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ITALIA

Ribaltata in assise la sentenza di primo grado

Trattativa Stato-mafia, assolti in appello Dell'Utri e Mori

Assolti anche De Donno e Subranni. Pena ridotta al boss Leoluca Bagarella, condannato il capomafia Nino Cinà. Dichiarate prescritte le accuse al pentito Giovanni Brusca. Il processo era iniziato il 29 aprile 2019. Salvatore Borsellino: "Mio fratello Paolo morto invano"

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Nel pomeriggio è arrivata la sentenza dei giudici di Palermo nel processo sulla "trattativa stato-mafia",il dialogo segreto che uomini dello Stato avrebbero intrattenuto con i vertici di Cosa nostra durante la stagione delle stragi, fra il 1992 e il 1993.

La Corte di Assise di Palermo ha assolto l’ex senatore Marcello Dell’Utri ("per non avere commesso il fatto"),  gli ex generali del Ros Mario Mori e Antonio Subranni ("perchè il fatto non costituisce reato"), in primo grado erano stati condannati a 12 anni. Pena ridotta a 27 anni per boss Leoluca Bagarella mentre  al medico Antonino Cinà la pena è stata confermata a 12 anni.

Il processo di appello e' iniziato il 29 aprile del 2019. L'accusa, rappresentata dai sostituti pg Sergio Barbiera e Giuseppe Fici, alla fine della requisitoria del 7 giugno ha chiesto il rigetto dei ricorsi e la conferma della condanne di primo grado.

In primo grado la Corte di Assise, nel maggio 2018, aveva condannato a 28 anni di carcere il boss Leoluca Bagarella, a 12 anni  Dell'Utri e  gli ex carabinieri del Ros Mario Mori e Antonio Subranni e Antonino Cinà, medico e fedelissimo di Totò Riina. Erano stati condannati a 8 anni l'ex capitano dei carabinieri Giuseppe De Donno e Massimo Ciancimino, figlio di Vito, poi stralciato e prescritto.

Il dispositivo
"In parziale riforma della sentenza emessa dalla Corte di assise di Palermo in data 20 aprile 2018 - si legge - assolve De Donno Giuseppe, Mori Mario e Subranni Antonio dalla residua imputazione a loro ascritta per il reato di cui al capo A,perché il fatto non costituisce reato". 
 "Dichiara - prosegue il dispositivo - non doversi procedere nei riguardi di Bagarella Leoluca Biagio, per il reato di cui al capo A, limitatamente alle condotte commesse in pregiudizio del governo presieduto da Silvio Berlusconi, previa riqualificazione del fatto; come tentata minaccia pluriaggravata a corpo politico dello stato, per essere il reato così riqualificato estinto per intervenuta prescrizione. E per l'effetto ridetermina la pena nei riguardi di Bagarella in anni 27 di reclusione". 
"Assolve Dell'Utri Marcello dalla residua imputazione per il reato di cui al capo A, come sopra riqualificato, per non avere commesso il fatto e dichiara cessata l'efficacia della misura cautelare del divieto di espatrio già applicata nei suoi riguardi".   
La Corte ha revocato le statuizioni civili nei riguardi degli imputati De Donno, Mori, Subranni e Dell'Utri e rideterminato in 5 milioni di euro l'importo complessivo del risarcimento dovuto alla Presidenza del Consiglio dei ministri.   
La Corte d'assise "conferma nel resto l'impugnata sentenza anche nei confronti di Giovanni Brusca e condanna gli imputati Bagarella e Cinà alla rifusione delle ulteriori spese processuali in favore delle parti civili (Presidenza del Consiglio dei ministri, presidenza della regione siciliana, comune di Palermo,associazione tra familiari contro le mafie, centro Pio LaTorre)".  La corte ha fissato in 90 giorni il termine per il deposito delle motivazioni. (Qui il dispositivo della sentenza)

"Aspettiamo le motivazioni eleggeremo il dispositivo". Così, laconicamente,  il procuratore generale Giuseppe Fici ha commentato la valanga di assoluzioni odierna. Marcello Dell'Utri: " Sono sempre stato tranquillo, altrimenti non sarei qui.." e il suo avvocato  Francesco Centonze ( difensore insieme a Francesco Bertarotta e Tullio Padovani:"Siamo felici perché il nostro assistito è stato dichiarato estraneo a questa imputazione, dopo 25 anni di processi, in relazione al periodo successivo al '94".

"In attesa di leggere le motivazioni, la sentenza del processo d'appello ci allontana dalla verità e giustizia su uno dei periodi più oscuri della nostra Repubblica. Oggi, ancora di più, il  nostro pensiero va ai tanti familiari delle vittime innocenti delle mafie che davanti a questa sentenza vedono acuire le loro ferite e il loro dolore". Cosi' in una nota l'associazione Libera sulla sentenza della Corte di assise di appello a Palermo sulla cosiddetta 'trattativa Stato-mafia.

"E' l'ipotesi peggiore che potessi immaginare. Aspetto di leggere le motivazioni, tuttavia la  sentenza, con la condanna di Bagarella e Cinà, conferma che la trattativa c'è stata, l'assoluzione di Mori e De Donno vuol dire che quella trattativa non costituisce reato. E' l'ipotesi peggiore che  potessi immaginare perché sull'altare di quella trattativa è stata  sacrificata la vita di Paolo Borsellino. Questo significa che mio  fratello è morto per niente". Così Salvatore Borsellino, fratello del  giudice antimafia Paolo, morto nella strage di via D'Amelio, commenta  con l'Adnkronos la sentenza del processo d'appello sulla trattativa  Stato-mafia.

"Sono molto amareggiato - aggiunge -. Bagarella e Cinà non possono aver fatto la trattativa da soli. Con le altre assoluzioni si afferma  che il fatto che lo Stato tratti con l'anti-Stato non è reato e questo vuol dire che mio fratello è stato sacrificato per nulla. Si ammette  che sull'altare di una trattativa, che io continuo a definire  scellerata, è stata sacrificata la vita di un servitore dello Stato  come Paolo Borsellino, che è stato ucciso perché si è opposto a questa trattativa. Questa sentenza vuol dire che in Italia non c'è  giustizia", conclude. 

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