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ECONOMIA

Naufragio dell'accordo

Mps. Unicredit si chiama fuori, si riparla di nazionalizzazione

Dopo tre mesi di trattative è arrivato lo stop. Le opzioni del governo: trovare altri acquirenti o nazionalizzare, ma serve più tempo. Mef: "Fiduciosi che ci siano condizioni per proroga". Letta: "Ora più opzioni in campo"

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di Tiziana Di Giovannandrea In meno di ventiquattro ore dal fallimento delle trattative tra Ministero delle Finanze e Unicredit per la cessione del Monte dei Paschi di Siena alla banca milanese, ritorna fortemente la volontà di nazionalizzare l'istituto senese. Di fatto nessuno avrebbe voluto pagare i sette miliardi di Euro chiesti dal Ceo di Unicredit, Andrea Orcel, per prendersi le parti migliori del Monte lasciando allo Stato crediti non esigibili, esuberi e un territorio devastato. Se nessuno si rammarica dell'affare saltato, il futuro per la banca più antica d'Italia resta nebuloso: continuare con la gestione pubblica o rimettersi immediatamente al mercato, le due alternative. Su tutte aleggia però l'impegno preso dal Tesoro con Bruxelles di vendere Mps entro l'assemblea sui conti 2021.

In tarda serata il Ministero di via XX Settembre in un comunicato si dice "fiducioso" del fatto che "ci siano le condizioni per ottenere una proroga" da Bruxelles, e quindi per allungare i tempi per la cessione di Mps. Il Tesoro, che è titolare del 64% della banca senese, dovrebbe a questo punto chiedere almeno sei mesi, se non di più, all'Antitrust Ue. Tutti i partiti vogliono tempo per definire l'annosa e costosissima vicenda del Monte dei Paschi di Siena. Con intenti opposti.

"C'è bisogno di avere più opzioni in campo" ha detto ieri sera il segretario del Pd Enrico Letta a Fabio Fazio su Rai Tre. Il neo eletto deputato proprio nel collegio di Siena e Arezzo ha aggiunto: "Da adesso in poi sono sicuro che ci saranno più opzioni. Anche perché ho l'impressione che Unicredit pensasse di partecipare a una svendita e invece il Ministro del tesoro è stato corretto, aveva preso impegni di valorizzazione del grande patrimonio di esperienza e legame con il territorio che lì dentro c'è".

Come il segretario del Partito democratico, anche il Movimento 5 Stelle, da sempre favorevole alla nazionalizzazione dell'istituto senese, si mostra ottimista sulla possibilità di aprire in breve nuove trattative per la cessione della banca: "Il ministro Franco chieda una proroga all'Unione Europea e convochi non una sola, ma le maggiori banche italiane per individuare una via che preservi il marchio e il futuro dei lavoratori", sostiene Davide Zanichelli, componente pentastellato della Commissione Finanze. 

Contro il Partito democratico si scaglia la Lega che attribuisce ai dem la responsabilità della situazione che si è creata a Siena: "Che soluzione propone l'onorevole Letta, eletto pochi giorni fa proprio a Siena? Mesi, anni, miliardi e posti di lavoro persi per colpa del Partito democratico", viene proclamato dal partito guidato da Matteo Salvini. 

 A mostrarsi decisamente preoccupato per la piega che la vicenda Mps sta prendendo è, invece, il sottosegretario agli Esteri Benedetto Della Vedova: "Chi tifava per il fallimento della trattativa, sa perfettamente che l'alternativa non può essere proseguire come nulla fosse con Mps nazionalizzato, ma una nuova soluzione di mercato". 

Di avviso opposto sono gli esponenti dei pariti di sinistra: "Non esiste una soluzione di mercato per la banca, ma solo la possibilità di un definitivo intervento pubblico", afferma il responsabile nazionale economia di Sinistra Italiana Giovanni Paglia. Sulla stessa lunghezza d'onda Stefano Fassina, deputato di Leu: "Il governo comunichi alla Commissione europea il rinvio della scadenza di fine anno, prevista nell'era pre-Covid 2 e valuti, in rapporto con il Parlamento, anche soluzioni alternative alla privatizzazione di Mps".

Nessuno tra coloro che hanno dichiarato ieri sulla questione Mps ha spiegato perché un altra banca o un gruppo di banche dovrebbe pretendere condizioni meno onerose di quanto abbia fatto Unicredit per accollarsi il Monte, come nessuno tra coloro che ne vagheggiano la nazionalizzazione ha spiegato dove il Tesoro debba prendere i fondi per comprarsi il restante 36% del capitale. Quello che sembra premere a tutti  è che Bruxelles ci conceda altro tempo.
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