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MONDO

La crisi

Libano, nuove proteste per la crisi economica: scontri nella notte, decine di feriti

Continua il crollo del valore della lira: è la crisi più grave degli ultimi 30 anni. Le mosse di Usa e Russia

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Nuove proteste popolari sono in corso oggi a Beirut e in varie città del Libano col diffondersi della notizia che la lira locale ha toccato un nuovo record negativo nello scambio col dollaro statunitense. La lira libanese ha perso più del 90% del suo valore in 18 mesi: nel 2019, 1.500 lire compravano un dollaro, ma oggi ce ne vogliono15mila.

Fino a poche settimane fa nel mercato reale di cambio, un dollaro statunitense veniva venduto per circa 9mila lire. Ma nel giro di due settimane, con l'aggravarsi della situazione politica locale a causa del prolungato stallo nella formazione del governo e della profonda sfiducia dei mercati, la lira ha perso ulteriormente valore. Questo sta causando un rialzo dei prezzi improvviso dei beni e dei servizi al consumo, in un contesto in cui l'elettricità e la benzina sono di fatto razionati in quantità sempre maggiori.

Manifestanti hanno bloccato le strade nella centralissima via Hamra, nel cuore commerciale e imprenditoriale di Beirut, a due passi dalla sede della Banca centrale. Altri blocchi stradali si registrano nella zona di Tripoli nel nord, e a Sidone nel sud, così come nella parte centrale della valle della Bekaa a est.

Intanto, è di una decina di feriti il bilancio di scontri nella notte tra manifestanti. Lo riferiscono media di Beirut secondo cui alcuni manifestanti hanno interrotto la circolazione su diverse strade della capitale e di altre città del Paese.

Distributori di benzina hanno da ieri cominciato a razionare la vendita di combustibile per timore di rimanere senza scorte a causa dell'assenza di fondi in dollari per acquistare il carburante. Da settimane la Società elettrica libanese (Edl) raziona ulteriormente la fornitura di energia elettrica per uso domestico a causa dell'assenza di combustibile per alimentare le centrali.

Gli Stati Uniti e la Russia tornano a mobilitare le rispettive diplomazie sul Libano in crisi: nelle ultime ore una delegazione governativa americana guidata dal generale Kenneth McKenzie, a capo del comando centrale Usa (Centcom) ha incontrato a Beirut il comandante dell'esercito libanese, il generale Joseph Aoun. Mentre una delegazione degli Hezbollah filo-iraniani ha visitato Mosca, dove è stata accolta ieri dal ministro degli esteri russo Serghiei Lavrov. I media di Beirut danno risalto a queste iniziative diplomatiche, apparentemente distinte ma che, affermano gli analisti locali, rientrano negli sforzi di Washington e di Mosca di assicurarsi che la più grave crisi che il Libano sta affrontando negli ultimi 30 anni non degeneri in un caos sociale e politico su scala nazionale.

Dall'autunno del 2019 il paese è attraversato da una crescente tensione sociale, con periodici momenti di mobilitazione popolare anti-governativa sullo sfondo di una svalutazione senza precedenti della lira locale (che ha perso circa il 90% del suo valore in 18 mesi). Gli Hezbollah, integrati a pieno titolo nelle istituzioni centrali e locali e che dispongono di una forza militare alternativa all'esercito libanese, hanno avuto "una conversazione cordiale e franca" con Lavrov a Mosca, riferisce oggi la tv al Manar dello stesso movimento sciita libanese. Dal canto suo il generale libanese Joseph Aoun ha trovato nella delegazione Usa la piena rassicurazione che l'esercito libanese non sarà abbandonato ai rischi della crisi economica. Le forze armate libanesi sono chiamate da più di un anno a contenere in strada le proteste popolari ma i suoi membri sono esposti come tutti gli altri libanesi agli effetti disastrosi della crisi economica.
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