livello mondiale". Più in generale, secondo la Bce, "le informazioni più recenti indicano un forte, anche se non completo, recupero dell'economia, sostanzialmente in linea con quanto ci si attendeva, benché il livello dell'attività rimanga ben al di sotto dei livelli antecedenti la pandemia di coronavirus".

Previsioni Pil al rialzo
"Le proiezioni - precisa la Bce - indicano una crescita annua del Pil in termini reali pari al -8,0 per cento nel 2020, al 5,0 per cento nel 2021 e al 3,2 per cento nel 2022. Rispetto all'esercizio condotto a giugno dagli esperti dell'Eurosistema le prospettive per l'espansione del Pil in termini reali sono state riviste al rialzo per il 2020, mentre rimangono pressoché invariate per il 2021 e il 2022. Le proiezioni includono due scenari alternativi, uno moderato e uno grave, che corrispondono a ipotesi diverse sull'evoluzione della pandemia".

Adeguare gli strumenti
"Nell'attuale contesto di elevata incertezza, il Consiglio direttivo valuterà con attenzione le nuove informazioni, compreso l'andamento del tasso di cambio in relazione alle sue implicazioni per le prospettive di inflazione a medio termine". "Le misure di politica monetaria che il Consiglio direttivo ha adottato dall'inizio di marzo - si legge ancora nel rapporto - forniscono un contributo essenziale per sostenere la ripresa dell'economia dell'area dell'euro e salvaguardare la stabilità dei prezzi nel medio termine. In particolare, esse sostengono le condizioni di liquidità e di finanziamento".

Stimoli monetari
"Permane la necessità di un ampio grado di stimolo monetario per sostenere la ripresa economica e salvaguardare la stabilità dei prezzi nel medio termine. Pertanto, nella riunione del 10 settembre 2020 il Consiglio direttivo ha deciso di riconfermare l'orientamento accomodante della sua politica monetaria".

Inflazione tornerà positiva
"L'inflazione complessiva dovrebbe rimanere negativa nei prossimi mesi, per poi tornare positiva agli inizi del 2021. Inoltre, le pressioni sui prezzi si manterranno contenute nel breve periodo per effetto della debolezza della domanda, delle minori pressioni salariali e dell'apprezzamento del tasso di cambio dell'euro, nonostante le lievi spinte al rialzo sui prezzi riconducibili ai vincoli dal lato dell'offerta. Nel medio termine, una ripresa della domanda, sostenuta da politiche monetarie e di bilancio accomodanti, eserciterà pressioni al rialzo sull'inflazione. Gli indicatori delle aspettative di inflazione a più lungo termine ricavati dai mercati si sono riportati sui livelli antecedenti la pandemia, pur rimanendo ancora molto contenuti, mentre le misure desunte dalle indagini si mantengono su livelli bassi".

Misure temporanee
"Le misure di bilancio di ampia portata adottate nel corso del 2020 hanno condotto a un corrispondente peggioramento del saldo primario corretto per gli effetti del ciclo, il quale si aggiunge a una componente ciclica negativa che rispecchia il deterioramento della situazione macroeconomica. Ci si attende che il successivo miglioramento sia trainato dalla graduale revoca delle misure di emergenza e da un miglioramento della situazione congiunturale".

Tre reti di sicurezza
"Sia il pacchetto sulle tre reti di sicurezza da 540 miliardi di euro approvato dal Consiglio europeo - si legge ancora nel rapporto - sia il pacchetto Next Generation EU della Commissione europea, che con la sua dotazione di 750 miliardi di euro potrà sostenere in modo significativo le regioni e i settori maggiormente colpiti dalla pandemia, sono accolti con grande favore". "La pandemia di coronavirus - prosegue il rapporto della Bce - continua ad avere un impatto straordinariamente ampio sulle finanze pubbliche dell'area dell'euro. Il costo di bilancio delle misure di contenimento e' stato molto elevato per tutti i paesi dell'area dell'euro, anche se l'onere e la capacita' di risposta variano da un paese all'altro. Secondo le proiezioni, il disavanzo di bilancio delle amministrazioni pubbliche dell'area dell'euro dovrebbe aumentare in modo significativo per effetto del rallentamento economico e del considerevole sostegno di bilancio, raggiungendo l'8,8 per cento del Pil nel 2020, rispetto allo 0,6 per cento del 2019. Il rapporto disavanzo/Pil dovrebbe scendere al 4,9 per cento del Pil nel 2021 e al 3,6 per cento nel 2022".

In Italia ancora difficoltà
"L'uso delle garanzie pubbliche sui prestiti è variato da paese a paese, con un utilizzo più corposo in Spagna e in Francia, mentre importi inferiori sono stati utilizzati in Italia e in Germania". E' quanto emerge dall'ultimo bollettino mensile della Bce. "A partire dall'attuazione dei programmi in aprile - si legge nel rapporto - le imprese hanno ottenuto circa 120 miliardi di euro di prestiti garantiti in Francia e circa 100 miliardi in Spagna. Rispetto all'indebitamento lordo delle società non finanziarie, il tasso di utilizzo è stato più elevato in Spagna (circa l'11% dell'indebitamento lordo), e quindi in Francia (con il 5% circa dell'indebitamento lordo). Per contro, l'utilizzo è stato più moderato in Italia (attorno a 55 miliardi di euro, pari a circa il 4% dell'indebitamento lordo) e in Germania (circa 45 miliardi di euro, corrispondenti all'incirca al 2% dell'indebitamento lordo)". "In Italia - spiega ancora la Bce - lo scarso ricorso finora riscontrato riflette principalmente le difficoltà operative inizialmente presenti dal lato dell'offerta. Tale situazione si è gradualmente risolta e a luglio e agosto l'erogazione mensile di queste tipologie di prestiti è stata più elevata in Italia che negli altri paesi".

Triplice shock
"La crisi legata al Covid ha rappresentato un triplice shock per l'economia mondiale". "A differenza delle crisi passate, questa crisi ha colpito in modo particolarmente grave i consumi privati nel primo semestre del 2020", si legge. "In prospettiva, se è probabile che gli effetti negativi delle misure di contenimento verranno meno e che la produzione mondiale registrerà un graduale recupero, la perdurante incertezza circa le prospettive economico-sanitarie continuerà a gravare sui consumi, frenando così una ripresa più vigorosa dell'attività economica".

Euro vince su dollaro
"Sui mercati dei cambi l'euro si è apprezzato in misura relativamente sostenuta su base ponderata per l'interscambio e rispetto al dollaro statunitense". "In particolare, l'euro si è fortemente apprezzato sul dollaro statunitense (del 4,6 per cento), riflettendo un generalizzato indebolimento del dollaro a fronte di un miglioramento della propensione al rischio nel contesto della ripresa mondiale in atto. L'euro si è rafforzato anche nei confronti dello yen giapponese (del 2,1 per cento), della sterlina britannica (dell'1,7 per cento) e del renminbi cinese (dello 0,6 per cento) e si è fortemente apprezzato nei confronti delle valute della maggior parte delle principali economie emergenti, in particolare il rublo russo, la lira turca e il real brasiliano".
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