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ITALIA

Tragedia del Mottarone

Eitan, legali nonno: "Mai ricevuto atto divieto espatrio". Zio: "Andremo in Israele"

A sostegno della loro tesi, portano il documento del 10 agosto firmato dal giudice tutelare di Pavia che rigetta la nomina a tutore di Shmuel Peleg e invita il tutore, la zia Aya, "a domandare" al nonno del bambino "la consegna del passaporto" del piccolo "entro e non oltre il 30 agosto 2021". La Farnesina: "Italia conta su collaborazione di Israele" 

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I legali di Shmuel Peleg sostengono che non gli siano mai stati notificati il divieto di espatrio e tutti i provvedimenti relativi alla vicenda Eitan dal 10 agosto in poi. A sostegno della loro tesi, portano il documento del 10 agosto firmato dal giudice tutelare di Pavia, Michela Finucci, che rigetta la nomina a tutore di Shmuel Peleg e invita il tutore, la zia Aya, "a domandare" al nonno del bambino "la consegna del passaporto" del piccolo "entro e non oltre il 30 agosto 2021". 

"Ritenuto quindi meno l'interesse di Shmuel Peleg e di Esther Cohen, la nonna materna, a rimanere inseriti nel presente procedimento - si legge - e ad avere accesso agli atti esperiti successivamente al deposito telematico di detto procedimento, il giudice manda alla cancelleria perché compia quanto necessario al fine di non mantenere più inserite nel procedimento le parti indicate".

Legale Biran in Israele: "Chiederemo restituzione Eitan"
La posizione di Aya Biran nell'udienza del 29 settembre presso il Tribunale di Tel Aviv sarà "molto chiara: l'immediata restituzione di Eitan". Lo ha detto Shmuel Moran, legale in Israele dell'affidataria delle tutela del piccolo sopravvissuto alla tragedia del Mottarone confermando che Aya sarà in Israele nei prossimi giorni. "Questo - ha aggiunto - è un sequestro, un rapimento dall'Italia, contro la legge italiana, contro la legge civile, contro le decisioni del tribunale italiano, contro la legge criminale". "Il bambino deve essere restituito all'Italia il prima possibile".

Zio paterno: "Andremo in Israele"
"Andremo in Israele non vi do la data": così ha detto Or Nirko, lo zio paterno di Eitan ai giornalisti. "Eitan ti manchiamo e ti vogliamo bene. Le nostre bimbe - ha aggiunto - tutti i giorni si svegliano e lui non c'è. Con lui abbiamo avuto solo un piccolo colloquio". Ed ha proseguito:  "Ci sono stati tanti complici, tante persone che hanno aiutato i nonni materni di Eitan a portare il piccolo in Israele. Il ruolo della nonna sì è importante" ha detto ai giornalisti, parlando anche di "tanti complici e persone che gli hanno dato una mano. Non potevano farlo da soli. E' un buon inizio che il nonno sia ai domiciliari. Siamo disposti a parlarci". Poi ha concluso: "La strada per riportarlo a casa è ancora lunga. Siamo stato contattati dalla diplomazia dei due Paesi. Mi affido alle autorità israeliane e italiane per risolvere la situazione nel più breve tempo possibile. E' in gioco il suo benessere psicologico".

La Farnesina: "Italia conta su collaborazione di Israele" 
L'Italia "conta sulla collaborazione di Israele per una soluzione concordata della vicenda,nell'interesse superiore del minore". Lo scrive la Farnesina,secondo quanto apprende l'ANSA,  in una nota verbale inviata nei giorni scorsi all'ambasciata israeliana a Roma.

Garante Infanzia: "Tutela è assicurata da convenzione Aja"
I tempi del rientro in Italia di Eitan, sottratto dal nonno e portato in Israele, difficilmente saranno brevi. "La tutela è assicurata dalla Convenzione dell’Aja - spiega in un'intervista alla Stampa Carla Garlatti, Autorità Garante per l’Infanzia - che prevede che il minore sottratto andrebbe innanzitutto riportato nel Paese in cui viveva. Può esserci un rifiuto se c’è rischio che il minore al ritorno sia esposto a pericolo fisico o psichico. Ma la Convenzione prevede anche che il minore venga sentito e che si debba tenere conto della sua opinione se è abbastanza grande".

"Israele - sottolinea Garlatti - ha ratificato la Convenzione e dovrebbe quindi attenersi al suo contenuto come tutti gli stati aderenti. Però, mentre l’Italia la applica in maniera puntuale e rigorosa, ci sono Stati che tendono a privilegiare i propri cittadini in netta violazione della Convenzione".

"La convenzione - aggiunge la Garante - prevede comunque un ritorno immediato entro sei settimane ma nella casistica che mi si è presentata nel Tribunale dei Minorenni dove ho lavorato è evidente che chi non vuole restituire cerchi di dimostrare che c’è un pregiudizio". Quindi si potrebbe aprire un'indagine e "quando si fanno indagini i tempi possono allungarsi in una misura tale da trovarsi in situazioni in cui si prova a dire che alla fine il minore si è radicato nella nuova vita, sta bene, ha i suoi amici, va a scuola e quindi sarebbe traumatico riportarlo indietro".
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