Original qstring:  | /dl/rainews/articoli/jazz-pandemia-paolo-fresu-musica-liquida-8ce778f4-6f9b-4c94-b687-113453367284.html | rainews/live/ | true
SPETTACOLO

Musica e pandemia

Fresu: la musica diventa liquida per tendere la mano

La musica 'liquida' avvicina gli spettatori: se lo streaming è il guado verso il futuro garantisca il rispetto degli artisti e dei lavoratori con giusti compensi, e che la qualità delle riprese audio e video si avvicini a quella dei live

Condividi
di Antonella Alba Oltre alle attività commerciali oggi la ripresa anche di alcune attività legate alla cultura come la riapertura di Musei e biblioteche, mentre secondo il nuovo Dpcm del 17 maggio per riaprire Teatri e Cinema si dovrà aspettare il 15 giugno rispettando la distanza di sicurezza di almeno un metro. Il mondo della Musica continua dunque a soffrire l’isolamento, centinaia i concerti live, i grandi eventi e le manifestazioni musicali annullati nel 2020 anche quelli della stagione estiva. Tutto rimandato al 2021 dicono da Assomusica. 

Tre mesi in cui però non sono mancati i musicisti che si sono fatti comunque sentire, spesso donando un loro contributo sui social, in streaming e perfino dai balconi.

Per la prima volta nella sua storia anche il Blue Note di Milano tempio del Jazz nazionale e internazionale ha aperto le sue porte ad un concerto dal vivo completamente in streaming coinvolgendo 12 paesi in Europa e non solo. “E' proprio in questo periodo, che la buona musica non dovrebbe mancare, perché tutti noi abbiamo bisogno di ritrovare leggerezza e profondità interiore per andare avanti, e la musica può darceli” ha detto Andrea De Micheli Ad di Casta Diva Group che gestisce il Blue Note. 110.000 le persone connesse da casa per sentire il concerto di Paolo Fresu e il Devil Quartet il cui ricavato è andato alla Croce Rossa.

Abbiamo chiesto a Paolo Fresu trombettista di fama internazionale
 
Come la Musica può mutare, assolvendo alla sua funzione civile e sociale in questo momento così difficile?
La musica può fare molto e molto sta facendo. Entra nelle nostre case e ci mette in contatto. Diviene un tribale tam-tam capace di amplificare i messaggi e di accorciare le distanze. Ha una funzione civile e sociale,  ma si fa portavoce anche di un messaggio politico.

Si spieghi meglio..
Le note è come se camminassero nell’aria rendendo il mondo piccolo quando, soprattutto oggi, è proprio così a causa del coronavirus che ce lo racconta ogni giorno. Se la musica è il linguaggio degli incontri e della tesa di mano questa deve portare con sé un messaggio di solidarietà e di speranza.

Il jazz, suo genere d'elezione, è anche improvvisazione ha bisogno del contatto visivo per essere suonato, come si può andare avanti nonostante la chiusura dei teatri e le misure restrittive?
Assolutamente sì. Il jazz si fa con gli altri e la bellezza di un concerto è nell’interplay tra i musicisti sul palco, oltre che nella capacità di dialogo con il pubblico. Tutto questo oggi manca e i musicisti si inventano altre forme di creatività e di comunicazione dalle proprie case. L’emozione della condivisione viene a mancare, ma quello che si sta facendo è un ponte verso il futuro. E i ponti sono fatti di contatto, di sguardi e di passione. Sentire un disco a casa è bello ma non amplifica le emozioni come quando lo si sente con gli altri. Spero si possa ripartire presto con i concerti dal vivo, seppure con le ovvie regole di sicurezza. Ora riaprono le chiese poi possono riaprire anche i piccoli luoghi da concerto, il periodo estivo è importante per le attività dei teatri.

I lavoratori dello spettacolo sono in grande difficoltà e invece possono contribuire all’economia dei territori con l’indotto che le manifestazioni culturali creano, e di offrire agli appassionati una possibilità di evasione e di crescita.

“La musica è la nostra terapia” diceva in Maestro Ezio Bosso scomparso pochi giorni fa..
Come ho scritto in un post su facebook conoscevo Ezio Bosso da vent’anni, eravamo amici. Quando lo conobbi suonava il contrabbasso come nessun altro. Era un virtuoso con una musicalità straordinaria che diventava un tutt’uno con lo strumento. Dopo qualche anno mi raccontò della sua malattia, parlava lento ma con la profondità di sempre. Fu costretto ad abbandonare il contrabbasso per suonare il pianoforte e dirigere, ma lui era felice lo stesso, grazie alla sua forza straordinaria. La sua musica, la sua poesia hanno fatto bene al mondo, ecco la terapia. 

Che pensa dei canti dai balconi e della nuova fruizione musicale, ad esempio in streaming? 
I canti dai balconi sembrano ora preistoria. Perché il tempo del coronavirus cammina molto più veloce di noi. È stato un momento importante e simbolico. Proprio per dimostrare il valore e il significato della musica, oltre che per avvicinarci tutti idealmente attraverso i suoni e le melodie.

Penso bene dei video musicali privati che sono la rappresentazione e la fotografia della nostra creatività sviluppata nelle nostre case e che va nelle case degli altri. Penso bene anche dello streaming se questo è il guado verso il futuro, purché garantisca due concetti fondamentali: il rispetto degli artisti e dei lavoratori con giusti compensi, e la qualità delle riprese audio e video che si devono avvicinare a quella del live.

E come? 
In Italia abbiamo coniato il termine “Musica liquida” per tutto ciò che passa attraverso la rete. Ma anche l’acqua che ho comprato in rete ha un costo. Purtroppo spesso anche troppo alto…

Cioè?
C’è bisogno di raccontare che dietro un video o un concerto in streaming ci sono professionalità, anni di studio e investimenti. Altrimenti il rischio è l'annichilimento della musica e che tanti pensino che quello sia il futuro. Non si deve pensare che la musica sia fruibile in rete come un prodotto gratuito, ma che questa abbia un valore concreto alla pari di un pasto dal ristorante che ci viene portato a casa. Perché dietro questo ci sono zucchine, pomodori e olio da comprare, una struttura da mantenere, un team di cuochi e uno con la motoretta che porta tutto a casa nostra.

Lei è un musicista affermato, cosa direbbe ai suoi colleghi più giovani in questo momento?
Ai giovani musicisti dico che non devono farsi prendere dal panico nonostante la difficilissima situazione. Bisogna impegnare la mente attraverso la creatività ed inseguendo i sogni. Abbiamo gli affetti da coltivare più di prima che eravamo poco a casa (almeno io…). A loro dico che dovremmo essere più comprensivi con il prossimo perché questa pandemia non è necessariamente un nemico e soprattutto sui social dove l'odio dovrebbe essere cancellato e anche tra noi musicisti che abbiamo scelto un ‘mestiere’ straordinario. A loro dico che non devono sentirsi soli e che presto si tornerà a fare concerti e vivere di musica.

Dobbiamo andare fieri di quello che siamo e del contributo importante che diamo alla società nonostante quello che alcuni pensano sulla nostra inutilità. Vede penso ci sia una riflessione profonda sul bisogno di modificare lo stato dei lavoratori dello spettacolo affinché, usciti dal tempo del coronavirus, ci si trovi tutti in altro luogo con più rispetto per la nostra professione, con doveri ma anche con diritti. E tutto questo per evitare che alla prossima crisi, speriamo il più in là possibile, non ci si trovi nella stessa situazione precaria di ora.
Condividi