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MONDO

Scene di guerra nello Stretto di Hormuz

Tre navi iraniane tentano il blocco di una petroliera britannica

Una nave da guerra britannica  ha puntato i cannoni contro tre imbarcazioni dei Pasdaran intenzionate a bloccare una petroliera del Regno Unito. La scena sarebbe stata ripresa da aerei militari statunitensi che pattugliavano la zona

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Navi iraniane hanno tentato di bloccare una nave petroliera britannica nelle acque del Golfo. Lo rende noto il governo britannico che dice in una nota: "Contrariamente al diritto internazionale, tre navi iraniane hanno tentato di ostacolare il passaggio di una nave commerciale, British Heritage, attraverso lo Stretto di Hormuz". La Guardia rivoluzionaria islamica iraniana ha respinto la notizia secondo cui avrebbe tentato di bloccare la petroliera britannica British Heritage nello stretto di Hormuz. Lo riporta la Fars, agenzia di stampa vicina ai pasdaran, ma dal Regno Unito confermano che la nave da guerra britannica Hms Montrose è "stata costretta a posizionarsi fra le imbarcazioni iraniane e la British Heritage e ad emettere avvertimenti verbali alle imbarcazioni iraniane che poi si sono allontanate. Siamo preoccupati di questa azione e continuiamo a sollecitare le autorità iraniane per una distensione nella regione".

Scena di guerra
Navi armate iraniane hanno tentato di sequestrare una petroliera britannica ma sono state bloccate da una fregata della Royal Navy che la scortava. Gli iraniani avrebbero ordinato alla petroliera Heritage che stava entrando nell'area dello stretto di Hormuz, di cambiare rotta e dirigersi nelle vicine acque di Teheran. Aerei statunitensi hanno ripreso la scena dall'alto, segnalando che la Hms Montrose della Marina reale britannica ha puntato i cannoni contro le navi intimando loro di allontanarsi come poi hanno fatto. Il presidente iraniano Hassan Rouhani aveva avvertito che ci sarebbero state "conseguenze" dopo il blocco di una sua petroliera a Gibilterra (territorio britannico d'oltremare) da parte del Regno Unito su richiesta di Washington. Il sequestro della nave Grace1 che trasportava greggio iraniano diretto in Siria (avvenuto per presunta violazione dell'embargo dell'Unione europea), è stato definito "illegale" da Teheran. Propio ieri gli Stati Uniti avevano fatto sapere di voler creare una coalizione militare internazionale per difendere le petroliere in transito davanti alle acque dell'Iran e dello Yemen. Secondo il piano del generale Joseph Dunford, capo dello Stato maggiore congiunto delle forze statunitensi, gli americani fornirebbero sorveglianza dello spazio marittimo mentre le navi sarebbero scortate dalle nazioni di cui battono bandiera. Le zone più a rischio sono proprio lo stretto di Hormuz e Bab el-Mandeb, lo stretto che congiunge il Mar Rosso con il Golfo di Aden. Già il mese scorso il segretario di Stato americano, Mike Pompeo, aveva auspicato che almeno una ventina di Paesi, compresi Arabia Saudita ed Emirati arabi uniti, si impegnassero in un'alleanza per la sicurezza marittima.

I Pasdaran negano
I Guardiani della Rivoluzione dell'Iran, i Pasdaran, negano di aver tentato di fermare una petroliera nel Golfo Persico. "Nelle ultime 24 ore non ci sono stati incidenti che hanno visto coinvolte imbarcazioni straniere, nemmeno una britannica, nello Stretto di Hormuz", afferma una nota dei Pasdaran dopo le ricostruzioni fornite in precedenza da fonti americane citate dai media Usa. 

Escalation
Il tentativo iraniano di intercettare una petroliera britannica nell'area del Golfo Persico, sventato dall'intervento di una nave della Royal Navy, è solo l'ultimo episodio di un'escalation di tensione nell'area del Golfo che è diretta conseguenza del braccio di ferro tra Iran e Usa sull'accordo nucleare. Queste le tappe della tensione:

Il 5 maggio gli Stati Uniti hanno annunciato l'invio nel Golfo di una task force di bombardieri e della portaerei USS Abraham Lincoln, in risposta ai "preoccupanti segnali di innalzamento della tensione e allarmi" connessi all'Iran. Washington annuncia il dispiegamento nella regione anche di una nave d'assalto anfibia e di una batteria di missili anti-aerei Patriot.

Il 12 maggio due petroliere saudite e altre due navi vengono danneggiate in misteriosi "sabotaggi", al largo delle coste di Fujairah, porto strategico negli Emirati Arabi Uniti, alternativo all'iraniano Hormuz, da dove passa la maggior parte delle esportazioni di greggio. Teheran che ha più volte minacciato di chiudere lo Stretto di Hormuz in caso di scontro militare con gli Usa, definisce gli incidenti "allarmanti e spiacevoli". 

Il 14 maggio i ribelli yemeniti filo-iraniani Huthi conducono un attacco con droni vicino Riad, colpendo un cruciale oleodotto saudita. Due giorni dopo, la coalizione a guida saudita bombarda la capitale Sanaa, controllata dai ribelli. 

Il 15 maggio il dipartimento di Stato americano ordina a tutti i funzionari governativi impiegati nei servizi non indispensabili di lasciare l'Iraq, per via del rischio di possibili azioni di rappresaglia da parte delle milizie irachene legate all'Iran. 

Il 13 giugno due petroliere, una norvegese e una giapponese, vengono "attaccate" nel Golfo di Oman. Gli Usa accusano l'Iran che nega e denuncia una tempistica sospetta, proprio nel giorno dei colloqui tra il leader supremo Khamenei e il premier giapponese Shinzo Abe.

Il 4 luglio al largo della Rocca di Gibilterra, uomini della Royal Marine salgono bordo e dirottano la petroliera Grace1, in viaggio verso la Siria, che si sospetta trasporti petrolio iraniano verso la raffineria di Baniyas, in Siria. La raffineria è soggetta alle sanzioni dell'Ue contro il regime di Damasco. La petroliera è ancora sotto sequestro nell'enclave britannica.

Appello agli europei
Un appello ai Paesi europei, affinché "mantengano gli impegni", è stato rivolto dal governo dell'Iran sullo sfondo dell'inasprirsi delle tensioni con gli Stati Uniti e dei timori rispetto all'accordo sul nucleare di Teheran raggiunto nel 2015. "Se gli europei non manterranno i loro impegni il nostro terzo passo nei prossimi 60 giorni sarà ancora più grave" ha fatto sapere un portavoce del ministero degli Esteri, citato dall'agenzia di stampa Isna. La dichiarazione è giunta all'indomani dell'annuncio di Teheran che la Repubblica islamica non intende rispettare la soglia del 3,67 per cento di arricchimento dell'uranio, il limite previsto dall'intesa del 2015. La decisione dell'Iran aveva seguito la denuncia americana dell'accordo, culminata nel 2018 nel ritiro unilaterale di Washington dall'accordo e nell'approvazione di sanzioni economiche che stanno colpendo l'economia di Teheran e condizionando le scelte delle imprese europee. Secondo alcuni analisti, le ultime scelte della Repubblica islamica sono conseguenza dell'inversione di rotta impressa dall'amministrazione di Donald Trump, da subito critica verso il compromesso raggiunto con l'Iran dal suo predecessore Barack Obama.

Lo Stretto di Hormuz
Lo Stretto di Hormuz rappresenta il più importante e strategico passaggio per i flussi petroliferi mondiali: quello che lo scià Reza Pahlavi chiamava la "vena giugulare" dell'antica Persia, lo è diventato per l'approvvigionamento energetico del pianeta. Per questo motivo non è stato mai chiuso alle petroliere neanche per i primi tumulti della Rivoluzione islamica, tra il 1978 e il 1981, o durante la guerra con l'Iraq tra il 1980 e il 1988. Situato tra il Sultanato dell'Oman e la Repubblica Islamica di Iran, mette in connessione il Golfo Persico con il Golfo di Oman e, quindi, con il Mar Arabico e l'Oceano Indiano. Di fatto, grandi produttori come Arabia Saudita, Iraq, Kuwait, Emirati Arabi Uniti, Qatar ed Iran usufruiscono dello Stretto per la maggior parte delle proprie esportazioni. Nel corso del 2011 vi hanno transitato quotidianamente circa 17 milioni di barili al giorno, pari grosso modo al 35% di tutto il greggio commerciato via mare ed al 20% del totale. Il petrolio è in gran parte diretto verso i mercati asiatici, in particolare Giappone, India, Sud Corea e Cina. Nel suo punto più stretto il passaggio raggiunge 34 km, tuttavia la larghezza dei corridoi di navigazione in entrambe le direzioni è di poco superiore ai 3 km, separate da una zona "cuscinetto" di altri 3 km. Recentemente, la Repubblica Iraniana ha minacciato di sfruttare la propria posizione strategica e la propria potenza navale per chiudere lo Stretto e bloccare i flussi petroliferi come forma di ritorsione nel caso in cui le venissero imposte ulteriori sanzioni economiche da parte degli Stati Uniti.
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