Original qstring:  | /dl/rainews/articoli/macron-onu-beirut-libano-donazioni-00d101dd-d03f-4baf-8417-ba716dc6a2d2.html | rainews/live/ | true
MONDO

Dopo il "Sabato della collera"

A Beirut riesplode la rabbia. Macron con l'Onu per aiuti al Libano: "Il mondo agisca in fretta"

Il presidente francese ha aperto con l'Onu la raccolta fondi in sostegno del popolo libanese gravemente colpito dall'esplosione del 4 agosto scorso. La Conferenza donatori si è impegnata per 250 milioni. Assenti Turchia e Russia. Intanto seconda giornata di proteste nella capitale, scontri tra agenti e manifestanti con lancio di pietre e gas lacrimogeni. Due ministri si dimettono

Condividi

"Il mondo deve agire in fretta e con efficacia"  per aiutare il Libano. Con queste parole il presidente francese Emmanuel Macron ha aperto la conferenza internazionale dei donatori da lui stesso voluta con l'Onu per aiutare Beirut dopo la devastante esplosione del 4 agosto scorso. Paesi e istituzioni si sono impegnati a dare al Libano oltre 250 milioni di euro, ma hanno chiesto in cambio che le autorità libanesi si impegnino a portare avanti le riforme invocate a gran voce dalla popolazione.

Dopo che sabato, al grido di 'rivoluzione', migliaia di persone si erano riversate nelle strade di Beirut, ieri è stato forzato un posto di blocco vicino al Parlamento e ci sono stati nuovi disordini, persino un principio di incendio. Con le proteste della piazza il governo perde i primi pezzi: si è dimesso il ministro dell'istruzione, Manal Abdel Samal scusandosi con il popolo libanese per non aver soddisfatto le sue "aspirazioni". Dopo di lei, si è tirato indietro anche il ministro dell'ambiente, Damianos Kattar. Anche il patriarca maronita, Bechara Boutros al-Rahi, ha chiesto che l'intero governo si dimetta, perchè: "incapace di far fare passi avanti al Paese".



I partecipanti alla conferenza dei donatori
Una trentina di leader internazionali e funzionari governativi partecipa alla videoconferenza, co-organizzata da Francia e Nazioni unite per raccogliere fondi per il Libano. Tra loro ci sono anche il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, il re di Giordania Abdullah, il presidente egiziani Abdel Fattah al-Sisi, il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte. Assenti Turchia e Russia, che forniranno comunque aiuti, ha detto Macron nel discorso d'apertura. "E' importante che gli aiuti arrivino più in fretta possibile agi attori pubblici e privati, alle ong e alla società civile", sotto supervisione Onu, ha detto Macron. "La comunità internazionale sia generosa", l'endorsment del Papa agli aiuti a favore del paese gravemente colpito lo scorso 4 agosto.

"Oggi chi è interessato alla divisione e al caos" in Libano, "sono i poteri che vogliono il male del popolo libanese" - ha detto Macron senza fare nomi - "Il caos e la violenza non devono vincere", ha aggiunto rivolgendo un appello alle autorità del Libano a fare in modo che il paese "non sprofondi" e a "rispondere alle richieste della popolazione che manifesta pacificamente nelle strade di Beirut".

La raccolta fondi in favore del libano è sostenuta anche dall'Onu "l'obiettivo di oggi è agire in fretta e in modo efficace per coordinare i nostri aiuti in modo che arrivino al popolo libanese" il "sostegno alle famiglie, agli amici delle vittime  e a coloro che hanno portato i soccorsi", ha detto ancora il presidente francese.  

La Casa Bianca riferisce che durante la conferenza dei donatori il presidente americano Donald Trump ha detto che gli Stati uniti sono pronti ad aiutare il Libano nell'indagine sull'esplosione nel porto di Beirut."Il presidente Trump ha riaffermato che gli Stati uniti sono pronti e intendono continuare a fornire aiuto al popolo libanese nella sua ripresa. Il presidente ha concordato con gli altri leader di lavorare insieme per una risposta internazionale" e Trump ha anche spronato il governo del Libano a "condurre un'indagine completa e trasparente in cui" Washington "è pronta ad assistere" Beirut.

Gli aiuti in cifre
L'Onu in una bozza dell'emergency response framework' (efr) ha calcolato che al Libano serviranno 117 milioni di dollari nei prossimi tre mesi per rispondere alla crisi generata dall'esplosione chiamata 'ground zero' che ha messo in ginocchio il paese. In particolare serviranno subito 66,3 milioni di dollari da elargire alle strutture sanitarie che hanno accolto i feriti, ai rifugi di emergenza per chi e' rimasto senza casa, alle organizzazioni che si occupano di distribire il cibo e a quelle che gestiscono la prevenzione e l'ulteriore diffusione del covid-19.

Nella fase 2, spiega il documento dell'Onu dovranno essere stanziati 50,6 milioni di dollari per  ricostruire infrastrutture pubbliche ma anche case e per prevenire la diffusione di malattie. Secondo le nazioni unite almeno 15 strutture sanitarie, inclusi tre grandi ospedali, sono stati gravemente danneggiati nell'esplosione e oltre 120 scuole potrebbe chiudere privando delle lezioni circa 55.000 bambini.

L'Unione Europea garantirà ulteriori trenta milioni di Euro di aiuti di emergenza al Libano. Ad annunciarlo è stata la Commissione Europea dopo la conferenza dei donatori. Il denaro va ad aggiungersi ai 33 milioni di Euro già promessi all'indomani del disastro che ha provocato oltre 154 morti e 5mila feriti. Gli aiuti verranno fatti pervenire attraverso le Nazioni Unite ed altre organizzazioni sotto stretto controllo.

​Il ministro degli esteri tedesco Heiko Maas ha annunciato che la Germania donera' al libano 10 milioni di euro per affrontare l'emergenza. "I cittadini hanno bisogno del nostro aiuto, hanno bisogno di speranza", ha dichiarato il ministro

I 15 milioni di dollari forniti dagli Stati Uniti al Libano per affrontare le conseguenze dell'esplosione a Beirut non andranno al governo ma direttamente a coloro che ne hanno bisogno. I fondi americani verranno indirizzati alle autorità mediche all'American University di Beirut e all'American Lebanese University, ha sottolineato, precisando che Washington sta finanziando pasti d'emergenza del World Food Program per circa 300 mila persone colpite dalla tragedia, oltre a fornire kit medici d'emergenza. Da mesi migliaia di manifestanti scendono in strada contro un governo giudicato corrotto e inefficienti; le autorita' americane temono inoltre che i soldi possano finire nelle mani di Hezbollah, il Partito di Dio filo-iraniano. 

Gli aiuti internazionali per la ricostruzione di Beirut devono arrivare "prima dell'inverno, stagione durante la quale le sofferenze dei cittadini rischiano di aumentare, soprattutto quelli che non hanno più una casa", è quello che ha detto il presidente libanese Michel Aoun in risposta a Macron. Aoun, che nei giorni scorsi aveva respinto la richiesta del capo dell'Eliseo per una commissione d'inchiesta internazionale sulla gigantesca esplosione, ha aggiunto di essersi "impegnato davanti al popolo libanese a fare giustizia".

Condividi