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MONDO

L'agguato

Haiti, il presidente Moïse ucciso in casa da commando

Claude Joseph, premier uscente, ha decretato lo stato d'assedio su tutto il territorio nazionale. Chiuso l'aeroporto internazionale di Port au Prince. La first lady ricoverata negli Usa. Arrestati o uccisi quattro degli assassini

Il presidente haitiano Jovenel Moïse e la First Lady, Martine
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Jovenel Moïse, il presidente haitiano, è morto sotto i colpi sparati stamane all'alba da un commando che si è introdotto nella sua residenza di Port-au-Prince. La first lady di Haiti, Martine Moïse, è arrivata con un aereo ambulanza all'aeroporto di Fort Lauderdale, a nord di Miami, per essere curata per le gravi ferite riportate nell'attentato. L'ambasciatore di Haiti a Washington, Bocchit Edmond, aveva precedentemente parlato con alcuni media del possibile trasferimento della first lady a Miami per le cure. Secondo la televisione Local10, la first lady ha segni vitali stabili ma "critici" e sarà curata al Baptist Hospital. Secono scarne informazioni d'agenzia quattro dei presunti assassini sarebbero già stati arrestati. Secondo alcune versioni si tratterebbe di mercenari stranieri e due di loro sarebbero stati uccisi dalla polizia.

Decretato lo stato di assedio
Il primo ministro uscente di Haiti, Claude Joseph, ha decretato lo stato d'assedio su tutto il territorio nazionale. Via Twitter l'esperto giornalista haitiano, Cleefton D'Haiti, ha indicato che la decisione è stata adottata durante un Consiglio dei ministri straordinario.

Chiuso l'aeroporto internazionale di Port au Prince. In seguito alla decisione, un volo dell'American Airlines partito da Fort Lauderdale, in Florida, è stato costretto a rientrare nella città di partenza, mentre la compagnia aerea haitiana Sunrise Airlines ha  annunciato che "a causa della situazione attuale ad Haiti, tutti i voli sono annullati e rinviati fino a nuovo ordine, al fine di  proteggere il personale, i passeggeri e gli equipaggi".

L'assassinio di Moïse avviene in giorni che vedono aggravarsi la destabilizzazione politica ed economica nel Paese, con un aumento delle violenze delle gang.

"All'alba - ha informato Joseph - un gruppo di individui non identificati, alcuni dei quali si esprimevano in spagnolo, hanno attaccato la residenza privata del capo dello Stato". Nel condannare "questo atto odioso, disumano e barbaro", il premier ha fatto un appello alla calma e ha assicurato che la situazione di sicurezza del Paese è sotto controllo: la polizia è stata dispiegata al Palazzo nazionale, residenza del presidente nella capitale, e nel quartiere residenziale di Petionville, e lo sarà in altre. Joseph avrebbe dovuto essere sostituito dal presidente Moïse proprio questa settimana, dopo solo tre mesi in carica.


La Repubblica Dominicana, preoccupata per l'assassinio di Moise, ha ordinato la "chiusura immediata" delle frontiere.

Un Paese bloccato, dove in strada "non c'è praticamente nessuno" se non la polizia, ma dove "si sente sparare un po' ovunque, nella capitale Port-au-Prince e anche nelle altre città". E' questo lo scenario di Haiti nelle prime ore che seguono la notizia dell'omicidio del presidente Jovenel Moïse. A tratteggiarlo, per l'agenzia Dire, Fiammetta Cappellini, responsabile nel Paese dell'ong italiana Avsi. Cappellini premette che le informazioni che circolano ad Haiti "sono confuse e poco chiare". 
 
"Da quando è avvenuto l'omicidio la circolazione è stata completamente sospesa, la polizia ha sigillato e messo in sicurezza le strade principali e soprattutto il quartiere di Port-au-Prince dove vivono le classi agiate, mentre in giro non c'è nessuno", riferisce Cappellini. Nonostante questo, con la chiusura dell'aeroporto e delle frontiere nazionali, dice la responsabile, nella capitale ma anche "in località più periferiche si sente sparare da ore".    
 
Secondo la responsabile di Avsi, la notizia "non ha colto di sorpresa il Paese", soprattutto alla luce di "mesi di tensioni crescenti, soprattutto gli ultimi due, con una recrudescenza della violenza delle bande armate che operano nei quartieri popolari". A questo si aggiunge un contesto di "forte opposizione al presidente", dice Cappellini, "con grandi parti della popolazione che ne chiedono le dimissioni da tre anni e in modo particolare da febbraio". Il mese, questo, in cui sarebbe scaduto il mandato del capo di Stato, che governa senza parlamento e quindi per decreto dal gennaio 2020.
 
Cappellini dice che la ong "è molto preoccupata per le sorti degli abitanti dei quartieri più vulnerabili, già poverissimi e nei quali ampie fasce di popolazione dipendono totalmente dagli aiuti umanitari". Secondo la responsabile, nonostante l'insicurezza generale "gli operatori di Avsi hanno lavorato normalmente fino a ieri". Oggi però, dice Cappellini, "non abbiamo informazioni abbastanza chiare per capire se è garantito quel minimo di sicurezza per poter operare e abbiamo quindi sospeso le nostre attività". Moïse era stato eletto nel 2016 e aveva 52 anni. Era il 42° presidente della storia di Haiti.  

Riunione d'emergenza del Consiglio di sicurezza
Riunione d'emergenza del Consiglio di sicurezza Onu domani, giovedì 8 luglio, su Haiti, dopo l'uccisione del presidente Moïse. Un fatto che ha gettato il Paese in crisi e ha spinto il governo a proclamare due settimane di stato d'emergenza.

La riunione, richiesta da Usa e Messico, membro non permanente del Consiglio di sicurezza, si terrà a porte chiuse, secondo fonti diplomatiche.

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