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AMBIENTE

L'intervista

Mario Tozzi: contro il Covid vince il più adatto, non il più forte

Il geologo a Rainews.it: il salto di specie - lo spillover - è avvenuto a causa di fenomeni come la deforestazione selvaggia, mentre il Covid 19 è stato veicolato in zone antropiche già inquinate

Mario Tozzi
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di Antonella Alba Il 5 giugno del 1972 è stato un giorno importante per l’Ambiente: cominciava in Svezia il primo vertice Onu. Il vertice finì con la dichiarazione di Stoccolma, che definì 26 principi sui diritti e le responsabilità dell'uomo in relazione all'ambiente. Sempre in Svezia qualche mese fa nasce il movimento FridaysForFuture capitanato dalla studentessa allora quindicenne Greta Thunberg, divenuto in pochi mesi personaggio simbolo della lotta al cambiamento climatico e in generale considerata paladina dell’Ambiente.

Quando la pandemia da coronavirus ha paralizzato tutto il pianeta a noi conosciuto, ognuno di noi a proprio modo ha fatto i conti con la propria coscienza ambientale. Gli scienziati hanno stabilito la natura animale del Covid 19, ma molti si sono interrogati sulle conseguenze della mano dell’uomo sulla Natura, come ad esempio la deforestazione selvaggia che secondo i dati rilasciati dall’Istituto nazionale per la ricerca spaziale brasiliano (INPE) in Amazzonia – la più grande foresta pluviale, considerata polmone del Terra - ha registrato un aumento record del +64% rispetto ad Aprile dello scorso anno, e un +55% sui primi tre mesi del 2020 rispetto al 2019 con 1,202 chilometri quadrati di foresta danneggiati. Un fenomeno che quindi nonostante il Covid  non si arresta mettendo a rischio la salute del Pianeta e quella dell’uomo.

Chiediamo a Mario Tozzi, divulgatore e geologo, che fine hanno fatto quei principi sanciti nel 1972 e se oggi hanno ancora senso

Alcuni di quei principi sono finiti nella Carta della Terra, altri nelle Dichiarazioni dell’Ambiente, per me quello più importante è quello che riguarda il benessere dei ‘sapiens’ (uomini ndr). Questo benessere c’è solo se il pianeta sta bene, ma vede è anche quello meno accettato, perchése non c’è una biosfera sana l’uomo non può più essere sano. Il problema è che pensiamo di essere autosufficienti, che bastiamo a noi stessi, tutto viene visto in maniera materiale con l’illusione di essere autosufficienti. E’ un messaggio importante ma anche il più disatteso.

L’Europa ha istituito il ‘Green Deal’ cioè una sorta di tabella di marcia per rendere sostenibile l'economia, partendo dalla considerazione che i problemi ambientali diventino opportunità. Lei pensa che sia realizzabile?
Sì, penso che con l’ammontare dei miliardi investiti dall’Europa questo essere realizzabile. Vede secondo me, quando l’uomo intravede un affare può darsi pure che riesca a riconvertire bene la rotta, per esempio scartando per sempre i combustibili fossili e orientandosi verso cicli economici alimentati da energie rinnovabili, cicli che si chiudono, non lineari, che abbiano pochissimi scarti.

Cambiamento climatico e pandemia: c'è una connessione?
No, il cambiamento climatico favorisce malattie come ad esempio malaria o febbre gialla, ma non lo metterei sullo stesso piano delle pandemie. Nelle pandemie virali ci sono due fattori: l’innesco e la veicolazione. La SarsCov, l’Ebola, o il nuovo Covid 19 hanno a che fare con fenomeni come la deforestazione.

Cioè?
Se togli un habitat importante, come può essere una foresta, ad alcune specie animali come i pipistrelli - che peraltro sono specie fortissime - questi stressati dalla mancanza del loro habitat, invece che perire, rafforzano il loro sistema immunitario e quando con la loro saliva andranno a mordere una banana o un topo, quella saliva con una carica virale enorme va a incidere sui cicli antropici, roba nostra, pezzo di città, pezzo di allevamento. In inglese si chiama ‘spillover’ significa salto di specie (come l’ultimo libro di David Quammen ndr). Le ultime pandemie sono tutte così, l’Ebola si è diffusa attraverso le scimmie, i maiali, attraverso i pipistrelli nell’epidemia Nipah in Malesia.

Dopo l’innesco c’è la veicolazione cioè il modo in cui si propaga il virus: nel caso del Covid 19 è stato stabilito che l’inquinamento atmosferico abbia contribuito alla sua ideale propagazione, e se pensiamo che la Pianura Padana la zona più inquinata da pm10 in Europa e la provincia cinese dell’Hubei, da dove si è propagato il coronavirus, è tra le più inquinate al mondo, non è difficile capire perché siano state le zone abitate più colpite dal virus.

Ma è d’accordo con Greta e con il movimento FridaysforFuture?
Ho avuto modo di conoscere i ragazzi del movimento quando sono venuti in Italia, mi hanno invitato a parlare tra loro, ero l’unico adulto. Credo siano abbastanza coerenti, ragazzi con un orizzonte di lotta molto alto, ‘il mondo che vi abbiamo prestato come ce lo state restituendo?’ questo è lo slogan con cui si identificano. Oramai anche grazie a loro tutti, anche i giovani, hanno capito che il cambiamento climatico dipende dall’uomo. Hanno ragione, no?

"Ogni anno scompaiono migliaia di specie vegetali e animali che non potremo più conoscere, che i nostri figli non potranno vedere. Per causa nostra, non daranno gloria a Dio con la loro esistenza. Non ne abbiamo il diritto", ha scritto Papa Francesco in un tweet il 22 maggio scorso
Papa Francesco sembra essere l’unico uomo di statura internazionale a dire le stesse cose che dicono gli scienziati, nella sua enciclica ‘Laudato sì’ lo dice chiaramente ed è l’unico che lo fa.
 
Paradossalmente il Covid ci sta dando una lezione di vita?
Quella lezione è già disattesa, ci ha fatto capire che esiste qualcosa che non è animale. Ha un Rna, non un Dna, ed è in grado di metter in scacco l’intera umanità, miliardi di persone, è straordinario, è una strategia della Natura pazzesca. Ma attenzione, a lui non conviene il nostro sterminio, a nessun virus conviene, lui vuole che rimaniamo in vita per replicarsi il più possibile.

C’è quindi il rischio che, per darwiniana memoria, sopravviva solo il più forte?
No, non il più forte, ma il più adatto, cioè quello che mette in atto le migliori strategie di cooperazione per poter sopravvivere che poi è quello che fanno tutti gli animali evoluti, altrimenti perché dovrebbe essere più forte? Il virus ha approfittato della situazione, di suo sarebbe rimasto nella foresta, è venuto tra noi ‘sapiens’ soprattutto nelle città in mano agli uomini.

La comunità scientifica sembra divisa su alcuni punti importanti, si riesce così a dare certezze? Per esempio ci sarà una seconda ondata in autunno?
Secondo me gli scienziati non dovrebbero fare interviste in televisione ma parlarsi attraverso le pubblicazioni scientifiche. Sul cambiamento climatico tutti sono d’accordo che è dovuto alla mano dell’uomo. Per quanto riguarda il Covid il dibattito ci sta perché è cosa nuova, ma dal punto di vista scientifico, quello detto in tv conta zero, sappiamo poco di questo virus quindi impossibile sapere come possa evolvere.

Ma come si fa con l’opinione pubblica? la gente vuole sapere..
Certo il dibattito ci vuole sempre, ma è anche vero che abbiamo sentito di tutto, per esempio che il virus sia stato costruito in laboratorio, che sia frutto di un complotto, bisogna stare molto attenti a questo tipo di ipotesi non suffragate da evidenze scientifiche, gli scienziati dicono che l’origine del virus è completamente naturale.

Il virus si è indebolito?
Del fatto che si sia indebolito non ho trovato traccia sulle riviste scientifiche, nessuno ha scritto che è cambiato, se è latente ce lo devono dire i numeri, io mi regolo sui numeri, non posso far altro. In Cina ad esempio hanno dichiarato chiusa l’emergenza quando non hanno registrato nessun altro contagio e solo allora hanno chiuso gli ospedali, in Italia purtroppo siamo ancora a 70 morti al giorno.

A parte i numeri, quanto intuito ci vuole per ascoltare e semmai risolvere i problemi del nostro pianeta Terra, della Natura?
Solo i geni hanno avuto la capacità di misurarsi con l’intuito in ambito scientifico. Prendiamo Einstein. Lui mise insieme intuito e dati scientifici e quelle scoperte hanno segnato passi rivoluzionari dai quali sono scaturiti altri progressi e mattoncino su mattoncino, corroborando quella intuizione si è andati avanti, ma per andare avanti ci vogliono i dati. La scienza va per rivoluzioni, Einstein con quella sua intuizione legò per sempre tempo e spazio su cui poi gli altri scienziati hanno lavorato per decenni.  Un buon ricercatore non deve essere necessariamente un genio, ma deve essere uno studioso sistemico, essere pignolo, poi se avrà colpo di genio bene.

Possiamo sperare in un vaccino?
Credo che il vaccino sia importante, ma che forse non ci si arriverà. Vede non si è mai trovato un vaccino per la Sarscov1, tanto meno per l’Hiv, ma è la terapia quella che può funzionare, nel caso del coronavirus una cura definitiva sul complesso delle patologie create, prime di tutte quelle cardiovascolari può essere già la strada, purchè funzioni.

Lei ha paura del Covid, come ha reagito all’isolamento?
No, non ho paura. L’ho affrontato con le uniche regole per me possibili: distanziamento fisico e autoprotezione, poi gli errori ci possono essere ma di tuo, si deve stare attenti. Penso che si poteva intervenire prima nella chiusura delle zone rosse e che in Lombardia il problema resta perché in realtà non ci si è mai fermati veramente. Ma a parte l’inevitabile disastro economico, in fondo siamo stati bravi. 
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