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MONDO

Migranti, decreto del governo di Tripoli: navi Ong devono chiedere il permesso, pena il sequestro

Lo prevede il decreto emesso il 15 settembre dal Consiglio presidenziale del governo di accordo nazionale libico nella versione tradotta dall'Ufficio immigrazione dell'Arci. Riguarda le navi ong che intendono svolgere attività Sar nelle acque di competenza libica

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Le Organizzazioni non governative che intendono svolgere attività Sar nelle acque di competenza libica devono richiederne formalmente l'autorizzazione alle autorità di Tripoli e rispettarne le norme: le navi che non lo fanno saranno sequestrate e condotte nel porto libico più vicino. E' quanto prevede il decreto emesso il 15 settembre dal Consiglio presidenziale del governo di accordo nazionale libico nella versione tradotta dall'Ufficio immigrazione dell'Arci.

Le unità delle Ong e quelle affiliate sono tenute a "fornire periodicamente tutte le informazioni necessarie, anche tecniche relative al loro intervento, al Centro di coordinamento libico per il salvataggio"; a "non bloccare le operazioni di ricerca e salvataggio" esercitate dalla guardia costiera locale e a "lasciarle la precedenza d'intervento"; a "informare preventivamente il Centro di coordinamento libico" di iniziative autonome, anche se ritenute "necessarie " e "urgenti".

I naufraghi salvati dalle Ong - precisa il testo - "non vengono rimandati in Libia tranne nei rari casi eccezionali e di emergenza" ma il personale libico "e' autorizzato a salire a bordo ad ogni richiesta e per tutto il tempo valutato necessario, per motivi legali e di sicurezza".

E ancora: dopo il completamento delle operazioni di ricerca e soccorso, "le barche e i motori usati nelle operazioni di contrabbando saranno consegnati allo Stato libico" mentre "salvo le comunicazioni necessarie nel contesto delle operazioni di salvataggio e per salvaguardare la sicurezza delle vite in mare, le unita' marittime affiliate alle Organizzazioni s'impegnano a non mandare nessuna comunicazione o segnale di luce o altri effetti per facilitare l'arrivo d'imbarcazioni clandestine verso loro".

"Il 'codice Minniti libico" per le Ong - denuncia Filippo Miraglia, responsabile immigrazione dell'Arci - come quello dell'ex ministro italiano è un atto che punta a ostacolare e criminalizzare i salvataggi in mare. Per di piu' e' illegittimo, essendo stato emanato non da uno Stato sovrano, ma da una delle parti in causa nella guerra civile in atto.L'argomento viene utilizzato ancora una volta come arma di ricatto, uno strumento per accreditarsi come interlocutori sul piano internazionale e dare credibilita' alla cosiddetta guardia costiera libica. Ma i rapporti delle Nazioni Unite e le coraggiose inchieste giornalistiche hanno ampiamente dimostrato come quest'ultima non sia altro che un miscuglio di milizie e trafficanti, interessati solo ai propri affari".

"Il salvataggio in mare - ricorda Miraglia - e' un'attivita' obbligatoria e regolata internazionalmente: affidare alla violenza e alla crudelta' delle milizie qualsiasi tentativo di ostacolarla e' grottesco e irricevibile. Molte inchieste indipendenti hanno gia' svelato la totale inefficienza dell'MRCC libico: non hanno a disposizione strumentazione e protocolli adatti al coordinamento delle attivita' Sar; inoltre, alle richieste telefoniche, come noi stessi dell'Arci abbiamo potuto constatare direttamente, non rispondono mai prontamente e spesso parlano solo in arabo. Dall'inizio dell'anno hanno riportato piu' di 7 mila persone nei lager libici: luoghi dove vengono compiute torture, stupri e violenze di ogni genere. Veri e propri crimini contro l'umanita'".

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