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TECH

Il convegno dei 'lavoratori della Rete' alla Camera dei deputati

I contadini digitali 'occupano' Montecitorio

"Siamo 700 mila, ma siamo invisibili", afferma la community dei 'wwworkers', i lavoratori digitali che oggi a Montecitorio hanno chiesto alla politica di sostenerli con 10 azioni fondamentali. Tra cui quella di "considerare il wifi come una toilette".

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di Celia GuimaraesRoma Sono artigiani, commercianti, professionisti e contadini digitali, giovani e maturi, mamme e creativi, che grazie al web hanno ampliato il proprio business e raggiunto nuovi mercati. La loro community si chiama 'wwworkers' e oggi hanno organizzato il loro incontro annuale insieme all’Intergruppo parlamentare per la sussidiarietà, nella Sala Aldo Moro della Camera dei deputati.

Scommessa su se stessi
“I wwworkers, connessi alla rete e alla propria creatività, sono la dimostrazione di come si possa scommettere sulla cosa più preziosa di cui si è in possesso: se stessi”, ha detto il fondatore della ‘job community’, Giampaolo Colletti.

Una sfida portata a Montecitorio, il Palazzo per eccellenza, per chiedere alla politica di sostenere la loro voglia di fare, come spiega il manifesto dei wwworkers: “Siamo già 700.000 in Italia, ma ancora ci trattano come dei misteriosi innovatori. Siamo quelli che aiutano il made in Italy a farsi conoscere nel mondo, ma siamo costretti spesso a cambiare casa se nel nostro paese non c'è la banda larga. Creiamo oltre il 2% del PIL, ma sembriamo invisibili”.

Un incontro per parlare di lavoro e delle opportunità offerte dalle nuove tecnologie, attraverso la testimonianza di decine di wwworkers: storie di successo, speech formativi e il confronto con la classe politica a partire dal manifesto con le 10 azioni per portare l’Italia verso il digitale: “Chiediamo a chi ci governa di scommettere su di noi, di guidare una nuova rivoluzione industriale che, grazie alla rete, porti di nuovo l'Italia a creare ricchezza e lavoro”.  

10 azioni
Per farlo, bisogna erodere il digital divide sostenendo la copertura in banda larga e ultralarga anche nei piccoli centri; considerare il wifi “come una toilette” nei bar, obbligatorio, disponibile e pubblico; promuovere l’alfabetizzazione digitale nelle pmi; incentivare le reti digitali tra imprese e la loro internazionalizzazione; semplificare le norme e dare incentivi all’e-commerce; aprire la discussione pubblica a stakeholder e influencer; rendere pubblico e accessibile ciò che è prodotto con soldi pubblici, ricorrendo all’open data per la trasparenza e la semplificazione; riconoscere il telelavoro come un diritto e introdurlo almeno per una parte del tempo lavorativo; promuovere un sistema di welfare per i lavoratori digitali; dare in locazione agevolata immobili pubblici inutilizzati per la creazione di spazi di co-working.

Intergruppo, Digital Champion, Ministro
In apertura dei lavori c’è stato il saluto di Luigi Di Maio, vicepresidente della Camera, di  Antonio Palmieri, deputato dell’ Intergruppo parlamentare sussidiarietà, e di Riccardo Luna, Digital Champion Italia. Le conclusioni sono state affidate a Raffaello Vignali, deputato Intergruppo e Giampaolo Colletti, founder Wwworkers.it.

In un messaggio, il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, ha definito questa esperienza "un bell'esempio della disponibilità a mettersi in gioco e della creatività di tante persone che hanno deciso di puntare sulle nuove tecnologie per dare una svolta alla loro attività professionale o a crearsene una nuova che dia spazio alle loro aspirazioni".

"E quella di sfruttare le opportunità offerte dalle tecnologie digitali è una scelta che si rivela spesso vincente. E' ormai chiaramente dimostrato che le imprese attivamente presenti sul web hanno tassi di sviluppo molto superiori, creano più occupazione ed esportano di più rispetto a quelle che ne restano fuori. Il nostro Paese sta recuperando terreno e lo sforzo per accelerare - ha ammesso Poletti - questo percorso va intensificato e sostenuto". 

I casi virtuosi
Chi si è rialzato dopo il terremoto grazie alla rete. Chi ha salvato il mestiere del padre inventando il primo imbianchino 2.0. Non mancano mamme italiane andate in rete per offrire professionalità a distanza. Sono alcune delle storie dei storie dei wwworkers italiani. Alcune di esse presentate a Montecitorio.

Elisa Casumaro – trentenne impegnata nel caseificio di famiglia a Solara di Bomporto, nella provincia modenese – dopo il sisma del maggio 2012 ha deciso di vendere sul web le 42.000 forme di parmigiano provenienti da 20 aziende agricole consorziate tra loro. E la risposta è stata straordinaria. “Erano a rischio milioni di euro e anni di lavoro - ricorda Elisa - Internet ci ha salvato. Il nostro appello è stato raccolto dagli Stati Uniti all’Australia”. 

Giulia Giontella, 28 anni, avvocato con un passato da reporter a Londra, Lisbona, Parigi e persino in Khazakistan per Time Magazine, ha deciso di rientrare in Italia per vendere online i suoi amati fiori, usando solo prodotti italiani. Oggi ha diverse offerte di investitori sulla scrivania.

Trent'anni, di Milano, Diego decide di lasciare il suo lavoro per salvare quello del padre. Così si inventa il primo imbanchino 2.0 e aiuta il padre nella ricerca di nuovi mercati in rete. Crea un blog aziendale – ora molto seguito - un canale YouTube, una Fanpage e anche un'App per cellulari. E nel giro di un anno 30 clienti arrivano via Web. Oggi sono a quota 100. I nuovi lavori hanno permesso al padre di non chiudere l’attività.

Cristina Interliggi, mamma torinese, ha deciso di mettere altre mamme come lei in rete offrendo le professionalità “a distanza” grazie al telelavoro. Domanda e offerta oggi si incontrano su Networkmamas.it. Quasi 1500 iscritti, di cui il 25% Mamas, ovvero mamme esperte che forniscono consulenze.

Nemmeno il mestiere di agricoltore può prescindere dalle nuove tecnologie. Giuseppe Mastrodomenico, ingegnere per una multinazionale, in viaggio costante tra Torino e Chicago, decide di rientrare in Basilicata per impegnarsi nell'azienda vitivinicola di famiglia e unire alla tradizione l’innovazione. Oggi il 90% del fatturato è dato dalle esportazioni per le quali la vendita online è stata la vera chiave di volta.
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