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SPETTACOLO

L'intervista

Verdone: il cinema non morirà mai nonostante la pandemia

L'attore e regista icona del cinema italiano pensa al prossimo film e a un nuovo “Furio” ossessionato dal terrore del contagio in modo parossistico ed ossessivo. La cosa più triste di questa pandemia? La morte dei nostri cari anziani, il nostro patrimonio di saggezza e memoria storica

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di Antonella Alba E’ un momento difficilissimo per il mondo del cinema che a causa della pandemia da coronavirus ha dovuto interrompere tutta la sua produzione e con essa anche le proiezioni dei film nelle sale cinematografiche. Al pubblico resta quello on demand che è prodotto da alcune piattaforme di streaming, una su tutte Netflix – compagnia americana - che in questi giorni ha annunciato 16 milioni di nuovi abbonati nei primi tre mesi del 2020. La riapertura delle produzioni e quella delle sale cinematografiche - secondo alcune indiscrezioni - avverrà solo a fine anno.

Chiediamo a Carlo Verdone attore e regista, icona del cinema italiano 
 
Che tipo di sfida è questa per il nostro cinema? 
Il Cinema non può far nulla. Ma proprio nulla perché è un luogo di aggregazione e condivisione, vive di questo. Ma credo che se riusciremo ad azzerare veramente i contagi la produzione cinematografica ripartirà, anche prima di un vaccino. In questo modo il cinema potrà diventare la prima rassicurazione per lo spettatore, cioè si potrà entrare in una sala e vivere senza angoscia la storia di un film. Ci vorrà, ovviamente, un po’ di tempo, ma i tanti che ora non lavorano torneranno a lavorare per il cinema, perchè il cinema, secondo me, non morirà mai. E’ il tempio dell’immagine. Per quanto riguarda Netflix, Amazon o Hbo, rappresentano piattaforme molto importanti soprattutto adesso che i cinema sono chiusi, la qualità è buona, ci sono buone ma anche brutte serie. Ma ritengo che il cinema soprattutto d'autore resti sempre il cinema d'autore e che il tempio migliore per fruirlo sia sempre la sala cinematografica. Gli spettatori e le serie di queste piattaforme aumentano, quindi c'è da aspettarsi del buono che già ci hanno proposto. Penso che finiremo per lavorare per loro soprattutto ora con i problemi dovuti alla pandemia.

Lei è un profondo conoscitore del ‘carattere’ italiano, tutti i personaggi che ha interpretato in fondo sono ancora oggi uno specchio del nostro paese – amato - e a volte criticato. Secondo lei quali sono i vizi e le virtù, su cui questa pandemia costringe ora a riflettere? 
Questa pandemia ha dato una scossa notevole al comportamento di tutti gli italiani e inevitabilmente li condurrà a fare diverse riflessioni. Sono certo che ci sarà meno arroganza verso il prossimo, vedi, questo virus ha un comportamento molto “democratico”: non guarda in faccia nessuno e fa sentire tutti nella stessa barca. Porterà ad una disciplina maggiore verso sé stessi e verso gli altri. Non escludo che - però - esso possa portare anche a forme di depressione per alcuni legate per esempio al lavoro o a problemi relazionali dovuti alla lunga quarantena. Ma in ogni caso porterà ognuno di noi a riflettere sulla necessità di avere estrema cura del nostro pianeta dal punto di vista ambientale. Perché credo che questo virus è come un 'avviso di garanzia' che la terra ci manda.

Se dovesse pensare ora a un nuovo personaggio come sarebbe? Ce lo descriverebbe?
Riproporrei una sorta di “Furio” ossessionato dal terrore del contagio in modo parossistico ed ossessivo. Doppia mascherina, scorta di guanti, misurazione due volte al giorno della temperatura corporea, controllo dell’applicazione su dove si è recata la moglie e chi ha incontrato. Purificazione delle maniglie di casa, delle chiavi, del cellulare, delle banconote con alcol. Fuga istantanea da chi ha un colpo di tosse innocuo. Un uomo che finirà dal neurologo o dallo psichiatra perché ce lo manderà la moglie a calci nel sedere..(ride ndr)

Cioè farebbe un film sulla pandemia?
Si, ovviamente ci sto pensando. Ma non lo farei sulla pandemia. Inserirei nella commedia solo elementi che si ricollegano a questo periodo. Dobbiamo continuare a scrivere in massima libertà ma non possiamo dimenticare il patema che abbiamo subito e alcuni dettagli comportamentali che andranno leggermente a modificarsi. I virus non restano in eterno e la vita riprenderà. Ma credo che qualcosa non sarà esattamente come prima.

Lei è un profondo conoscitore del cinema, guardato - come ha detto molte volte - fin da ragazzino grazie anche a suo padre. Ora che i ragazzi sono costretti in casa, guardano di tutto, spesso sono soli e hanno bisogno di ‘buone’ storie, cosa consiglierebbe loro di ‘guardare’?
I ragazzi devono vedere quello che più li distrae in questo periodo. Devono scegliere loro. Ormai le  piattaforme sono così tante … Ma dei buoni genitori, con un minimo di cultura, dovrebbero indirizzarli verso film d’autore che, però, non siano troppo complessi da capire per loro. Magari spiegandogli prima il perché quel film va ‘assolutamente’ visto e quell’autore conosciuto. Ci sono dei film che raccontano molto bene l’evoluzione del costume nel nostro Paese. O vari momenti storici che vanno conosciuti. I ragazzi dovrebbero essere guidati ad accostarsi a certe tematiche che servono per comprendere vizi, valori e virtù della nostra società.

Qualche titolo ad esempio? Cominciare col cinema del Neorealismo, i film di Rossellini e De Sica, poi Fellini e il suo Amarcord uno su tutti. 

Una sua personale riflessione su questa malattia, sul coronavirus, che effetto le fa? come vive le sue giornate?
Le vivo cercando di non sprecare nulla del mio tempo. Non serve a nulla vivere nell’angoscia perché quello che temi, probabilmente, non arriverà. Scrivo molto, il mio prossimo libro, il mio prossimo soggetto cinematografico, anche se è troppo presto per un’idea precisa, ne stiamo parlando. Mi piace molto occuparmi delle mie piante, ne ho tante sul mio terrazzo. Ma la sera non posso non riflettere su questa pandemia.

Cioè cosa pensa?
Vede per me è stata una sentenza mortale per tanti anziani e questo lo trovo davvero ingiusto. Come orribile è il cinismo che tanti Paesi del nord Europa hanno mostrato nei loro confronti.

Come si farebbe senza Europa?
Non si fa, anche se ne uscissimo non sapremmo dove andare, quindi ci dobbiamo stare. Ma con la morte dei nostri anziani è come se fosse bruciata una biblioteca di memoria storica, di saggezza, di esperienza. Loro sono un aiuto immenso per tante famiglie, perché i nonni hanno aiutato e aiutano i figli in difficoltà economica. E non solo questo. Per me questa è la cosa più triste di questa  pandemia.
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