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MONDO

Dopo il "Sabato della collera"

Libano, si dimette terzo ministro in poche ore. "Aiuti in cambio di riforme"

Il presidente francese ha aperto con l'Onu la raccolta fondi in sostegno del popolo libanese gravemente colpito dall'esplosione del 4 agosto scorso. La Conferenza donatori si è impegnata per 250 milioni. Assenti Turchia e Russia. Intanto seconda giornata di proteste nella capitale, scontri tra agenti e manifestanti con lancio di pietre e gas lacrimogeni. Due ministri si dimettono

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Si è dimessa la ministra libanese della giustizia Marie-Claude Najem. Lo riferiscono i media di Beirut citando la stessa ministra. Dopo il ministro dell'informazione e dell'ambiente, è il terzo ministro che si dimette nel giro di 24 ore dopo le polemiche seguite alle esplosioni del 4 agosto, che hanno finora causato l'uccisione di 220 persone. Si attende nel pomeriggio, alle 15 locali (le 14 in Italia), la riunione del consiglio dei ministri presieduto dal premier Hassan Diab. Nelle ultime ore  sono arrivate anche le notizie delle dimissioni dei titolari  dell'Informazione, Manal Abdel Samad, e dell'Ambiente, Demianos  Qattar.
Il bilancio di 220 uccisi e circa 7mila feriti delle esplosioni del 4 agosto è finora il più grave verificatosi a Beirut da quasi 40 anni.   Il 23 ottobre del 1983 un duplice attentato suicida, rivendicato dall'organizzazione Jihad islamico (da più parti identificato con l'allora nascente Hezbollah), uccise 346 persone: in larga parte soldati statunitensi (241) e militari francesi (58) presenti nel paese nel quadro della missione internazionale nel contesto della guerra civile libanese(1975-90). 
 
Intanto gli aiuti di emergenza raccolti domenica durante una videoconferenza co-organizzata da Francia e Onu per il Libano dopo l'esplosione di martedì scorso che ha devastato Beirut ammontano a poco più di 250 milioni di euro, ha annunciato ieri sera l'Eliseo. L'importo totale degli "aiuti d'urgenza impegnati o mobilitati a breve termine" è di 252,7 milioni di euro, di cui 30 milioni dalla Francia, ha affermato la presidenza francese.
 
 
 
La conferenza dei donatori ha chiesto in cambio che le autorità libanesi si impegnino a portare avanti le riforme invocate a gran voce dalla popolazione.      Intanto la protesta non si ferma. Dopo che sabato, al grido di 'rivoluzione', migliaia di persone si erano riversate nelle strade di Beirut, oggi ci sono state nuove manifestazioni nel centro della citta': e' stato forzato un posto di blocco vicino al Parlamento e ci sono stati nuovi disordini, persino un principio di incendio. E la protesta della piazza comincia a produrre risultati. Si e' dimesso il ministro dell'istruzione, Manal Abdel Samal: e' andata in tv a dare l'annuncio e si e' scusata con il popolo libanese, per non aver soddisfatto le sue "aspirazioni". Dopo di lei, si e' tirato indietro anche il ministro dell'ambiente, Damianos Kattar, che al premier, Hassan Diab, ha denunciato di aver perso anche amici di famiglia nell'esplosione. Anche il patriarca maronita, Bechara Boutros al-Rahi, si e' unito al coro di chi preme perche' l'esecutivo si dimetta dopo quello che -ha detto- potrebbe definirsi "un crimine contro l'umanita'". "Non basta che un deputato lasci, o un ministro si dimetta", ha detto al-Rahi nell'omelia domenicale. "E' necessario, per rispetto dei sentimenti dei libanesi e per l'immensa responsabilita' richiesta, che l'intero governo si dimetta, perche' e' incapace di far fare passi avanti al Paese". E ha chiesto nuove elezioni, come del resto invoca il movimento di protesta che fa sentire la sua voce almeno dall'ottobre scorso, perche' si faccia da parte una classe politica considerata inetta e incapace.



La raccolta fondi in favore del libano è sostenuta anche dall'Onu "l'obiettivo di oggi è agire in fretta e in modo efficace per coordinare i nostri aiuti in modo che arrivino al popolo libanese" il "sostegno alle famiglie, agli amici delle vittime  e a coloro che hanno portato i soccorsi", ha detto ancora il presidente francese.  

La Casa Bianca riferisce che durante la conferenza dei donatori il presidente americano Donald Trump ha detto che gli Stati uniti sono pronti ad aiutare il Libano nell'indagine sull'esplosione nel porto di Beirut."Il presidente Trump ha riaffermato che gli Stati uniti sono pronti e intendono continuare a fornire aiuto al popolo libanese nella sua ripresa. Il presidente ha concordato con gli altri leader di lavorare insieme per una risposta internazionale" e Trump ha anche spronato il governo del Libano a "condurre un'indagine completa e trasparente in cui" Washington "è pronta ad assistere" Beirut.

 

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