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MONDO

"Tutta colpa dei media"

New York, il re del narcotraffico "El Chapo" condannato all'ergastolo

Carcere a vita per il capo indiscusso del cartello di Sinaloa. Il tribunale di Brooklyn gli ha riconosciuto tutti e dieci i capi di imputazione dei quali era accusato. Sarà rinchiuso in un super carcere del Colorado. "El Chapo", però, è famoso per le sue fughe rocambolesche

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L'ex capo del cartello messicano di Sinaloa, Joaquin "El Chapo" Guzman, è stato condannato all'ergastolo oggi dalla corte federale statunitense nell'aula super blindata del tribunale di Brooklyn, a New York, per dieci capi di imputazione. Lo riferiscono i media americani.

Detenuto in un carcere di massima sicurezza a New York, Guzman, 62 anni, è considerato uno dei più grandi narcotrafficanti al mondo. Arrestato in Messico, è stato estradato negli Stati Uniti, dove gli è stato contestato di avere esportato tonnellate di droga e di avere causato la morte di tantissime persone. Nell'accordo di estradizione tra Messico e Stati Uniti, nel 2017, è stata esclusa la possibilità di una condanna alla pena capitale. Il boss dovrà scontare la sua pena al "Supermax" di Florence, in Colorado, un carcere di massima sicurezza che ospita alcuni dei peggiori criminali condannati in Usa.

Le lamentele di "El Chapo"
Nel corso del processo, prima della sentenza, "El Chapo" è intervenuto in aula, con l'aiuto di un traduttore, per denunciare le condizioni della sua detenzione che ha definito "una tortura psicologica, emotiva e mentale 24 ore al giorno". Il suo avvocato ha poi aggiunto che a "El Chapo" è stato negato un giusto processo. A suo avviso il caso sarebbe stato "macchiato" dai pregiudizi dei giurati che avrebbero letto impropriamente la copertura fornita dai media e da questo sarebbero stati condizionati. Presente alla lettura della sentenza, anche la moglie del re del narcotraffico, Emma Coronel Aispuro, che ha seguito regolarmente tutto il processo.

Il "conto" del tribunale
I dieci capi di imputazione vanno dall'associazione a delinquere nell'ambito della criminalità organizzata al traffico di droga, dal riciclaggio di denaro sporco all'uso e traffico di armi da fuoco. La procura di Brooklyn nei giorni scorsi aveva anche presentato il conto al re del narcotraffico, chiedendogli di restituire alla collettività 12,6 miliardi di dollari, una somma che equivarrebbe ai proventi del traffico di droga negli Usa gestiti dal suo cartello prima che fosse arrestato in Messico e processato negli Stati Uniti. 

Chi è "El Chapo"
Joaquin "El Chapo" Guzman, il signore della droga messicano che si è reso colpevole di aver gestito una impresa criminale, era stato già riconosciuto colpevole da una giuria a febbraio per aver introdotto negli Usa tonnellate di cocaina, eroina e marijuana e mandante di diversi omicidi come leader del Sinaloa Cartel, da tempo noto come una delle organizzazioni di traffico di droga più grandi e violente del Messico. Guzman, il cui soprannome significa "Shorty", "il corto" in italiano, era ritenuto quasi un Robin Hood tra gli abitanti del suo villaggio natale di montagna nello Stato di Sinaloa.

Campione di fuga
Prima di essere catturato nel 2016, Guzman era scappato due volte da una prigione di massima sicurezza in Messico. Si era fatto un nome come trafficante negli anni '80 quando era famoso per scavare gallerie sotto il confine Usa-Messico che gli permettevano di contrabbandare droghe più rapidamente di qualsiasi altro suo rivale. Ha accumulato potere durante gli anni '90 e 2000 attraverso guerre spesso sanguinose, diventando il leader più conosciuto del Sinaloa Cartel. Il suo processo, della durata di 11 settimane, ha visto alla sbarra dei testimoni più di una dozzina di ex soci di Guzman che avevano stretto accordi con i pubblici ministeri. Lo svolgimento processuale ha offerto al pubblico una prospettiva senza precedenti sui meccanismi interni del cartello. I testimoni, tra i quali alcuni dei migliori uomini di Guzman, un ingegnere delle comunicazioni e un'amante di vecchia data, hanno descritto come aveva costruito un'organizzazione sofisticata che ricorda una multinazionale.

Un fiume di droga
Guzman ha inviato droghe verso nord con flotte di aerei e barche, e ha tenuto meticolosamente i conti con libri contabili e con un sistema di comunicazione elettronica crittografato gestito attraverso server informatici collocati segretamente in Canada, hanno riferito i testimoni. I procuratori statunitensi hanno affermato che Guzman ha venduto più di 12 miliardi di dollari di droga, e la rivista Forbes una volta lo ha elencato tra gli uomini più ricchi del mondo. Sebbene altre figure di alto livello fossero state estradate negli Stati Uniti prima, Guzman è stato il primo ad essere sottoposto a processo piuttosto che dichiararsi colpevole.

Vita avventurosa
Guzman ha vissuto per lungo tempo da latitante. Imprigionato in Messico nel 1993, fuggì nel 2001 nascosto in un carrello della lavanderia e trascorse gli ultimi anni a passare da un nascondiglio all'altro nei monti di Sinaloa, sorvegliato da un esercito privato. È stato arrestato di nuovo nel 2014, ma l'anno successivo è riuscito a scappare tramite un tunnel lungo un chilometro e mezzo scavato nella sua cella, sebbene fosse recluso in una prigione di sicurezza. Alla fine è stato fermato a gennaio 2016. Il governo messicano afferma che "El Chapo" ha "bruciato" la sua copertura attraverso una serie di errori, incluso un tentativo di fare un film sulla sua vita. Nonostante la caduta di Guzman, il cartello di Sinaloa è stato quello che è stato presente per più tempo negli Stati Uniti, seguito dal Jalisco New Generation Cartel, in rapida crescita, secondo la Drug Enforcement Administration degli Stati Uniti.
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