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Coronavirus

L'intervista

Marco Lodoli: la classe è una piccola comunità necessaria e incancellabile

"La classe è un piccolo teatro in cui ogni giorno si crea un copione, c’è un contatto emotivo e sentimentale. Ora quando accendo il computer per fare lezioni online con i miei allievi, dall'altra parte sento solo voci spezzate, non riesco a guardarli negli occhi, semplicemente non li vedo"

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di Antonella Alba Oramai si parla molto di riapertura delle scuole a Settembre a causa della pandemia da coronavirus. La stessa Ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina oggi al Corriere della Sera ha detto ‘troppi rischi,  si "allontana sempre di più la possibilità di riaprire a maggio".

Anche gli esperti scientifici negli ultimi giorni hanno sconsigliato una riapertura delle aule. Franco Locatelli, presidente del Consiglio superiore di Sanità, e Giovanni Rezza, dell'Istituto superiore di Sanità, hanno chiesto di "posporre" la riapertura delle scuole a settembre per evitare il crescere dei contagi.
Eppure in Germania le scuole riapriranno il 4 maggio.

Abbiamo chiesto a Marco Lodoli insegnante e scrittore che ne pensa della riapertura.
Non conosco la situazione tedesca ma conosciamo quella italiana, tornare a scuola a maggio magari intorno alla seconda metà del mese, per pochi giorni, mi sembra un rischio inutile. Nelle classi si contano molti ragazzi, anche 30, e gli spazi sono ridotti. Ecco a me sembra che per 15 giorni è un rischio che non vale la pena di correre.
 
Quest’emergenza ci ha posti davanti a cambiamenti epocali, come la didattica online, quali sono i pro e i contro?
I 'contro' sono evidenti perché si perde il contatto umano, il maestro ha bisogno di stare tra i ragazzi. La classe è un piccolo teatro in cui ogni giorno si crea un copione, c’è un contatto emotivo e sentimentale. Ora quando accendo il computer per fare lezioni online con i miei allievi, dall'altra parte sento solo voci spezzate, non riesco a guardarli negli occhi, semplicemente non li vedo. Si perde così una carica emotiva importante dell’insegnamento che non è solo didattica ma anche comprensione a livello più profondo delle vite dei ragazzi. D’altra parte di positivo in questa didattica online trovo il fatto che la classe docente si è potuta aggiornare, io per primo, ho potuto conoscere spazi nuovi, mettermi al passo con le attitudini digitali dei giovani, cose che per loro sono facili da abitare, mentre per i docenti non lo era. In parte, quindi, la lezione online funziona, le lezioni si fanno e la didattica va avanti..

Eppure c'è chi non riesce ad accedere agli strumenti necessari
Ovvio che la didattica online diventa complicata se non si hanno i mezzi a disposizione. Nella mia famiglia per esempio – ho tre figli adolescenti - abbiamo solo due computer e spesso le esigenze si sovrappongono e non è facile, anche per quanto riguarda il sovraccarico sul wifi, a volte salta tutto e rientrare in queste stanze virtuali non è così facile come entrare in classe e guardarsi negli occhi.

Il ministro dell'istruzione ha detto che ‘’porteremo con noi nel tempo’’ la didattica online..
E’ inevitabile che rimanga, è una nuova componente che arricchisce il modo di fare lezione, ma io credo che in fondo la presenza della piccola comunità della classe sia necessaria e incancellabile.
 
Il bullismo però sembra essere scomparso..
Sì è vero, ma non è una soluzione, insieme al bullismo scompaiono anche tutti gli altri rapporti umani come gli innamoramenti, le amicizie. Il bullismo, di per sé negativo, scompare ma si porta dietro tutte le altre relazioni importanti, soprattutto nell’adolescenza.

La generazione 2.0 è più avvezza alla socialità online, a differenza dei genitori, che invece giocavano per strada.. 
Questo è vero, nelle piccole passeggiate che si fanno intorno agli isolati capita di incontrare solo persone adulte. E' sorprendente percepire quanto i ragazzi abbiano accettato la clausura dovuta alle restrizioni. Loro sono più adatti al mondo della comunicazione extra-corporale, hanno più risorse, per loro è più naturale. Io da genitore di tre figli adolescenti, però, mi auguro che la situazione si sblocchi in tempi brevi: tra gli adolescenti c’è energia vitale che ristagna, a lungo andare cresce l’ansia. I giovanissimi, invece, hanno bisogno di uscire, confrontarsi. In questi giorni reagisco all'isolamento scrivendo sonetti in romanesco (che si trovano online ndr) quello che posso dirle è che ''ce vorebbe ‘n lenzolo pe calasse fori da sta prigione che ce strigne'', perchè "c’è tanto da morì prima che mori".
 
Da pochi giorni sono riaperte le librerie, ma i ragazzi non leggono perché secondo lei?
È vero è un dato di fatto, con le dovute eccezioni: ci sono ragazzi che amano il genere fantasy o il noir , ma io sarei più prudente, aspetterei almeno il 4 maggio, mi sembra frettolosa la scelta di riaprire le librerie adesso. Dal 20 aprile riapriranno anche a Roma dove vivo, ma non sono favorevole, dovremmo evitare i contagi, in fondo tutti noi abbiamo libri a casa che non abbiamo ancora letto, possiamo aspettare.

Come si insegna l'amore per la lettura?
Vede secondo me se i ragazzi leggono poco, anche gli adulti leggono poco. Poi ci sono piattaforme che sfornano infinite serie televisive, cose che per noi adulti non esistevano. Fino ai 14 anni c’è una forte richiesta di libri ma poi si inaridiscono prediligendo le narrazioni visive che sono in sintonia con i tempi, i ragazzi vanno poco anche al cinema.
 
 
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