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MONDO

Violenza senza fine

Niger, strage jihadista: 137 morti negli attacchi contro i villaggi di Tahoua

E' la più grande strage mai avvenuta in Niger, proprio nel giorno in cui si insediava il nuovo Parlamento

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E' di 137 morti il bilancio di una serie di attacchi condotti domenica da uomini armati in motocicletta contro i villaggi nigerini di Intazayene, Bakorat e Akifakif, nella regione di Tahoua, non lontano dal confine con il Mali.

Lo ha annunciato il portavoce del governo del Niger, Zakaria Abdourahmane, in una dichiarazione letta in televisione.

Il nuovo massacro di civili segna un ulteriore aggravamento delle condizioni di sicurezza nella zona di confine con il Mali, dove operano diversi gruppi terroristici, in particolare lo Stato islamico nel Grande Sahara.

Una tensione che ha esacerbato i conflitti intercomunitari e la cui gestione costituirà una delle massime priorità del neo eletto capo di Stato, Mohamed Bazoum.

Il bilancio, che era stato inizialmente fissato a 60 vittime, rende la strage la più grave mai avvenuta in Niger a essere attribuita a sospetti jihadisti.

"Nell'utilizzo sistematico della popolazione civile come obiettivo, questi banditi armati hanno fatto un ulteriore passo nell'orrore e nella barbarie", ha dichiarato il portavoce, "il governo condanna queste brutali azioni perpetrate da individui che non conoscono né legge né fede".

Il governo ha dichiarato tre giorni di lutto nazionale e ha promesso un'inchiesta per identificare i responsabili del massacro e un rafforzamento delle misure di sicurezza.

L'espansione in Niger della violenza jihadista che sta insanguinando il Sahel ha causato centinaia di morti e quasi mezzo milione di sfollati nell'ex colonia francese, uno dei Paesi più poveri del mondo.

Bazoum è il nuovo presidente del Niger, insediamento il 2 aprile
E' Mohamed Bazoum il nuovo presidente del Niger e si insedierà il 2 aprile: lo ha annunciato la Corte costituzionale che ne ha formalmente decretato la vittoria al secondo turno delle presidenziali del 21 febbraio.

Oggi si è svolta la cerimonia ufficiale di insediamento del nuovo Parlamento uscito dalle urne. Secondo i dati definitivi, Bazoum, 61 anni, candidato del partito al potere (Partito nigerino per la democrazia e il socialismo, Pnds) ha ottenuto il 55,66% delle preferenze, contro il 44,34% per il suo rivale, l'oppositore Mahamane Ousmane del Rdr-Tchanji.

L'affluenza alle urne è stata del 62,81%. I risultati definitivi diffusi dalla Corte costituzionale sono quasi identici rispetto a quelli preliminari annunciati dalla commissione elettorale il 23 febbraio, nonostante i ricorsi dell'opposizione che denunciava 3 mila processi verbali dubbi e chiedeva l'annullamento di alcuni risultati.

"Basta con le contestazioni. Ora dobbiamo metterci al lavoro. E' stata espressa la sovranità popolare", ha commentato Abdourahmane Zakaria, portavoce di Bazoum. Incerta, al momento, la strategia dell'opposizione che non si è ancora formalmente espressa sull'esito delle verifiche eseguite dalla massima istituzione giudiziaria del Paese del Sahel.

Nei giorni scorsi il candidato di opposizione, Ousmane aveva assicurato che non si lascerebbe "rubare la vittoria", annunciando che resisterebbe "in tutta legalità". Una marcia pacifica, che aveva indetto, è stata rinviata a data da destinarsi. Il 2 aprile Bazoum subentrerà a Mahamadou Issoufou, in carica dal 2011.

Con 7,6 figli per donna, il Niger, uno dei Paesi più poveri del mondo, detiene il record di fertilità planetaria. Il tasso di crescita annuale della popolazione è del 3,9% all'anno, un record mondiale. A questo ritmo, se non cambia nulla, la popolazione crescerà da 23 milioni di oggi a 70 milioni nel 2050.

Le priorità di Bazoum e del suo partito sono tutte le questioni legate alla famiglia, all'educazione dei giovani, la crescita dell'economia e la lotta all'insicurezza imposta dai jihadisti. 
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