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POLITICA

Conte: "Non c'è nessuna volontà di alimentare paure"

Fase 3: il Senato approva la risoluzione della maggioranza su proroga stato di emergenza

Sulla proroga hanno votato a favore in 157, i contrari sono stati 125, 3 gli astenuti. Domani mattina si replica alla Camera. Sempre domani in Senato anche il voto sullo scostamento di bilancio

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Il Senato ha approvato la risoluzione della maggioranza a favore della proroga dello stato d'emergenza, con 157 voti a favore, 125 contrari e 3 astenuti. Due senatori del M5s, Crucioli e Ciampolillo, in dissenso dal gruppo avevano annunciato il loro voto contrario. 

Approvata, con il parere favorevole del governo, anche la mozione delle opposizioni, ovviamente per le sole parti non precluse dall'approvazione della risoluzione di maggioranza.

Alla fine il Governo può tirare un sospiro di sollievo. Diversa sarà la partita domani. Conte chiederà l'autorizzazione alle Camere per un nuovo scostamento di bilancio da 25 miliardi e per ottenerla servirà la maggioranza assoluta, dovendo raggiungere a palazzo Madama quota 161. Il centrodestra si professa unito e deciderà dopo le parole del premier che posizione tenere. Se il sostegno delle opposizioni non dovesse arrivare, in Senato andrà in scena una nuova giornata da pallottoliere.

L'intervento del premier in Aula
"E' doveroso condividere con il Parlamento" la decisione della proroga dello stato di emergenza. Lo dice il premier Giuseppe Conte, al Senato, per parlare della necessità legata al "potere di ordinanza per realizzare intervenenti" che "non potrebbero essere attuati con analoga speditezza". 

"La proroga è una facoltà espressa dalla legge - dice il premier Conte - per contrastare la pandemia che non si è risolta. C'è una imprevedibile evoluzione, la pandemia non ha esaurito i suoi effetti. Se decidessimo diversamente cesserebbero di avere effetto le ordinanze", osserva il presidente del Consiglio ricordando che sono state adottate 38 ordinanze. Conte segnala che dal 2014 ad oggi sono state adottate 154 dichiarazioni di stato d'emergenza "e 84 sono state le delibere. Sarebbe incongruo sospendere l'efficacia delle misure adottate".

"Senza lo stato di emergenza decadrebbero i poteri straordinari ai molti soggetti attuatori" che sono per la maggior parte dei casi i presidenti della Regione. "La proroga dello stato di emergenza è una scelta obbligata", osserva il premier che si dice "rinfrancato" dal fatto che i numeri registrati sono inferiori a mesi fa "anche se il virus continua a circolare. Il comitato tecnico scientifico rileva che la situazione nel mondo resta preoccupante", da qui "la necessità di un atteggiamento necessario di vigilanza". 

"Anche questo dibattito parlamentare dovrebbe attenersi a ragioni e profili meramente tecnici. Una impropria drammatizzazione, questa sì, potrebbe creare un nocumento all'immagine dell'Italia". 

"La scelta di prorogare lo stato di emergenza non può ritenersi lesiva della nostra immagine all'estero, che non sia cioé sicuro per i turisti. Non vi è questo rischio, anzi: è vero il contrario. Garantiamo un paese più sicuro per tutti", dice il premier Conte in aula al Senato. E aggiunge: "Questo dibattito parlamentare dovrebbe attenersi ai profili tecnici giuridici della decisione. Una impropria drammatizzazione del significato dello stato di emergenza" è "suscettibile di creare un potenziale nocumento all'immagine del paese all'estero".

La replica del premier
Al termine degli interventi in Aula, il presidente del Consiglio è intervenuto per replicare "soprattutto a quanto è stato affermato da alcuni componenti dell'opposizione". "Di solito non replico, in questo caso faccio un'eccezione. Ho visto interventi dell'opposizione colorati di venature polemiche e anche ideologiche" ha detto. In particolare Conte ha voluto sottolineare che "non dobbiamo confondere il fatto che non ci sia un percorso ad hoc nella nostra Costituzione con il fatto che non bisogni adottare misure nel segno della tempestività e dell'efficacia. Quando si dice che nella Costituzione non c'è uno stato di emergenza, non significa che questo sia illegittimo. Lo stato di emergenza è previsto. Dal 2014 a oggi è stato dichiarato 154 volte e prorogato 84".  

Ritmi serrati
Le comunicazioni del premier Giuseppe Conte in Parlamento  si concluderanno domani mattina alla Camera alle 9,30. Non si attendono fibrillazioni dal voto in Aula: la linea della proroga ad ottobre della delibera di stato d'emergenza, che scade il 31 luglio, dovrebbe reggere. Senza, sarebbe difficile garantire continuità all'attività, ad esempio, del commissario Domenico Arcuri. I dem chiedono di accompagnare l'atto a un decreto che fissi il perimetro in cui si muoverà il governo. E Iv tiene aperta la discussione sui tempi: perché non fissare il termine a fine settembre, dopo l'apertura delle urne e il weekend elettorale? Conte si prepara a una lunga "maratona": una settimana cruciale nei rapporti con la maggioranza, per approdare a una navigazione agostana più tranquilla.

Settimana cruciale per il governo
Vengono al pettine in Parlamento i nodi dello stato d'emergenza, il voto a maggioranza assoluta dello scostamento di bilancio, l'autorizzazione a procedere in Senato per il processo a Salvini su Open Arms. Il tutto intrecciato con un durissimo braccio di ferro tra i gruppi sul rinnovo delle presidenze di commissione, che potrebbe slittare addirittura a settembre. E' dunque in acque assai agitate che il presidente del Consiglio si prepara ad avviare ufficialmente i lavori sul Piano di Rilancio, ovvero il cronoprogramma per l'utilizzo dei fondi del Recovery fund. Lo fa con un atto di distensione: al tavolo del Ciae, il Comitato interministeriale per gli affari europei, che fungerà da cabina di regia del governo, invita tutti i ministri e anche gli enti locali, con i rappresentanti di Anci, Upi, Regioni e Uncem.

Ventisette partecipanti, con quel "coordinamento con gli enti locali" promesso dal ministro Boccia. Alcuni di persona, altri in videoconferenza, per garantire il necessario distanziamento nella sala verde. Il messaggio sembra essere: regia a Palazzo Chigi, ma tutti coinvolti nel disegnare il piano di spesa dei 209 miliardi del Recovery, di cui 82 miliardi di sussidi. Più incerta resta invece la modalità di coinvolgimento del Parlamento. Matteo Renzi definisce "una follia" l'idea di istituire una commissione bicamerale: lavorino le Camere, anche ad agosto, in raccordo con il governo. Ma parte del Pd insiste per l'istituzione non di una bicamerale, bensì di due commissioni speciali, alla Camera e al Senato. L'ipotesi, dice una fonte Dem di Palazzo Madama, è che alla Camera la presidenza vada a Fi, in chiave di coinvolgimento dell'opposizione, e al Senato al Pd. Ma il M5s starebbe frenando, sia per i dubbi sull'istituzione di organismi ad hoc, sia perché - come già dice via social Barbara Lezzi - sarebbe difficile da digerire una presidenza a Fi: "Si parla di Renato Brunetta ma sancirebbe di Fi in maggioranza", tuona l'ex ministra.   

Il voto sullo scostamento di bilancio
Conte alle Camere tornerà ad assicurare il massimo coinvolgimento, anche in occasione del voto sullo scostamento di bilancio, in programma mercoledì: un passaggio non banale, visti i numeri sempre sul filo (ma il pallottoliere della maggioranza segnerebbe ad oggi 164 sì, tre sopra il quorum di 160). Prima però c'è il passaggio sullo stato d'emergenza. Stefano Ceccanti, capogruppo Pd in commissione Affari costituzionali, detta al governo cinque "paletti", per delimitare i poteri che il premier, con i suoi dpcm, avrebbe per effetto della proroga. I Dem sostengono che la delibera per la proroga in Cdm (il passaggio dovrebbe essere i due tempi, con un'informativa martedì e mercoledì o giovedì l'approvazione) debba comunque essere accompagnata da un decreto, che definisca il perimetro dell'intervento. C'è invece chi sostiene che il dl non sia necessario e alcune norme ad hoc possano confluire in altri provvedimenti.

L'opposizione resta comunque radicalmente contraria alla proroga perché, sostengono con sfumature assai diverse Fi, Fdi e Lega, utile solo ad ampliare i poteri del premier. Sullo scostamento di bilancio Fi potrebbe invece votare con la maggioranza, mercoledì. Ma il tentativo è evitarlo, per mantenere l'autosufficienza. Almeno finché - forse a settembre -non giungerà in Aula il nodo del Mes, che potrebbe mettere a dura prova la resistenza della maggioranza.
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