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ITALIA

Sos Mediterranée: soccorsi in mare fermati da Roma

Oltre 400 migranti sbarcano a Catania: "Ci hanno torturato, abbiamo rischiato di morire"

Le loro condizioni sono drammatiche: presentano segni di malnutrizione e disidratazione. Parlano di condizioni terribili nelle prigioni libiche dove sono stati detenuti. Molti di loro sono bambini, 170 le donne. Una di loro - proveniente dal Camerun - racconta di violenze senza fine: ci hanno spezzato anche le dita con le porte. Non sono stati risparmiati neppure i minori

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Canti per essere essere arrivati sani e salvi a destinazione. Ad intonarli alcuni dei 421 migranti (in prevalenza somali ed eritrei) che sono approdati - a bordo della nave italiana Aquarius di Sos Mediterranee  - nel porto di Catania. Ci sono voluti due giorni per giungere in Italia: sabato sono stati soccorsi nel Mediterraneo, a 24 miglia dalla costa libica, a est di Tripoli. Si trovavano su una barca in legno sovraccarica e in difficoltà. Il team di medici della Ong ha prestato i primi soccorsi. Molti migranti infatti presentano segni di violenza, malnutrizione, disidratazione. Una donna incinta di nove mesi, che ha avvertito le prime contrazioni a bordo dell'imbarcazione di legno, è stata affidata alle cure dell'ostetrica di Msf.

Secondo le testimonianze raccolte a bordo dai volontari, i sopravvissuti soccorsi facevano parte di uno stesso gruppo detenuto per diversi mesi a Sabratha, poi di recente trasferito a Bani Walid, conosciuto per essere un centro nevralgico del traffico di esseri umani in Libia: "Eravamo tutti nella stessa prigione a Sabratha. Un mese fa, a causa della guerra, siamo stati separati in gruppi di 20 persone, caricati su dei furgoni e trasferiti a Bani Walid e poi ammassati in un'altra prigione dove abbiamo trascorso un mese". Il giorno prima della partenza sono stati trasferiti in un altro posto, "una spiaggia dove siamo stati costretti ad aspettare in pieno sole, senza nè acqua nè cibo.


L'imbarcazione ha lasciato la Libia attorno alle 6 del mattino", racconta un ventiseienne eritreo. "Nelle prigioni - aggiunge lo stesso testimone - venivamo picchiati con cavi elettrici. I libici non hanno umanità. Tutti noi eravamo proprietà dello stesso uomo, 'the boss', l'intero gruppo. Altre 600 persone appartenevano ad un altro boss. Nessuno paga lo stesso prezzo per il viaggio in mare. Alcuni hanno pagato mille dollari mentre un altro mi ha detto di averne pagati seimila". 

Drammatica testimonianza di una donna del Camerun: torturate e violentate
Una donna del Camerun ha raccontato di essere stata per 5 mesi in prigione a Sabratha, insieme al suo bambino nato nel deserto del Niger. "In prigione le donne morivano - ha detto - Una  deceduta dopo aver partorito, il cordone era stato tagliato col filo; non c'è niente, niente medicine, cure". E ancora: "Non ci si poteva lavare, l'acqua non era potabile. La tratta dei neri esiste in Libia, dove tutti sono armati, anche i bambini". Prendono le donne, le imprigionano, le torturano, le spogliano. Gli uomini e i bambini vengono sodomizzati."Spezzavano le dita alle ragazze serrandole nelle porte - hanno raccontato alcune donne soccorse - I trafficanti ci hanno spinto in mare dicendoci: 'Andate a morire nel Mediterraneo'.



La denuncia della Ong: costretti ad aspettare prima di intervenire
La Ong, Sos Mediterranée, lamenta di aver perso tempo prezioso nel salvataggio dei 421 migranti, nonostante si trovassero in acque internazionali. Secondo quanto racconta Nicola Stalla, coordinatore dei soccorsi, sono passate almeno 4 ore prima che potessero prestare un primo soccorso. Dalla Guardia Costiera infatti sarebbe arrivato l'ordine di aspettare che arrivassero sul posto le motovedette libiche. Quest'ultime - spiega - non sono mai arrivate. Un tempo interminabile, mentre assistevamo impotenti alle grida d'aiuto. Lo stesso ordine - si apprende - è arrivato in più operazioni di soccorso mentre "osservavamo impotenti le operazioni dei libici che riportavano indietro le persone".
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