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Coronavirus

Verso la terza dose

Galimberti: "La libertà dei 'No-vax' è schiava di convinzioni errate"

"Se uno è schiavo delle proprie convinzioni, è molto arretrato dal punto di vista mentale. Questo ci  insegna la filosofia: non è importante che io abbia un'idea ma è necessario che questa idea io sappia argomentarla, fondarla e giustificarla" afferma il filosofo e scrittore Umberto Galimberti

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di Antonella Alba

L'uso del vaccino e del Green pass nella lotta alla diffusione del Coronavirus e delle sue varianti continua a creare spaccature e tensioni all'interno della società italiana. 

Il nuovo report settimanale del governo dice che sono ancora più di 10 milioni gli italiani sopra i 12 anni, su una popolazione complessiva vaccinabile di oltre 53 milioni, che non hanno fatto neanche la prima dose del vaccino. Tra questi emerge che 3,5 milioni sono over 50 senza alcuna copertura, mentre all'inizio del nuovo anno scolastico sono poco meno di 1 milione e 700mila i ragazzi tra i 12 e i 19 anni in attesa. Quel che si è visto fino a ora è che i vaccini disponibili danno una copertura dal virus fino all'88%. Tra i vaccinati si sono registrati alcuni casi di Covid, ma i dati ci dicono, anche, che il 90% degli attuali ricoveri in terapia intensiva è fatto di non vaccinati.

La prossima settimana il Governo darà il via libera alla terza dose di richiamo per i cosiddetti "fragili". Si tratta di una vasta platea e sarà il ministero della Salute a stabilire le categorie che avranno la precedenza. Una misura è stata adottata anche in altri Paesi.

Da questa fotografia restano al momento esclusi i contrari, i cosìddetti "No-vax". Una "comunità" piccola, ma comunque rappresentativa di una frattura sociale, che si impone ai nostri occhi: in fondo, chi di noi non ha intorno un amico contrario al vaccino? Una contrarietà che ha toccato un apice nei giorni scorsi, quando il popolo dei "No-vax" e "No-greenpass", refrattari al vaccino e all'introduzione della certificazione vaccinale, è sceso nelle piazze.

"Abbiamo visto gesti frutto di inconsapevolezza e paura, che nelle loro manifestazioni peggiori sono mutati in rabbia e violenza" spiega il professor Umberto Galimberti, ordinario di Filosofia alla Università Ca' Foscari a Venezia. Paura di essere raggirati o meglio quella di essere al centro di un vero e proprio "complotto" di cui non si conoscono i limiti, persone che invocano la libertà e arrivano a parlare di soluzioni da regime fascista.

Professore, l'uso del vaccino crea divisioni e forti tensioni. Lo abbiamo visto in questi giorni anche nelle piazze. Lei che idea si è fatta?

Più che contro il vaccino queste persone dicono "no" a qualsiasi cosa, e sbagliano anche l'obiettivo perché quel loro "no" non riguarda il vaccino ma il governo che li invita con forza a vaccinarsi. Il problema però non è il governo, il problema è la pandemia, e di fronte alla pandemia il rimedio è il vaccino. Queste persone si oppongono sistematicamente a qualsiasi cosa il governo decida, questo è il loro limite, un limite che si traduce in atti di violenza, e la violenza è un ulteriore limite perché se uno usa gesti violenti vuol dire che il suo linguaggio è molto povero, non sa discutere e perciò mena le mani. 

Questi oppositori sono gli stessi che ieri hanno detto "no" alla Tav, oggi dicono "no" al vaccino e domani diranno "no" a qualsiasi altra cosa. Parlerei proprio di un'opposizione preconcetta, gratuita: "Io sto all'opposizione", qualunque cosa accada. Adesso c'è la protesta "Novax" e loro si definiscono come tali. 

La società sembra spaccata in due, come tra buoni e cattivi, (novax e sivax), una sorta di Giano bifronte, per altro l'obbligo del vaccino presupposto di ragioni scientifiche, potrebbe acuire violenza e rabbia...questa frattura sociale come può essere gestita? 

Non parlerei di frattura sociale perché oggi oltre l'80% della popolazione è vaccinata, quindi parliamo di una minoranza. Vede, non dobbiamo pensare alla società come luogo tranquillo e comodo, senza conflitti e dove tutti vanno d'accordo. La società è sempre conflittuale. Questa minoranza poi è assolutamente ingiustificata, perché quando uno nega l'evidenza come diceva Freud è pazzo. Mi spiego: se per esempio questo tavolo è marrone e tu dici che, invece, è rosso neghi l'evidenza, e negare l'evidenza è segno classico di pazzia.  

Mentre è evidente che da quando è subentrato il vaccino, sono diminuiti i morti, le terapie intensive e i ricoveri, e allora è provato che il vaccino ha aiutato a contrastare questa pandemia: se prima si moriva in 500 oggi si muore in 50, insomma qualcosa è successo. C'è poi il dato acclarato che il 90% dei casi di Covid in terapia intensiva è fatto di No-vax: io a costoro gli farei pagare le spese sanitarie del ricovero giornaliero in ospedale, che è di 1500 euro al giorno! Perché li devo pagare io?

I social acuiscono il problema legato alle cosìddette fake news, il 65% di esse sembra essere veicolata proprio da chi innesca spirali di disinformazione e propaganda, parliamo di milioni di follower, come se ne esce?

I social sono uno "sfogatoio" generalizzato, quando la comunicazione era ufficiale il linguaggio era controllato e le parole giustificate. Oggi i social danno la possibilità di dare una risposta immediata a sfondo pulsionale, spesso potendo restare nell'anonimato, ed è così che diventano un mezzo inaffidabile. Troppo spesso tutti quelli che non hanno nulla da dire o che non hanno studiato abbastanza, persone che non hanno problematizzato le loro idee, si sfogano sui social.

E' un fenomeno che dobbiamo sopportare anche a causa del collasso della nostra Cultura e della nostra Scuola, non più in grado di formare menti critiche. Prevalgono dunque informazioni infondate, la violenza è lo sfogo di chi non ha cultura. Ma attenzione la Cultura non è privilegio degli intellettuali, la cultura comincia dalla buona educazione, dalla capacità di dialogo, cose che si insegnano a scuola, altrimenti restiamo tutti dei bulli che sfogano le loro idee in queste modalità.

Socrate ci ha insegnato a "sapere di non sapere", un modo per iniziare ad apprendere e arrivare alla verità, dunque il cosìddetto "beneficio del dubbio" è segno di saggezza ma anche di fragilità, c'è un modo per convincere i più radicali? 

Costoro non li puoi convincere, anche perché sono induttori di morte, induttori di malattie, possono anche non vaccinarsi salvo poi andare dai loro parenti, dai loro nonni e passargli il Covid, rischiando che muoiano. Ma che senso ha tutto questo?

Il mio compito non è quello di insegnarvi una verità, diceva Socrate, o di esporvi una dottrina, il mio compito - diceva - è simile a quello dei vasai, cioè quando uno voleva verificare se il vaso fosse di vero bronzo lo tastava con la nocca del proprio dito, per verificare se fosse di vero bronzo oppure no, così quando voi esponete le vostre idee - diceva Socrate - io "tasto" per verificare se sono fondate oppure no. Se queste idee non sono fondate dovete uscite dalle vostre persuasioni, dalle vostre convinzioni e quindi uscire dal dialogo.

Quello che mi importa sottolineare è che la Filosofia non è tanto un sapere ma un atteggiamento: è l'atteggiamento di ipotizzare che la persona con cui dialogo abbia un gradiente di Verità superiore al mio, cioè "sia in relazione" con la verità da raccontarmi. Se non si parte da questa premessa non ci può essere dialogo, e qui c'è anche il principio della tolleranza che non è per esempio tollerare l'odore di fritto che fanno i cinesi, quella è buona educazione. La vera tolleranza è ipotizzare che l'altro abbia quel gradiente di cui sopra.

"La libertà non è un'opinione, non è uno spazio libero, libertà è partecipazione" cantava Gaber. Molti dei contrari al vaccino invocano alla libertà, lei che ne pensa?

E' noto che la libertà ha il suo limite nel momento in cui danneggia quella degli altri, i filosofi di ogni orientamento sono d'accordo su questo. Ma se io rivendico la mia libertà e divento un possibile untore o uno che può diffondere la malattia agli altri,  è chiaro che questa libertà non può essere esercitata. Quella libertà è - quindi - schiava di convinzioni errate.

Non dobbiamo essere tanto sicuri che gli uomini desiderano davvero la libertà. Dostoevskij quando racconta dell'Inquisitore ("Il Grande Inquisitore" ndr) che chiede a Gesù "ma sei sicuro che gli uomini vogliono la libertà?" e loro rispondono "Noi non ne siamo sicuri". Anch'io sono convinto che la libertà non sia un desiderio umano, il desiderio di libertà da parte dell'uomo è solo proclamato. Penso che in una società complessa in casi di emergenza, basta che uno dia una soluzione, anche infondata, che però dia l'idea di avere una strada da seguire, se questo mi risolve il problema della complessità in cui mi trovo, io l'accetto! 

Se però uno è schiavo delle proprie convinzioni, è molto arretrato dal punto di vista mentale, perché le nostre idee le nostre convinzioni, i nostri pregiudizi, vanno messi continuamente in questione, questo ci ha insegnato la filosofia: non è importante che io abbia un'idea ma è necessario che questa idea io sappia argomentarla, sappia fondarla, sappia giustificarla.

L'umanità è inevitabilmente segnata da questa pandemia che è il frutto di un processo di mutazione virale complesso, cosa possiamo imparare da questa vicenda?

Se pensiamo alla Natura come creatura di Dio sbagliamo, perché essa non è né buona né cattiva, da mangiare, ma provoca anche terremoti e malattie, la natura è indifferente all'umano, crea il bene e il male. E' caratterizzata da una sorta di "crudeltà innocente", ma noi non siamo più come i Greci che credevano nella Natura come misura di tutte le cose, noi non siamo più capaci di concepire una defaillance rispetto a questo presupposto fondamentalmente cristiano. A lei non interessa la sorte degli individui presi singolarmente, ma pensa solo alla prosecuzione della specie dei giovani sui vecchi. Lei pensa alla sua Economia non alla nostra. Goethe la rappresentava come una grande danzatrice che aveva tanti uomini attaccati alle braccia e mentre danzava se li perdeva a caso, senza memoria e senza un perché. Smettiamola di credere che la Natura sia buona.

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