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MONDO

Baghdad

I manifestanti tolgono l'assedio all'ambasciata Usa. Khamenei a Trump: ragiona e poi twitta

In mattinata le forze di sicurezza dell'ambasciata americana a Baghdad hanno lanciato gas lacrimogeni per disperdere i manifestanti filo-iraniani che avevano trascorso la notte fuori dai cancelli del compound

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Tutti i manifestanti che da ieri stavano protestando davanti all'ambasciata americana a Baghdad si sono dispersi. In precedenza, la coalizione delle milizie paramilitari sciite pro-Iran aveva ordinato ai suoi sostenitori di ritirarsi.  

Lacrimogeni contro la folla 
In mattinata le forze di sicurezza dell'ambasciata hanno lanciato gas lacrimogeni per disperdere i manifestanti filo-iraniani che avevano trascorso la notte fuori dai cancelli del compound e che hanno bruciato una bandiera a stelle e strisce. Migliaia di sostenitori delle fazioni armate irachene vicine all'Iran si erano radunati ieri davanti all'ambasciata in protesta contro gli attacchi aerei statunitensi che hanno ucciso 25 combattenti filo-iraniani nel weekend.
 
Khamenei a Trump: prima ragiona poi twitta
Intanto la Guida suprema dell'Iran, Ali Khamenei, risponde alle accuse del presidente americano, Donald Trump, sul coinvolgimento nell'assedio all'ambasciata Usa a Baghdad. "Se la Repubblica islamica decide di combattere, lo farà in modo inequivocabile. Non cerchiamo le guerre, ma difendiamo con forza gli interessi interessi, la dignità e la gloria della nazione iraniana. Se qualcuno li minaccia, ci confronteremo senza esitazione e lo colpiremo", ha twittato Khamenei.
 
"Quello scrive tweet accusando l'Iran e minacciando il Paese di rappresaglia... Accidenti a te, ma ragiona": ha detto il leader Khamenei. "Se noi decidiamo di combattere con un Paese - ha aggiunto -, lo faremo esplicitamente. Se qualcuno minaccia l'onore e lo sviluppo dell'Iran, lo affronteremo e sferreremo un colpo contro di lui senza altre considerazioni".  "Non organizzeremo mai alcuna guerra - ha aggiunto Khamenei -, ma se altri vogliono imporre la loro volontà sul paese, ci opporremo rigorosamente a loro".   "L'odio verso gli Stati Uniti deriva dal comportamento umiliante dei funzionari americani come la loro visita in alcuni Paesi della regione e l'ispezione delle loro basi militari, senza il permesso di quei Paesi", ha sottolineato Khamenei che ha anche incolpato i "nemici", compresi gli americani, per aver alimentato i recenti disordini in Iran legati all'aumento dei prezzi della benzina.
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