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ITALIA

Acquisito cittadinanza 119mila cittadini non comunitari

Istat: meno stranieri, ma crescono 'nuovi italiani', +4,1%

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Nonostante la pandemia, tra il 2019 e il 2020 sono aumentate le acquisizioni di cittadinanza. Il lungo iter necessario per la definizione delle richieste (spesso antecedenti l'acquisizione di almeno tre anni) e la digitalizzazione delle procedure hanno evidentemente contrastato gli effetti di calo congiunturale riscontrabile in altri casi. Lo rileva l'Istat nel report "Cittadini non comunitari in Italia. Anni 2020-2021".

Nel corso del 2020 gli stranieri che hanno acquisito la cittadinanza sono 131.803 (+4% rispetto al 2019); il 90% circa (poco meno di 119mila) erano precedentemente cittadini non comunitari.  L'incremento è da imputare totalmente alla crescita dei procedimenti riguardanti uomini (+11,6%) mentre la componente femminile risulta in calo (-3%) anche per il non trascurabile decremento dei procedimenti di acquisizione per matrimonio (-16,5%) che interessa da sempre soprattutto le donne.

Scendono anche le acquisizioni per elezione da parte dei nati in Italia al compimento del diciottesimo anno di età (-40,2%) e quelle per ius sanguinis (-30,9%). Nel primo caso si tratta di pratiche lavorate dai comuni interessate da una sospensione dei termini per il rallentamento delle attività degli uffici conseguente alla pandemia.

Nel secondo caso la mobilità da un paese all'altro, divenuta più difficile, ha impedito ai discendenti di italiani emigrati di raggiungere l'Italia e richiedere la cittadinanza. Al contrario, le acquisizioni per residenza e - conseguentemente - quelle per trasmissione del diritto dai genitori ai minori sono aumentate rispettivamente del 25,7% e del 5,9% rispetto al 2019: nel 2020 quasi l'80% delle acquisizioni è avvenuta per residenza (48,5%) o per trasmissione (30,3%). Spiccano gli originari dell'Albania che hanno fatto registrare il maggior numero assoluto di acquisizioni, seguiti da marocchini, brasiliani, pakistani e dai cittadini del Bangladesh. 

Permessi per asilo diminuiti del 51,1%
I permessi per asilo sono diminuiti del 51,1% rispetto all'anno precedente. In totale nel 2020 si sono registrati 13.467 nuovi permessi per richiesta di asilo e protezione internazionale (12,6% del totale dei nuovi permessi rilasciati) rileva ancora l'Istat. La diminuzione ha riguardato tutti i paesi non comunitari di principale provenienza, ma il calo relativo più evidente (superiore all'80% rispetto al 2019) ha interessato i cittadini indiani e ucraini.

Anche i permessi per famiglia, principale motivazione di ingresso nel nostro paese, sono calati del 38,3% sull'anno precedente e coprono ormai quasi il 59% dei nuovi permessi rilasciati. Gli ingressi per lavoro hanno subito una contrazione meno intensa tra il 2019 e il 2020 (-8,8%) rispetto a quelli dovuti ad altre motivazioni. Tuttavia, gli arrivi per motivi lavorativi erano già a livelli molto bassi negli anni passati. In questo caso il calo non è generalizzato: per alcune delle principali cittadinanze la variazione relativa è stata ampiamente positiva, pur in un quadro di valori assoluti contenuti. Ciò è avvenuto per gli arrivi da Nigeria, Pakistan e Bangladesh.

Anche altre collettività hanno fatto registrare un aumento, anche se meno evidente, dei nuovi ingressi per lavoro, come è avvenuto per l'Ucraina e il Marocco. Questa dinamica può essere in parte attribuita ai risultati della regolarizzazione che sebbene, come detto, non abbia ancora esplicato completamente i suoi effetti, ha avuto comunque delle conseguenze per alcune collettività. 
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