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MONDO

Conte: "Confidiamo nella diplomazia e non nelle armi"

Libia: Conte in missione ad Algeri mentre Erdogan "occupa" il Mediterraneo

Nuovo appello del premier Conte, in visita in Algeria, alla pace in Libia costruita con la forza della diplomazia e non con l'uso delle armi. Intanto dalla Turchia si rende noto che entro l'anno inizieranno le trivellazioni nel Mediterraneo, al largo della Libia

Il premier Conte con il primo ministro Abdelaziz Djerad
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Missione diplomatica per il presidente del Consiglio italiano, Giuseppe Conte, che è volato stamani ad Algeri. Il premier è stato accolto all'arrivo all'aeroporto internazionale di Houari-Boumediene dal primo ministro, Abdelaziz Djerad e dal segretario di Stato responsabile per la Comunità nazionale e le competenze all'estero, Rachid Bladehane. Durante la visita Conte ha avuto colloqui con Djerad e con il presidente della Repubblica, Abdelmadjid Tebboune.

L'appello di Conte
Il premier Conte, da Algeri, ha fatto un nuovo appello affinché il cessate il fuoco sia duraturo: "Non possiamo accettare altre truppe militari - ha detto - questo è il momento del dialogo e del confronto. Bisogna fare affidamento sulla diplomazia e sul dialogo che sono più efficaci delle armi e delle opzioni
militari. L'Italia è impegnata in una intensa azione diplomatica per fare in modo che la finestra di possibilità offerta dal processo di Berlino sia effettiva".

Libia primo punto
Questa visita "fa parte degli sforzi della comunità internazionale per circoscrivere il conflitto in Libia e trovare una soluzione duratura e consentirà ai rappresentanti dei due paesi di continuare e approfondire la loro consultazione sulla crisi libica, ma anche su questioni regionali e internazionali di interesse comune", afferma in una nota il ministero degli Affari Esteri algerino.

"Va sottolineato che la diplomazia algerina è particolarmente impegnata nella questione libica e ha svolto intensi sforzi per diverse settimane al fine di creare le condizioni favorevoli per un efficace rilancio del dialogo inter-libico e dell'iniziativa di pace delle Nazioni. Questi sforzi hanno anche contribuito al cessate il fuoco osservato sul terreno", ha aggiunto la stessa fonte.

Occhio sui dossier aperti
La visita del presidente del Consiglio italiano in Algeria "offrirà anche l'opportunità ai rappresentanti di Italia e Algeria di esaminare i dossier aperti e mettere in prospettiva le principali scadenze bilaterali a venire, in particolare la prossima sessione della riunione bilaterale ad alto livello, che si terrà ad Algeri nella prima metà di quest'anno". Nel corso della conferenza stampa al termine del  vertice con il presidente algerino, Conte, parlando della transizione politica in corso nel paese, si è detto colpito da come la popolazione abbia portato avanti le proprie istanze in modo pacifico. 



Conte su facebook
"Appena arrivato ad Algeri, al lavoro per rafforzare i nostri rapporti bilaterali e per affrontare ancora il dossier libico in vista della conferenza di Berlino". Lo scrive su facebook il premier Giuseppe Conte, postando un video del suo arrivo in aeroporto, accolto dal picchetto d'onore e dal primo ministro, Abdelaziz Djerad.



La presenza turca
Intanto il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, ha annunciato che la Turchia avvierà "attività di esplorazione e perforazione" nel Mediterraneo nelle zone inquadrate dall'accordo sulla demarcazione dei confini marittimi con la Libia, come previsto dall'accordo con la Libia, nel 2020".

In Libia per garantire la sicurezza della Turchia
Erdogan è tornato a parlare della Libia anche a proposito dell'invio di truppe turche. "Mandiamo i nostri militari per rafforzare la stabilità della Libia e mantenere in piedi un governo legittimo. Faremo di tutto per garantire la sicurezza della Turchia, anche fuori dai nostri confini", ha detto. 

Lo scorso 27 novembre il presidente turco ha firmato due protocolli di intesa con il governo libico di Fayez al Serraj: il primo riguardante la giurisdizione turca nel Mediterraneo orientale, il secondo riguardante cooperazione militare, addestramento truppe, fino all'invio di militari turchi. La scorsa settimana Erdogan e il presidente russo Vladimir Putin hanno lanciato un appello per il cessate il fuoco in Libia a partire da domenica.

Attesa per la Conferenza di Berlino
Per la Conferenza di Berlino del 19 gennaio si rincorrono le voci su presenze e assenze, confermate e smentite, dei leader che hanno in mano il dossier libico. Dagli Stati Uniti, scrivono diverse fonti tra cui il quotidiano panarabo al Sharq al Awsat, arriveranno sicuramente il segretario di Stato, Mike Pompeo, e potrebbe accompagnarlo il consigliere per la Sicurezza nazionale, Robert O'Brien. Un segnale chiaro da Washington che vuole ancora avere voce in capitolo sulla Libia. Da Berlino, scrive Al Jazeera, viene confermata inoltre la presenza dei due principali artefici della tregua in vigore da domenica scorsa: il presidente russo, Vladimir Putin, e il suo omologo turco, Recep Tayyip Erdogan.

E ancora: al tavolo ci sarà il presidente egiziano, Abdel Fattah al Sisi, nonostante gli screzi con Ankara. L'Onu sarà rappresentata al grado più alto con l'intervento del segretario generale, Antonio Guterres. Dalla Libia ancora non ci sono conferme ufficiali su chi volerà in Germania. Sia il presidente del Governo di accordo nazionale, Fayez al Serraj, sia il suo avversario, il generale della Cirenaica Khalifa Haftar, sono stati ufficialmente invitati dal ministro degli Esteri tedesco, Heiko Maas.

A livello europeo è attesa la partecipazione, ovviamente, dell'Italia, grande sponsor della Conferenza, con il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte. La cancelliera Angela Merkel farà gli onori di casa e probabilmente riceverà, tra gli altri, il presidente francese, Emmanuel Macron, e il primo ministro britannico, Boris Johnson. Non mancherà certamente l'Alto rappresentante dell'Ue per la politica estera, Josep Borrell, così come alcuni esponenti dell'Unione africana. Dalla regione sono inoltre attesi il neo presidente algerino, Abdelmadjid Tebboune e il neo presidente tunisino, Kais Saied. Non mancherà nemmeno la Cina, sempre più presente in Africa.

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