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PEOPLE

L'intervista

L'arte del fischio. Elena Somarè: "Fischiando abbatto le barriere del pregiudizio"

In uscita il 10 giugno per Dantone, "L'arte del fischio" è "un manuale unico al mondo" che insegna a fischiare il senso di "libertà". Considerato in alcune culture un atto ancora oggi 'sconveniente' con Somarè, rara interprete femminile, il fischio rompe la barriera del semplice virtuosismo per intonare melodie e suscitare emozioni

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di Antonella Alba Far vibrare l’aria in mezzo ai denti e attraverso le labbra, capacità ancestrale usata ancor prima del canto, fischiare è prima di tutto un modo per comunicare, un richiamo usato per colmare distanze o sventare pericoli.

Ma in alcune culture, fischiare era ed è ancora ‘strumento’ associato alla magia o alla superstizione. A seconda del caso, i fischi potevano attirare o cacciare i demoni, divenire inquietante suono interiore, essere ricondotto perfino al diabolico, e soprattutto essere negato alle donne a causa della posizione della bocca mentre prova a emettere quel suono dritto e acuto.

Il tempo cambia tutto e anche il fischiare è divenuta un'arte in grado di tradurre sentimenti e creare melodie. Un canto senza parole. Lo sa bene Elena Somarè, fischiatrice milanese, romana d’adozione, che del fischiare ne ha fatto prima passione e poi mestiere.

La domanda è d'obbligo: come ha cominciato?
Sono cresciuta in mezzo alla musica, mio padre fischiava in casa e io lo imitavo e mia madre invece di leggermi favole mi leggeva storie di opere liriche e tra amici e parenti le piaceva farmi esibire nelle arie celebri come Casta Diva o l’Elisir d’amore. Lei diceva che ero naturalmente intonata e forse aveva ragione. Uno zio di mio padre Sandro era l’accordatore di Arturo Benedetti Michelangeli, e anche tra i miei amici ho molti musicisti, una fra tutte Ada Montellanico (cantante jazz ndr) che qualche anno fa mi ha letteralmente spinto sul palco dell’Alexander Platz di Roma dove mi sono esibita per la prima volta. Poi con Massimo Nunzi ho continuato a usare il fischio come vero e proprio strumento musicale. Crescendo ho capito che fischiare è allegria, è astrazione, quando fischio dimentico tutto il resto, è come una terapia. Devo quindi molto al Jazz.



Il ‘fischio’ però è talvolta associato a indecenza o a cattiva educazione, semmai fischiettare è prerogativa principalmente maschile, pensiamo al cinema o allo sport dove è anche suono che esige attenzione e rispetto delle regole. Eppure fischiare è anche - certamente a torto - un atto considerato ancora oggi tabù o a una pratica ‘diabolica’, perché?

C'è un'opera - l'unica - in cui c’è un fischio. E' il Mefistofele di Arrigo Boito, in cui la voce del diavolo entra in teatro proprio fischiando. Poi la posizione della bocca nell’atto del fischiare ha lasciato sempre a fraintendimenti considerati inaccettabili. Però per me fischiare in realtà è libertà, istinto, si entra nella sfera del pre-linguaggio, lo stesso Darwin rilevò che l’uomo ha voluto imitare innanzitutto il canto degli uccelli, ma poi anche le balene, i delfini, addirittura i topi fischiano... quindi come si fa a parlare di tabù?



Arricciando le labbra Somarè è divenuta straordinaria interprete delle emozioni ‘soffiate’ sul palcoscenico di tutto il mondo, anche nel Cinema con Sorrentino e Avati o nella sinfonica con Morricone. Nel maggio del 2019, arriva perfino all’auditorium dell’università Sorbonne di Abu Dhabi, chiamata dall’Unione europea per l’Europe Day. La prima donna ad aver fatto un concerto per fischio in un paese arabo.

Fu un’esperienza importante, le donne avvolte nell’hijab mi guardavano con ammirazione, la ricordo con gioia. Vede, essere una fischiatrice non è come essere un giocoliere o un circense, col fischio si trasmettono emozioni, è dunque un linguaggio universale alla portata di tutti come appunto lo è la musica. E’ importante, però, che lo strumento che noi siamo debba essere ‘suonato’ bene, ci vuole intonazione e orecchio e tanto studio.



Tuttavia fischiare nell’ambito musicale, a teatro e in generale sul palcoscenico può assumere anche connotati di dissenso o disapprovazione come in Italia. Lei che prima di fare la fischiatrice professionista è stata una fotografa, ha mai avuto paura di essere fischiata?

Negli Stati Uniti a differenza che da noi, fischiare a teatro è invece approvazione. Mi hanno detto di avere un coraggio da leone, a volermi esibire sul palcoscenico. Una volta all’Auditorium Parco della Musica di Roma, davanti a 1200 persone ho fischiato la sigla dello sceneggiato degli anni 60’ ‘Nel segno del comando’, la stessa intonata da Lando Fiorini, fu un successo. Vede io nasco timida, ma quando si tratta di fischiare non ho nessuna paura perché so che non sbaglio mai, perché per me è un fatto istintivo e naturale. In seguito ho studiato anche tanta musica, ma il vero trucco è liberare il pensiero da ogni altra cosa per non sbagliare: per fare le cose bene, devi conoscerle bene. Per imparare un brano lo fischio mille e mille volte.

Il 10 giugno esce il suo “L’arte del fischio” un manuale edito da Dantone dove Elena Somarè mette nero su bianco i segreti del fischio melodico di cui è rara interprete nel mondo. Un frutto da donare al pubblico dopo un lungo periodo di chiusura.

Sì è stato un periodo molto difficile per la musica, per i musicisti e per lo spettacolo dal vivo. L'idea è nata dopo aver trovato un manuale del 1923, introvabile oggi, edito da una scuola di Los Angeles che all’epoca aveva solo allieve donne, erano tutte donne, mi ha colpito molto. Ho pensato che fosse incredibile che ai tempi del Vaudeville si volesse imparare a fischiare, volevano imitare Bing Crosby, ma non erano donne maleducate, affatto.



Credo che col fischio si possano abbattere le barriere del pregiudizio non solo quelle di genere: un fischio infatti non ha sesso come invece la voce femminile o maschile. Può andare al di là del virtuosismo puro e semplice ed essere molto altro, io per esempio sono contenta del mio repertorio. Se penso all’americana Alice Shaw, che tra Ottocento e Novecento, incarnando la rivolta delle suffragette, lasciò il marito e girò il mondo da solista del fischio...

Considero il mio manuale unico, non ce n’è un altro al mondo, sono 40 pagine dedicate a chi non ha mai fatto musica fischiando, è come un corso dove spiego come prendere fiato e a fare esercizi, scale, arpeggi, intonazione e poi c’è tutta una parte multimediale per vedere come si eseguono gli esercizi. In fondo tutti possono farlo, tutti possono fischiare, lo strumento siamo semplicemente noi.



Altri progetti?

Per settembre uscirà un nuovo album in cui il fischio si mescola per la prima volta in assoluto alla musica elettronica, con i King Crimson o con Nick Drake, tra l’arpa il pianoforte e le percussioni strumenti prediletti da chi fischia, si sentirà anche la chitarra elettrica, nuove frontiere del fischiare. E' in collaborazione con Morgan Agren (batterista di Frank Zappa) e il mio chitarrista creatore e arrangiatore svedese Mats Hedberg.

Il fischio di Elena continua a sorprendere e a emozionare.
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