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MONDO

Fu rapita da jihadisti

Liberata la suora colombiana rapita nel 2017 in Mali. Arcivescovo di Bamako: "Sta bene"

Secondo la presidenza del Mali il rilascio è "il coronamento di 4 anni e 8 mesi di sforzi congiunti di diversi servizi di intelligence". La religiosa fu rapita insieme a Padre Maccalli, sacerdote della Società per le Missioni Africane (Sma), liberato un anno fa

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Una religiosa francescana colombiana, suor Gloria Cecilia Narvaez, rapita nel febbraio 2017 dai jihadisti in Mali, è stata rilasciata. Lo ha annunciato la presidenza del Mali in un comunicato. Suor Gloria Cecilia Narvaez Argoti era stata rapita il 7 febbraio 2017 a Karangasso nel sud del Mali vicino al confine con il Burkina Faso.

Secondo la presidenza del Mali il rilascio è "il coronamento di 4 anni e 8 mesi di sforzi congiunti di diversi servizi di intelligence". Il presidente della Transizione in Mali, il colonnello Assimi Goita, assicura iche "sono in corso sforzi" per liberare tutti i rapiti in Mali. La liberazione della suora colombiana è stata confermata all'Afp dall'arcivescovo di Bamako, monsignor Jean Zerbo, che ha assicurato che la religiosa "sta bene". La presidenza del Mali ha reso omaggio in un tweet al 'coraggio' della suora colombiana rapita in Mali. Nel tweet si ricorda che la religiosa, Gloria Cecilia Narvaez, era stata rapita il 7 febbraio 2017 a Karangasso, nel distretto di Kutiala, al confine tra il Mali e il Burkina Faso, dove lavorava come missionaria.

Il periodo di prigionia
L'ultimo segnale che era ancora in vita era arrivato a maggio, con una lettera recapitata al fratello in Colombia, che la religiosa aveva scritto in febbraio. "Invio a tutti i miei più cordiali saluti, il buon Dio li benedica e conceda loro la salute. Sono prigioniera da quattro anni e ora sono con un nuovo gruppo. Possano tutti pregare molto per me", aveva scritto la suora 57enne al fratello Edgar, a quanto riferiva Avvenire, in luglio.

Secondo la fondazione pontificia Aiuto alla Chiesa che soffre (Acs) che aveva visto la lettera, la missiva era arrivata con la mediazione del Comitato internazionale della Croce Rossa (Cicr) e nel testo la suora faceva riferimento al Gruppo per il sostegno all'Islam e ai musulmani (Gsim), un gruppo jihadista attivo dal 2017 nel centro nord del Mali, che unisce diversi gruppi legati ad Al Qaeda. 

Nel luglio 2017, suor Gloria Cecilia Narváez Argoti era apparsa assieme ad altri cinque ostaggi in un video diffuso da al Qaeda su Telegram. Nel gennaio 2018 era stato diffuso un altro video su Internet in cui la religiosa chiedeva aiuto a Papa Francesco per la sua liberazione.

Della suora aveva parlato anche Sophie Petronin, operatrice umanitaria francese, liberata l'otto ottobre 2020 assieme agli italiani padre Pierluigi Maccalli e Nicola Chiacchio, e Soumaila Cissé, ex ministro delle finanze del Mali. Petronin raccontò di aver passato la maggior parte della sua prigionia assieme alla suora colombiana, in diversi campi, fino a quando erano state separate pochi giorni prima della sua liberazione. Disse che la suora era viva, ma aveva bisogno di cure. I quattro ostaggi erano stati liberati poco dopo che il governo del Mali aveva rilasciato 100 jihadisti. A Karangasso, dove era stata rapita, suor Gloria Cecilia Narváez Argoti era responsabile di una missione con un centro sanitario, un orfanatrofio e un centro per l'alfabetizzazione delle donne e la catechesi dei bambini.

Padre Maccalli: "Gioia, grazie a tutti quelli che hanno contribuito alla sua liberazione"
"La Farnesina mi ha confermato la notizia: solo gioia"! Questo è il commento rilasciato all'agenzia Fides di padre Gigi Maccalli, sacerdote della Società per le Missioni Africane (Sma), sulla liberazione di suor Gloria Cecilia Narvaez che era stata rapita in Mali il 7 febbraio 2017 insieme a Maccalli. Maccalli, attualmente impegnato in Francia, ha ricevuto la notizia della liberazione della suora via telefono da padre Antonio Porcellato, Superiore Generale (Sma) al quale ha confermato di aver parlato con suor Noemi Quesada, ex superiora generale della Congregazione di suor Gloria, attualmente in Costa Rica, che ha confermato la grande emozione e gioia che stanno condividendo in Colombia.

"Il Superiore Generale Sma ha espresso gratitudine anche per la Farnesina e il prezioso lavoro portato avanti nella discrezione più totale per la tutela degli ostaggi", aggiunge Fides, "la liberazione di suor Gloria è avvenuta esattamente ad un anno di distanza da quella di padre Gigi". 

La gioa della Marogna, si occupò anche della liberazione della religiosa
''Gioia'' per la liberazione della suora colombiana Gloria Cecilia Narvaez Argoti, rapita il 7 gennaio 2017 da jihadisti in Mali e liberata oggi. A esprimerla, a quanto apprende l'Adnkronos, è Cecilia Marogna, che al caso lavorò per conto del Vaticano su incarico del cardinale Angelo Becciu. Una vicenda che è finita al centro, peraltro, del maxi-processo che la vede imputata insieme all'ex numero due della Segreteria di Stato della Santa Sede, nel quale l'imprenditrice cagliaritana viene accusata di peculato in relazione a 575mila euro versati alla sua società Logsic Doo dalla segreteria di Stato per attività di intelligence (tra l'altro proprio la liberazione della suora colombiana rapita) e che, secondo i magistrati vaticani, sarebbero stati invece spesi in beni di lusso.

''Quello di Cecilia Marogna è stato un lavoro silente, svolto anche se poi le è stato negato il dovuto plauso - dice il capo del suo pool difensivo, Riccardo Sindoca - Si è occupata del caso a lungo, circostanza che può documentare fin d'ora e per date con documenti, chat e comunicazioni. Hanno cercato di farla passare per poco 'attendibile', hanno mortificato il suo lavoro asserendo l'inutilità del suo supporto. Vorremmo sapere, ora, i servizi italiani a che titolo si sono occupati di una suora colombiana e perché a Roma ci sia tanto interesse per una cittadina non italiana. Cosa potrà ancora sostenere innanzi a questi fatti la parte inquirente Vaticana?''.
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