Original qstring:  | /dl/rainews/articoli/facebook-respinge-richiesta-del-procuratore-generale-usa-di-mettere-backdoor-per-aggirare-la-crittografia-su-whatsapp-6b8a81a7-faea-473c-a355-5583e171dcb0.html | rainews/live/ | true
TECH

Respinta richiesta Procuratore generale Usa

Facebook: nessuna rinuncia alla crittografia su WhatsApp e Messenger

Resta in piedi la cifratura dei messaggi scambiati tra gli utenti sulle piattaforme di Mark Zuckerberg, che devono restare inaccessibili anche alla stessa Facebook

Condividi
Facebook, in una lettera, respinge l'appello del Procuratore generale statunitense William Barr e mantiene la sua decisione di rendere inaccessibili a terzi i messaggi scambiati sulle piattaforme di proprietà dell'azienda di Menlo Park, già presente su WhatsApp, che sarà estesa a Messenger e anche a Instagram.

Nell'ottobre scorso, Barr aveva chiesto di consentire l'accesso ai messaggi  tra gli utenti da parte del governo, per motivi di sicurezza pubblica. Nella lettera di risposta al Procuratore generale,  Will Cathcart e Stan Chudnovsky, a capo dei servizi chat WhatsApp e Messenger, hanno spiegato che indebolire la crittografia nei loro prodotti creerebbe una vulnerabilità, respingendo l'idea di introdurre  una "backdoor" (una porta d'accesso secondaria) per accedere ai messaggi cifrati.

La 'backdoor', hanno evidenziato, "sarebbe un regalo per criminali, hacker e regimi repressivi", che troverebbero facilmente il modo per aggirare la crittografia.  La crittografia end-to-end su WhatsApp già esisteva prima dell'acquisto della piattaforma da parte di Marrk Zuckerberg e Facebook ha in programma di estenderla anche a Messenger e ai messaggi scambiati tra gli utenti su Instagram.


In un evento organizzato dal Wall Street Journal, Barr però è tornato sul tema sostenendo che le applicazioni cifrate (non solo WhatsApp ma anche Signal) hanno aiutato "organizzazioni terroristiche, cartelli della droga, molestatori di bambini e bande dedite alla pedopornografia".

Facebook e Apple proprio in questi giorni sono state chiamate a testimoniare sulla crittografia davanti a una commissione del Senato Usa e il responsabile della privacy di Cupertino, Erik Neuenschwander, ha ribadito l'importanza della crittografia sugli iPhone per proteggere dati sensibili come quelli bancari e sanitari, e ha spiegato che non c'è modo di creare una 'backdoor' per consentire l'accesso alle forze dell'ordine senza lasciare la stessa porta aperta agli hacker.  

Il precedente di Apple
Già nel febbraio 2016, il colosso di Cupertino aveva risposto  ‘no’ alla richiesta di un giudice federale di accedere ai dati dell'iPhone 5 del l’attentatore della “strage di San Bernardino” che, nel dicembre 2015 uccise quattordici persone  in un centro disabili.

Anche allora il Ceo  di Apple Tim Cook decise di non cedere al governo Usa e di non forzare il codice criptato dello smartphone dell’attentatore, perché creerebbe un "precedente pericoloso". In quella occasione, scrisse Cook, "opporci a questo ordine non è qualcosa che prendiamo alla leggera. Riteniamo che dobbiamo far sentire la nostra voce di fronte a ciò che vediamo come un eccesso da parte del governo Usa".


Un giudice federale americano aveva ordinato alla Apple di assistere l'Fbi ad accedere ai contenuti dell’iPhone dell'attentatore di San Bernardino. L'azione legale da parte dell'Fbi si è resa necessaria perché i contenuti dell'iPhone 5 erano protetti da un codice a 4 cifre e gli investigatori potevano provare solo dieci combinazioni prima che il contenuto del telefono venisse cancellato. In seguito, l'agenzia federale americana ha dichiarato di essere riuscita a sbloccare ugualmente l'iPhone senza l'aiuto di Apple. 
Condividi