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MONDO

Processo sull'acquisto del palazzo di Sloane Avenue a Londra

Fondi Santa Sede, la difesa punta alla nullità del processo

Il presidente Pignatone  ha rinviato l'udienza a domani mattina alle 9.30 per la lettura dell'ordinanza con cui il Tribunale "scioglierà la maxi-riserva" su tutte le eccezioni, istanze e richieste delle parti

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La restituzione degli atti del processo all'ufficio del promotore di giustizia per procedere a quanto eccepito da molte delle 10 difese: l'interrogatorio preliminare dei vari imputati non sentiti durante l'istruttoria. E' la richiesta, che lui stesso ha detto "potrà sorprendere", avanzata dal pg aggiunto Alessandro Diddi all'inizio della seconda udienza del processo in Vaticano sulla gestione dei fondi della Segreteria di Stato. Per l'accusa il processo va quindi 'azzerato' per testimoniare un effettivo rispetto dei diritti di difesa. Il Tribunale si pronuncerà domattina, come anche sulle richieste di nullità avanzate dalle difese. 

Il processo originato dall'acquisto da parte della Santa Sede del palazzo di Sloane Avenue a Londra rischia così di fermarsi ancora prima di incominciare.   

Nel suo intervento a inizio udienza - durata in tutto due ore e 10 minuti, presenti tra i dieci imputati i soli card. Angelo Becciu e mons. Mauro Carlino - il pg aggiunto Diddi ha ammesso che "è un dovere venire incontro alle esigenze difensive sul corretto interrogatorio dell'imputato davanti a questo ufficio".

"Noi interpretiamo le norme del Codice di procedura penale non come un modo di imbrigliare le prerogative della difesa, ma anzi come un momento di tutela di tali diritti, e vogliamo dare testimonianza che non vogliamo calpestarli. E la possibilità, ora, di rendere un interrogatorio conoscendo gli atti delle indagini è un aspetto che non si deve negare agli imputati". Il promotore di giustizia aggiunto, rifacendosi a recenti articoli di giornale, ha detto che "sono stati rivolti attacchi molto violenti a questo ufficio e a questo Tribunale. Secondo alcuni esiste una sentenza di condanna già scritta. Esprimiamo anche nei confronti del Tribunale il nostro disagio: si tratta di forzature per condizionare la terzietà del Tribunale". Il rappresentante dell'accusa ha ricordato anche che "c'è chi parla addirittura di prove false. Noi non abbiamo capito quali sarebbero. Il processo sta crescendo con una montatura di polemiche fuori dalle righe - ha continuato -. Diteci quali sarebbero queste prove false: eventualmente vorremmo indagare anche su questo. Pensare che in questo processo ci siano prove false è una cosa che non ci possiamo permettere".   

Su questi aspetti anche il presidente Giuseppe Pignatone ha detto la sua, sottolineando che "tutto quello che viene citato a livello giornalistico per noi è totalmente irrilevante. Conta solo quello che è agli atti del processo, soprattutto quando riusciremo ad averli nella loro completezza. Da parte del Tribunale c'è la massima serenità".   

Alla richiesta di rinvio all'accusa degli atti del processo si sono associate le parti civili - Segreteria di Stato, Apsa eIor -, rimettendosi comunque alla decisione del Tribunale. Essa è stata invece definita "irricevibile" dalle difese degli imputati, che hanno insistito a vario titolo sulle loro richieste di nullità del decreto di citazione a giudizio (un altro modo di 'azzerare' il procedimento), contestando sia il mancato interrogatorio degli imputati, sia la 'denegata giustizia' per l'impossibilità della difesa di esercitare i propri diritti, sia, soprattutto, il mancato deposito degli atti, in particolare le registrazioni audio e video dell'interrogatorio del testimone-chiave mons. Alberto Perlasca,ancora oggi mancanti e non disponibili alla difesa, nonostante l'ordinanza sul loro deposito emanata dal Tribunale nella precedente udienza del 27 luglio scorso.

L'avv. Luigi Panella,difensore di Enrico Crasso, ha contestato i motivi di"riservatezza" riguardanti il mancato deposito del video-interrogatorio di Perlasca: "Le registrazioni dovevano essere depositate nella Cancelleria del Tribunale, non consegnate al Tg1 o ai giornali".

Nella su replica, Diddi ha detto che la volontà dell'accusa non era di non dare i video, ma "abbiamo chiesto se era possibile regolamentarne la diffusione". Lo stesso per l'ingente materiale informatico: "abbiamo solo chiesto il rinvio del deposito perché non è facile gestirlo, ci sono oltre 300 dvd, e dobbiamo sapere se è necessario consegnare le copie di tutto - tra l'altro non previste dal nostro codice che risale al 1913 - che costerebbero almeno 271 mila euro". Comunque, ha aggiunto rivolto agli avvocati scalpitanti,"nessuno vuole privarvi di nulla".

Il presidente Pignatone alla fine ha rinviato l'udienza a domani mattina alle 9.30 per la lettura dell'ordinanza con cui il Tribunale "scioglierà la maxi-riserva" su tutte le eccezioni, istanze e richieste delle parti.
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