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CULTURA

Una terzo del tesoro ritrovato nel castello di Pizzo Calabro

A Modigliana potrebbe essere ancora nascosto il tesoro di Gioacchino Murat

La storia in una lettera, del 21 settembre 1821, di Antonio Basciana, uno degli aiutanti in campo del re di Napoli

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Forlì, i preziosi di Murat nascosti a Modigliana: in un manoscritto, di 200 anni fa, certificato come autentico, il braccio destro del re riferisce di aver sotterrato in zona pietre e anelli. Tutto questo potrebbe scatenare una vera e propria caccia al tesoro nel piccolo paese di Modigliana,  4300 anime,i n provincia di Forlì-Cesena.
In qualche parte del Comune dovrebbe ancora trovarsi nascosta la fortuna di Gioacchino Murat, re di Napoli e generale di Napoleone che, in fuga dagli austro-ungarici, nel 1815, decise di «salvare» le proprie ricchezze affidandole a persone incaricate di nascondere il bottino. La storia si evince da una lettera, del 21 settembre 1821, di Antonio Basciana, uno degli aiutanti in campo di Murat, da poco venuta alla luce. Basciana, nella lettera, afferma che sotterrò  il tesoro, poi lasciato in eredità a un imprenditore di Modigliana, Carlo Liverani, che forse non riuscì mai a recuperarlo.

Il documento è stato conservato per anni da Bruno Maresi, 80enne originario del paesino romagnolo, ma residente ad Arona, sul lago Maggiore. Come riportato da Il Resto del Carlino, Maresi ha contattato un discendente di Carlo, Alessandro Liverani, 55 anni, nonché suo lontano parente, per fargli conoscere un pezzo inedito di storia della loro famiglia, tramandato dalla donna di Bruno, tale Matilde Liverani.

Nella lettera  si racconta che nell'ultima spedizione al fianco di Murat, nelle Marche, Basciana ricevette dal re "un suo cavallo, con sopra una grossa e ben carica valigia piena di una porzione del suo tesoro che  volle in tre punti diversi, avendo prevista la sua caduta da quel trono". Un terzo del bottino fu affidato all’aiutante del sovrano. "Due libbre circa di perle orientali e brillanti sciolti richiusi dentro dieci scatole d’oro, sette anelli di grossi brillanti, altri sedici anelli fra rubini, smeraldi e topazi contornati da brillanti, sei rarissime ripetizioni d’oro, due dozzine di posate d’oro, circa ottomila monete d’oro grosse di diversa specie", scrive Basciana nel documento ritrovato nel quale indica, anche se genericamente, il territorio modiglianese e fa riferimento a una mappa, con molta probabilità andata perduta.

Sembra la trama di un film ma un terzo del bottino, nel 2014, è stato dissotterrato dal castello di Pizzo Calabro (Vibo Valentia), dove si trovava la cella di Gioacchino Murat. Era nascosto dentro una botola. Rimane quindi da individuare in che punto del territorio modiglianese possa essere stato sepolto il terzo di tesoro romagnolo.
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