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SALUTE

Ospedale Meyer, trapianto di cellule su bimba leucemica positiva al Covid

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 Una bambina positiva al coronavirus è stata sottoposta a un trapianto allogenico di cellule staminali ematopoietiche all'ospedale pediatrico Meyer di Firenze per curare una forma di leucemia mieloide ad altissimo rischio. È stata una scelta difficile quella che i medici si sono trovati ad affrontare poche settimane fa, anche perché il caso non ha precedenti in Italia. La piccola, di un anno e cinque mesi, doveva essere sottoposta a trapianto in tempi rapidi, ma i tamponi rino-faringei a cui è stata sottoposta nell'arco degli ultimi mesi continuavano a dare sempre lo stesso responso di positività al virus. "Non avevamo scelta, perciò abbiamo preso il coraggio a quattro mani e abbiamo deciso di andare avanti", spiega Veronica Tintori, responsabile della sezione trapianti ematopoietici del Centro di eccellenza di oncologia ed ematologia, diretto da Claudio Favre.(Segue).  La bambina, informa una nota del Meyer, ha avuto un recupero molto rapido e ha potuto fare ritorno a casa, anche negativizzata. La piccola dovrà seguire adesso un serrato percorso di cure e controlli per monitorare l'andamento della patologia oncologica, ma il suo recupero rappresenta intanto un grande traguardo.
A marzo, nel pieno dell'emergenza epidemiologica da coronavirus, gli esami hanno rivelato che anche la piccola paziente era stata infettata. Come spesso accade nei bambini, la malattia ha avuto un decorso lieve, senza particolari complicazioni. Ma nei mesi successivi la piccola non si è mai negativizzata, anche se i medici hanno tentato ogni strada, utilizzando anche due trattamenti di plasma iperimmune.
 
Arrivata l'estate, i medici hanno deciso che il trapianto non poteva più attendere: la forma era troppo aggressiva e il rischio che la situazione degenerasse ulteriormente era troppo elevato. Non essendo stato possibile selezionare un donatore dal registro, i medici hanno deciso di utilizzare il padre aploidentico, cioè compatibile al 50%, e il percorso è iniziato.
 
"La peculiarità di questo trapianto - conclude Favre - è stata l'averlo iniziato con la piccola ancora positiva al Covid-19 e in assenza di una risposta immunitaria di guarigione. Ci trovavamo a iniziare la procedura trapiantologica in una condizione clinica paragonabile a una brutta influenza: in questi casi il trapianto viene solitamente rinviato. Trattandosi di Covid-19 il rischio di complicanze gravi era di gran lunga superiore. Una decisione quindi molto sofferta e discussa più volte da tutto il nostro gruppo di oncoematologi del Meyer. In letteratura, almeno da quanto ci risulta, non erano descritti casi di questo tipo e non sapevamo come avrebbe potuto reagire la bambina. Prima di procedere abbiamo sentito anche il parere non vincolante della commissione scientifica del Gitmo (Gruppo italiano trapianto di midollo osseo) e abbiamo chiesto l'opinione a numerosi esperti internazionali".
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