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MONDO

Migranti

Naufragio al largo della Libia, muoiono in 130. Sassoli: "Governi incapaci, diano poteri all'Ue"

L'Onu accusa: gli Stati si sono rifiutati di salvarli. Frontex: "Abbiamo allertato Italia, Malta e Libia". Fonti Guardia Costiera: trovate le navi e segnalate a Libia

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"Fuori, da qualche parte tra quelle stesse onde, un gommone che trasporta 120 persone. O 100 o 130. Non lo sapremo mai, perché sono tutti morti". Sos Mediterranee racconta così, con le parole della soccorritrice Luisa Albera, a bordo della Ocean Viking, quella che è solo l'ultima strage di migranti in mare, al largo della Libia. Ieri Alarm Phone ha lanciato l'allerta su tre diverse imbarcazioni: una con 40 persone e due gommoni con a bordo tra le 100 e le 120 persone ciascuno.

La prima imbarcazione è stata ritrovata ribaltata, un secondo ha fatto ritorno in Libia e a bordo sono stati rinvenuti i cadaveri di una donna e un bambino.

Dell'altro, con 42 persone a bordo, "non si hanno notizie da 53 ore". "Speriamo siano ancora vive -  e chiediamo alle autorità di cercarle: non lasciate morire anche loro", è l'appello di Alarm Phone, che ieri aveva diramato una richiesta di soccorso ignorata dalle autorità marittime libica nonostante il gommone si trovasse in zona Sar libica a nord est di Tripoli. La posizione gps delle imabarcazioni è stata comunicata alle autorità europee e libiche, ma che l'unica risposta è stata il sorvolo di un "aereo di sorveglianza di Frontex, sette ore dopo il primo allarme, che ha individuato l'imbarcazione e ha informato tutte le autorità e le navi mercantili in zona sulla situazione critica di pericolo".

Le autorità europee, secondo il report di Alarm Phone confermato dall'ong Sea Watch, avrebbero respinto le responsabilità del coordinamento delle azioni di salvataggio, indicando in quelle libiche le "autorità competenti". Un 'lavarsi le mani' che ha lasciato in balia del mare "con onde fino a sei metri" le imbarcazioni per una intera notte.

Fonti Guardia Costiera: trovate le navi e segnalate a Libia
La Guardia costiera italiana ha individuato i mercantili che erano più vicini all'area nella quale era stata segnalata la presenza di imbarcazioni con a bordo migranti e li ha comunicati alle autorità libiche. E' quanto riferiscono fonti della Guardia Costiera replicando alla ricostruzione effettuata da Alarm Phone dopo il naufragio avvenuto ieri. L'evento, proseguono le fonti, è avvenuto in area Sar libica e le autorità di Tripoli hanno assunto il coordinamento. La Guardia Costiera, su richiesta delle stesse autorità e come previsto dalle convenzioni internazionali, ha individuato i mercantili poi utilizzati dai libici per le ricerche. 

La protesta dell'Ong
"Le autorità dell'UE e Frontex sapevano dell'emergenza, ma hanno negato il salvataggio", ha scritto l'ong su Twitter. Più netta l'accusa dell'Organizzazione internazionale delle migrazioni: "Gli Stati si sono rifiutati di agire per salvare la vita di oltre 100 persone che hanno supplicato e inviato richieste di soccorso per due giorni prima di annegare nel cimitero del Mediterraneo. È questa l'eredità dell'Europa?", ha scritto su Twitter la portavoce Safa Msehli.Dalla Ocean Viking hanno raccontato di aver cercato due delle tre imbarcazioni, "in una corsa contro il tempo e con mare molto mosso, con onde fino a 6 metri" e "in mezzo a un mare di cadaveri" ma che, in assenza di un "efficace" coordinamento guidato dallo Stato, tre navi mercantili e la stessa Ocean Viking hanno collaborato per organizzare la ricerca in condizioni di mare estremamente difficili. Ma, arrivati nel punto indicato, hanno trovato solo "corpi senza vita".

La tragedia arriva nella giornata in cui il ministro dell'Interno, Luciana Lamorgese, ha incontrato  al Viminale il ministro degli Affari Esteri libico, Najla El Mangoush, la prima donna nella storia del suo Paese a ricoprire questa carica. Lamorgese "ha ribadito l'esigenza di conferire nuovo impulso alle relazioni italo-libiche, tradizionalmente privilegiate, confermando da parte italiana l'adozione di una strategia ampia e articolata  nell'impostazione dei rapporti con il nuovo governo di unità nazionale chiamato a gestire questa fase cruciale per la stabilizzazione del Paese nordafricano". "Sono sicura che riuscirete a portare a termine con successo il vostro compito e, dal canto nostro, continueremo a sostenervi in tale percorso come abbiamo sempre fatto", ha detto il ministro all'interlocutrice libica. E con le morti nel mare è tornata anche la polemica politica con Matteo Salvini che ha twittato: " Altri morti, altro sangue sulla coscienza dei buonisti che, di fatto, invitano e agevolano scafisti e trafficanti a mettere in mare barchini e barconi stravecchi, anche con pessime condizioni meteo. Una preghiera e tanta rabbia".

Frontex: "Abbiamo allertato Italia, Malta e Libia"
Un aeroplano di Frontex "che stava  effettuando una ricognizione" nell'area in cui è naufragato il gommone partito dalle coste libiche con oltre cento migranti a bordo "ha  avvistato un'imbarcazione, un gommone grigio, con dozzine di persone a bordo, alla deriva al largo della costa libica. L'aereo ha immediatamente allertato i centri di soccorso nazionali in Italia, Malta e Libia, come richiesto dal diritto internazionale". Lo dichiara un portavoce di Frontex,  l’Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera.

Onu: gli Stati si sono rifiutati di salvarli
"Gli Stati sono rimasti inerti e si sono rifiutati di agire per salvare le vite di oltre 100 persone. Loro hanno implorato e lanciato chiamate di emergenza per due giorni, prima di affondare nel cimitero blu del Mediterraneo. È questa l'eredità dell'Europa?". È la domanda provocatoria con cui su Twitter Safa Msehli, la portavoce di Oim, l'Organizzazione internazionale per le migrazioni dell'Onu, ha commentato l'ultima tragedia sulle rotte migratorie dal Nord Africa. In un altro tweet, a corredo della foto di un gommone ribaltato in acqua, ha scritto: "Lasciati morire in mare. L'umanità è affogata".

Sassoli: Governi inadeguati, diano mandato d'intervento all'Ue
"La vicenda è dolorosa, terribile e ferisce la nostra umanità. Non si perda altro tempo e non si metta a rischio altra povera gente. I governi nazionali diano poteri e mandato all'Unione europea per intervenire, salvare vite, realizzare corridoi umanitari e organizzare un'accoglienza obbligatoria. È necessario perché è oramai chiaro che le politiche nazionali non sono in grado di gestire con umanità ed efficacia i movimenti di migranti e richiedenti asilo. È su queste omissioni che si misurano le responsabilità delle morti in mare. Sulle dinamiche di questa ennesima strage, il Parlamento europeo vuole che sia fatta subito chiarezza e accertate eventuali colpe". Lo ha dichiarato il presidente del Parlamento europeo, David Sassoli.

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