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CULTURA

In mostra alle Officine Fotografiche di Roma

Idyssey, da Troia a Itaca con due iPhone: il lavoro di Stefano De Luigi

Vincitore di quattro World Press Photo, il fotoreporter Stefano De Luigi ha deciso di tornare nei luoghi dell'Odissea per raccontarli con l' iPhone: un lavoro tra passato mitico e presente storico, dell'opera di Omero così come della fotografia. 

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di Veronica Fernandes Avanti e indietro. A ritroso nel tempo e poi avanti velocissimo. Ogni tappa è un viaggio a cavallo tra il passato mitico dell’Odissea e il presente della tecnologia, tra i canoni della fotografia analogica e l’immediatezza di uno smartphone. iDyssey, il progetto che per due mesi ha portato il fotografo Stefano De Luigi – vincitore di quattro World Press Photo - sulle tracce di Ulisse è infatti l’esplorazione dell’eredità antica e tramandata oralmente dell’Odissea tramite un nuovo linguaggio fotografico: tutti gli scatti sono realizzati infatti con l’iPhone. Quello che anche noi abbiamo in tasca. Lui, per ripercorrere le 12 tappe da Troia a Itaca, ne aveva due. Il risultato, a partire da domani 6 febbraio, si può vedere alle Officine Fotografiche di Roma.

In che modo il mezzo iPhone ha influenzato il messaggio iDyssey?
All’inizio ho provato una sensazione di vertigine, era la prima volta che partivo senza macchine fotografiche. Da un certo punto di vista mi ha permesso di lavorare confondendomi e fondendomi con il paesaggio e con i luoghi. Ero invisibile, non ero riconoscibile immediatamente come fotografo. Una sensazione che mi ha riportato agli anni in cui lavoravo con la Leica, ti sentivi un turista. E lo stesso vale oggi per l’iPhone, ce l’hanno tutti e quando sono in giro per il mondo scattano.

Si è reso necessario impostare un nuovo modo di lavorare?
Oltre alla vertigine i primissimi giorni ho provato anche una sensazione di panico, utilizzare solo l’iPhone ti chiede di lavorare in modo assolutamente diverso rispetto a quando si usa la digitale. Io ho utilizzato un’applicazione con cui, ad esempio, prima di scattare sceglievo la pellicola in base al risultato che volevo ottenere. Mi ha richiesto un rigore diverso, più simile a quello che si usava con l’analogico, c’è un solo scatto.

Le 12 tappe da Troia a Itaca hanno attraversato quattro Paesi (Turchia, Tunisia, Grecia e Italia) in cui la parola “Odissea” viene spesso usata per raccontarne le tragedie contemporanee: i migranti inghiottiti dal Mediterraneo, la crisi greca, la profonda insoddisfazione sfociata nelle Primavere Arabe. In che modo il contemporaneo ha influenzato iDyssey?
Le tappe erano quelle dell’Odissea ma ho voluto raccontare anche il presente di quei luoghi: andare alla ricerca delle tracce del passato ma anche documentare cosa esiste oggi. Alexandropolis, ad esempio, è uno degli snodi dei migranti che dalla Turchia entrano in Grecia, da lì prendono il treno per Atene. In un certo senso si può dire che siano loro il nuovo Ulisse anche se non partono per la curiosità ma sono costretti a farlo per necessità. In Tunisia, invece, ho attraversato la cosiddetta Primavera di quel Paese, nelle navi del Canale di Messina ho trovato la reincarnazione dei grandi mostri marini, Scilla e Cariddi.

Da marzo a maggio del 2012 ha viaggiato sulle tracce di Ulisse. Che tipo di lavoro preparatorio c’è alle spalle e come è stato effettivamente spostarsi in quei luoghi.
Per partire a marzo ho iniziato a studiare sia il percorso sia le potenzialità dell’iPhone ad agosto. Poi sono partito, spostandomi da una tappa all’altra con tutti i mezzi: autostop, macchina, autobus, battello. Solo una volta l'aereo, ma non avevo scelta. 

E così anche iDyssey si è concluso dopo due mesi come un viaggio di Stefano De Luigi per mare e per terra, mosso dalla curiosità di scoprire il passato con i mezzi più all’avanguardia del presente e di restituirlo tramite la fotografia. 
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