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MONDO

Alle urne solo il 41% degli elettori

Iraq, il religioso sciita nazionalista Moqtada al-Sadr vince le elezioni

Il gruppo di Sadr si è imposto come primo partito, conquistando 73 dei 329 seggi in Parlamento

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Il risultato del voto in Iraq vede come vincitore il religioso sciita Moqtada al-Sadr. Il suo partito ha anche aumentato i seggi in Parlamento. L'ex primo ministro Nouri al-Maliki sembrava destinato ad avere una larga vittoria all'interno del partito sciita. Comunque il risultato non dovrebbe cambiare lo status quo - i gruppi sciiti iracheni detengono il potere dalla caduta del sunnita Saddam Hussein nel 2003. Sadr stesso è stato una figura dominante in tutto questo periodo. Il religioso è intervenuto  in diretta alla televisione di Stato proclamando la vittoria e promettendo "un governo nazionalista libero dalle influenze straniere". 

Le elezioni erano state annunciate come la possibilità di sottrarre il controllo del paese alle élite ma la popolazione non ha creduto ai proclami e solo il 41% è andato alle urne.  La tornata elettorale era stata indetta dopo le massicce proteste del 2019 contro il governo, che avevano mostrato la rabbia diffusa contro i leader politici che secondo molti si erano arricchiti a scapito della popolazione. Stando ai primi dati, il partito  Muqtada al-Sadr si è imposto conquistando 73 dei 329 seggi in Parlamento, seguito dalla formazione Taqaddum del presidente del Parlamento, il sunnita Mohamed al-Halbousi, con 38 seggi, e dal partito dell'ex premier Nouri al-Maliki, sciita, con 37 seggi.

A registrare la maggiore perdita di consensi è stata  l'Alleanza al Fatah, coalizione di forze politiche affiliata alla rete di gruppi armati filo-iraniani nota come Forze di mobilitazione popolare, che ha ottenuto 14 seggi rispetto ai 48 che si era assicurata alle elezioni del 2018. Sadr avrebbe così una forte voce in capitolo nella formazione del nuovo governo. anche se il suo gruppo non sarà l'unico che parteciperà ai negoziati per formare la coalizione di governo. Negoziati che potrebbero durare settimane.

I gruppi filo-iraniani respingono i risultati
In un comunicato congiunto, i gruppi filo-iraniani hanno annunciato che respingono i risultati, riferendo di aver sollevato "osservazioni tecniche" a cui la Commissione elettorale non avrebbe ancora dato risposta. A sua volta, Hadi al-Amiri, uno dei politici filo-iraniani più influenti, ha bollato come "inventati" i risultati elettorali: "Non accetteremo questi risultati inventati, a qualunque costo", ha detto al-Amiri ai microfoni dell'emittente al-Aahd. 

L'Europa
"Queste elezioni segnano un passo importante nel consolidamento della democrazia e della stabilità a lungo termine dell'Iraq. Gli sforzi delle autorità elettorali e delle forze di sicurezza irachene hanno portato a una votazione in gran parte pacifica e ordinata, nonostante la bassa affluenza alle urne". Lo afferma l'Alto rappresentante per la politica estera Ue, Josep Borrell, in una nota. "Su richiesta dell'Iraq - continua Borrell - l'Unione europea ha deciso di dispiegare per la prima volta una missione di osservazione elettorale nel paese. La Missione ha presentato oggi una dichiarazione preliminare sulle elezioni, in cui ha valutato che le urne sono state ben gestite e competitive. Tuttavia, sono emerse alcune sfide per quanto riguarda la parità di condizioni e alcuni aspetti del quadro giuridico sono risultati problematici. Dopo questa valutazione preliminare, la Missione pubblicherà un rapporto completo comprendente raccomandazioni per migliorare il processo elettorale iracheno. Il conteggio dei voti è in corso e i risultati continuano ad arrivare. Spero che ciò porti alla rapida formazione di un governo rappresentativo, che risponda ai bisogni e alle aspirazioni del popolo iracheno. È importante che tutti gli attori accettino i risultati e che eventuali reclami di irregolarità siano affrontati prontamente attraverso le procedure disponibili. L'Ue rimarrà un partner forte dell'Iraq, della sua stabilità e sovranità. Non vediamo l'ora di lavorare a stretto contatto con il prossimo governo nell'attuazione delle riforme urgenti, come richiesto dal popolo iracheno".
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