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ITALIA

La pronuncia della Corte d'Appello di Milano

Farmaco contro Parkinson causa ludopatia, Pfizer condannata a risarcire un paziente

L'uomo, un sessantenne residente in centro Italia, 40enne all'epoca dell'insorgere dei disturbi, nel 2015 si è rivolto al Tribunale di Milano sostenendo che le reazioni avverse da molti anni  prima dell'assunzione del prodotto fossero note in letteratura  scientifica e alle aziende e che tuttavia fossero stati aggiunti sul foglietto illustrativo solo a partire dal 2007

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Pfizer Italia dovrà risarcire i danni biologici per invalidità temporanea per sei anni e i danni economici a un paziente che dal 2001 al 2006 ha assunto il medicinale 'Cabases', prodotto dall'azienda farmaceutica statunitense per la cura del Parkinson per gli effetti collaterali incontrollabili che il medicinale gli ha provocato, tra cui ludopatia e ipersessualità, costringendolo anche a dimettersi dal lavoro. Lo ha deciso venerdì scorso la Corte d'Appello di Milano, confermando la decisione del Tribunale di Milano del marzo 2020, che aveva "accertato la responsabilità di Pfizer Italia nella determinazione dell'effetto collaterale della ludopatia per assunzione di Cabases" e condannato  l'azienda farmaceutica a risarcire circa 200mila euro per danni morali e circa 300 mila euro per danni economici, oltre agli interessi.       

Il paziente, un sessantenne residente in centro Italia, 40enne all'epoca dell'insorgere dei disturbi, nel 2015 si è rivolto al Tribunale di Milano sostenendo che le reazioni avverse da molti anni prima dell'assunzione del prodotto fossero note in letteratura  scientifica e alle aziende e che, tuttavia, fossero stati aggiunti sul foglietto illustrativo solo a partire dal 2007. In cinque anni, il paziente aveva acquistato 1.802 carte di credito usa e getta per giocare online e sottratto oltre 100 mila euro all'azienda.       

Il principio cardine affermato dai magistrati d'appello di Milano è che qualunque azienda farmaceutica per discolparsi deve "dimostrare la rigorosa osservanza di tutte le sperimentazioni e i protocolli  previsti dalla legge prima della produzione e della  commercializzazione del farmaco" e, come confermato anche dalla Cassazione "di aver fornito un'adeguata informazioni circa i possibili effetti indesiderati dallo stesso, aggiornandola, se necessario, in  relazione all'evoluzione della ricerca". 

"I primi sintomi si sono manifestati pochi mesi dopo l'assunzione del farmaco - ha raccontato l'uomo ai giudici - Ero diventato ipereccitato sul piano sessuale, poi ho incominciato a giocare, credevo di essere impazzito". 

 "Le conclusioni del tribunale nel marzo scorso, con una sentenza inedita ora confermata in Appello - spiega l'avvocato Renato Ambrosio - arrivano dopo due complesse consulenze tecniche cui ha partecipato attivamente anche l'azienda con un proprio esperto, senza però convincere i qualificati periti del giudice".   

"L'informativa è mancata e per lungo tempo i bugiardini hanno del tutto omesso tali informazioni vitali", aggiunge Chiara Ghibaudo, avvocato dello stesso studio legale. "Non abbiamo mai messo in dubbio l'ottima azione sotto il profilo medico riconosciuta anche dal nostro cliente - sottolinea Stefano Bertone, altro avvocato che si è occupato della causa - ma semplicemente il difetto per mancanza di una qualità fondamentale, ovvero l'indicazione in foglietto illustrativo delle reazioni avverse: gli utilizzatori devono conoscerle in anticipo".
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