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Coronavirus

Lo rivela "L'Eco di Bergamo"

Covid-19. In ospedale Alzano già a novembre registrate polmoniti 'strane'

Da 18, si è passati alle 40 di dicembre e altre 52 a gennaio, per un totale di 110. Sulla vicenda indaga la procura di Bergamo "sia per far luce sulle procedure messe in atto" nel nosocomio nei giorni roventi dell'emergenza, "sia per ricostruire se e come sono sfuggiti questi casi".  I magistrati hanno acquisito le circolari emanate dal ministero con i criteri scelti per procedere con il tampone e quindi individuare i casi di coronavirus. Ats Bergamo: non c'è presenza precoce in dicembre. Nemmeno in gennaio e febbraio, stagionalità pure ad Alzano

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A Bergamo il Covid sarebbe arrivato tra novembre e gennaio quando in ospedale ad Alzano sono state registrate 110 polmoniti "sospette" all'ospedale di Alzano Lombardo finito nell'inchiesta della Procura di Bergamo sulla gestione del pronto soccorso durante l'emergenza Coronavirus. A rivelare il dato è 'L'Eco di Bergamo' che ha analizzato i dati di Ats e Asst Est su richiesta del consigliere regionale di Azione, Niccolo' Carretta. Le polmoniti sospette sono state 18 a novembre, per poi passare alle 40 di dicembre e altre 52 a gennaio.

Dal confronto tra i ricoveri del 2019 e quelli del 2018 sono "196 le polmoniti non riconosciute nel 2018, 256 tra gennaio e dicembre 2019". Come dire che questo inverso sono state il 30% in più. Sui dati indaga ora la procura "sia per far luce sulle procedure messe in atto all'ospedale di Alzano Lombardo nei giorni roventi dell'emergenza, sia per ricostruire se e come sono sfuggiti questi casi sospetti".

Al centro delle indagini le linee guida del 22 gennaio in cui si raccomandava di considerare  un caso sospetto anche "una persona che manifesta un decorso clinico insolito o inaspettato, soprattutto un deterioramento improvviso nonostante un trattamento adeguato senza tener conto del luogo di residenza o storia di viaggio, anche se è stata identificata un'altra eziologia che spiega pienamente la situazione clinica".

Peccato che nella circolare del 27 gennaio i casi sospetti dovevano anche avere "una storia di viaggi nella città di Wuhan (e nella provincia di Hubei), Cina, nei 14 giorni precedenti l'insorgenza della sintomatologia" oppure aver "visitato o ha lavorato in un mercato di animali vivi a Wuhan e/o nella provincia di Hubei, Cina". Particolare che ha spinto a non eseguire i tamponi agli ammalati di polmonite.

Ats Bergamo: non c'è presenza precoce in dicembre 
"Gli esiti del lavoro sui ricoveri consentono di affermare con discreta ragionevolezza come non siano riscontrabili evidenze statistiche" che facciano sospettare "una presenza precoce di ricoveri per polmoniti" da Covid in Provincia di Bergamo nel "dicembre 2019 e nel bimestre gennaio e febbraio 2020" confrontati con il 2017 e 2018 e "si evidenzia inoltre un chiaro effetto di stagionalità in tutti e tre gli anni" precedenti il  2020.  Lo scrive in una nota ATS Bergamo, secondo cui "la struttura di Alzano Lombardo mostra un trend coerente" con tale "valutazione".

Fontana: già da diversi mesi su territorio
"Studi sierologici e lettura a posteriori delle cartelle cliniche confermano la presenza del virus sul territorio già da diversi mesi. I medici hanno fatto il loro dovere. I protocolli erano sbagliati". Così su Fb il presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana. "Se la dottoressa Malara (il medico che ha scoperto il paziente 1 a Codogno, ndr) non avesse violato i protocolli ministeriali -dice - non avremmo scoperto il virus. Il suo coraggio ci ha concesso di capire che dovevamo attivarci per affrontare un'emergenza da molti ampiamente sottostimata".

 
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