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Coronavirus

Seconda ondata

Fondazione Gimbe: lentezza politica mette il turbo al virus

Due terzi delle risorse messe in campo non sono state utilizzate, qualcosa forse non ha funzionato. Dalla politica risposte tardive e troppo blande, afferma il presidente della Fondazione Gimbe

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Il governo si prepara ad approvare, già nelle prossime ore, un nuovo Dpcm contenente misure restrittive contro la diffusione dell'infezione da Covid-19, a pochi giorni dagli ultimi provvedimenti introdotti per frenare la curva.  

"Si sapeva di una possibile seconda ondata, ma cosa è stato fatto? Due terzi delle risorse messe in campo non sono state utilizzate. Qualcosa forse non ha funzionato". Per il presidente della Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta, "i dati quotidiani sui contagi non sono significativi, quello che preoccupa è la velocità con cui il virus si muove e la crescita della curva. Siamo in ritardo e il virus è in vantaggio".

Politica lenta, virus velocissimo
Secondo Cartabellotta, "le misure sono troppo blande rispetto alla velocità di ascesa della curva del contagio, oltre che tardive perché i numeri odierni riflettono comportamenti di 2-3 settimane fa. Per altro, gli effetti di tali misure saranno difficilmente misurabili perché neutralizzati sia dall'incremento esponenziale dei contagi, sia dall'ulteriore sovraccarico dei servizi sanitari dovuto alla stagione influenzale. Più in generale le misure restrittive - nazionali regionali o locali - non possono inseguire i numeri del giorno, ma devono essere commisurate alla proiezione della curva dei contagi a 3-4 settimane. Altrimenti, i tempi della politica e della burocrazia, mettono il turbo ad un virus già velocissimo". 

La densità dei contagi
E' fondamentale, poi, secondo il presidente della fondazione, interpretare la "densità" del contagio utilizzando il numero dei casi attualmente positivi, parametrati alla popolazione residente e non guardando ai numeri assoluti, "perché altrimenti sono sempre le regioni più popolate ad influenzare politica e opinione pubblica sull'andamento dell'epidemia, sottovalutando, o addirittura ignorando quelle piccole dove il numero di contagi è apparentemente esiguo. L'indicatore più affidabile per misurare la densità del contagio è il rapporto positivi/casi testati".

Attenzione però, aggiunge, "non il rapporto positivi/tamponi totali che include quelli di controllo (circa il 40%) e che sottostima di molto la circolazione del virus".

Secondo questo rapporto, con i dati del 16 ottobre, le prime tre regioni con un valore più alto sono  la Valle d'Aosta (22.8), seguita dalla Liguria (18.8) e dal Piemonte. Calabria (2.7), Basilicata (2.8) e Lazio (4.2) sono invece quelle con densità minore. Il numero assoluto dei casi vede invece in testa la Lombardia (19.128), la Campania (14.354) e il Lazio (12.317). 
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