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ITALIA

Mix letale di farmaci

Chiesta conferma a 30 anni per l'infermiera killer di Saronno

L'accusa parla di "una lucida volontà di uccidere" il marito e di un "uso disinvolto e sprezzante di farmaci per mettere a posto le persone". Sentenza prevista per venerdì 12 febbraio

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di Tiziana Di Giovannandrea La sostituto Procuratore Generale di Milano Nunzia Ciaravolo ha chiesto, assieme alle parti civili, nel processo d'appello bis che si sta svolgendo con rito abbreviato nel capoluogo lombardo, la conferma della condanna a 30 anni per Laura Taroni, l'ex infermiera di Saronno (Varese). La donna è accusata dell'omicidio del marito e di sua madre, in concorso con l'ex amante, il medico dell'Ospedale di Saronno, Leonardo Cazzaniga, ex vice primario del Pronto Soccorso, accusato, nel processo parallelo, di 12 omicidi.

La magistrata torna a chiedere la conferma della pena per Laura Taroni ribadendo le responsabilità della donna per il delitto di Massimo Guerra, il marito, e Maria Rita Clerici, la madre, uccisi tra il giugno 2012 e gennaio 2014. Entrambi assassinati in casa con un mix letale di farmaci.

Inter giudiziario
La sentenza di primo grado emessa dal Tribunale di Busto Arsizio, confermata dalla Corte d'Appello a Milano, in cui Taroni è stata condannata a 30 anni nel 2019, è stata annullata in Corte di Cassazione. La Suprema Corte aveva disposto l'annullamento con rinvio della condanna per la mancanza di circa 13 pagine nelle motivazioni ma anche, scrivono i giudici, per una "elusione integrale" del problema delle condizioni psichiche dell'ex infermiera.  A seguito di questa decisione la Corte d'Assise d'Appello aveva disposto una nuova perizia psichiatrica sulla donna accusata di omicidio. Il risultato dell'esame psichiatrico ha evidenziato come Taroni potrebbe avere una "fascinazione per un controllo sulla morte" ma nonostante siano presenti disturbi psichici e "componenti di una personalità isterica di tipo nevrotico", era sana di mente al momento dei delitti.

Richiesta di conferma per condanna a 30 anni
La rappresentante dell'accusa è tornata chiedere la conferma della pena per Laura Taroni che -"in questo delirio di coppia" con il suo ex amante - ha mostrato "una lucida volontà di uccidere" il marito, "portata avanti con tenacia".  Ripercorrendo la storia, la sostituto pg Nunzia Ciaravolo sottolinea come ci sarebbe stato "un uso disinvolto e sprezzante di farmaci per mettere a posto le persone". Per l'imputata "la teoria della vittima sacrificale" non calza. Secondo questa teoria, secondo cui l'ex infermiera avrebbe cercato di tenere tranquillo il marito che l'avrebbe costretta a pratiche sessuali, non ha fondamento. Secondo l'accusa Taroni  ha fatto "in modo di fare morire il marito in casa e non al Pronto Soccorso". Se i primi tentativi di uccidere Massimo Guerra non vanno a buon fine, prosegue nel suo intento "con una perseveranza abnorme e con lucidità cambiando strategia". 

E' prevista nell'udienza di martedì 9 febbraio la replica delle difese di Laura Taroni e l'ascolto degli avvocati di parte civile (in particolare la legale che rappresenta i due figli dell'ex infermiera, affidati ad un amministratore di sostegno). La sentenza è invece prevista per venerdì 12 febbraio dopo la Camera di Consiglio.
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