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MONDO

Il messaggio di Al-Baghdadi

Iraq. Jihadisti dell'Isil minacciano: "Un attacco contro gli Stati Uniti peggiore dell'11 settembre"

Il leader del califfato islamico parla dopo l'autoproclamazione: "Gli Stati Uniti sono alla testa degli infedeli e la loro battaglia contro i musulmani è persa"

Un corteo dell'Isis
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di "L'America la pagherà cara, ancora di più rispetto a quello che è stato fatto da Osama Bin Laden". A minacciare gli Stati Uniti di un secondo undici settembre è Abu Bakr al-Baghdadi, il leader a capo degli estremisti dell'Isil (o Isis). È il primo messaggio audio che al-Baghdadi pubblica dopo l'autoproclamazione del califfato. E le sue parole sono una fatwa contro l'America.

La guerra anche durante il Ramadan
Al-Baghdadi invita poi tutti i musulmani a "correre nel vostro Stato", cioè il califfato. L'appello è rivolto a medici, ingengneri e persone con abilità militari e amministrative ad andare nei territori nell'Iraq del nord per rispondere alle necessità della popolazione: "Baghdad è il cuore della battaglia dei sunniti contro l'Iran". C'è anche il riferimento al Ramadan, il digiuno compiuto dai musulmani iniziato proprio pochi giorni fa: "Non c'è sforzo migliore in questo mese benedetto, o in qualsiasi altro, che il jihad sul percorso di Allah, quindi abbracciate questo cambiamento e promuovete la religione di Allah attraverso il jihad", ha detto Al-Baghdadi.

L'impegno Usa in Iraq
Intanto il presidente degli Stati Uniti ha ha autorizzato l'invio di altri 200 militari per proteggere l'ambasciata americana in Iraq e l'aeroporto internazionale di Baghdad, portando così a 775 il numero degli uomini dispiegati nel Paese. I militari, si legge in una lettera al Congresso, sono "attrezzati per il combattimento" e "rimarrà in Iraq finché la situazione della sicurezza non diventa tale da non essere più necessaria".

La disponibilità iraniana
Invece l'Iran non ha finora ricevuto alcuna domanda di forniture di armi dall'alleato governo iracheno a guida sciita, ma è pronto a soddisfare eventuali richieste. Il viceministro degli Esteri iraniano ha detto che se se le armi servissero "per un'efficace lotta al terrorismo", si valuterà una fornitura "nell'ambito del diritto e delle norme internazionali come pure degli accordi bilaterali".

Oltre duemila vittime solo a giugno
E dalle Nazioni Unite le prime stime sui morti provocati dalla crisi in Iraq: sono oltre 2400, uccisi a giugno. Si tratta, specifica il Palazzo di Vetro del numero più alto di vittime dall'inizio dell'anno nella zona. Tra le vittime ci sono 1.531 civili e 886 membri delle forze di sicurezza. Altri 2.287 iracheni sono stati feriti. Il bilancio, precisa l'Onu, non prende in considerazione le vittime nella provincia di Anbar, il cui territorio è controllato per lo più da militanti sunniti.


 
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