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ITALIA

Nome di battaglia: "I guerrieri"

Progettavano azioni violente: blitz della Polizia contro un gruppo Telegram di no vax

Gli indagati avevano messo in conto l'uso di armi e esplosivi fai da te in occasione delle manifestazioni "no green pass" in programma a Roma per le giornate dell'11 e 12 settembre prossimi

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"Non dobbiamo solo scrivere, dobbiamo darci fare". E' quanto si dicevano tra loro gli otto membri del gruppo Telegram "I Guerrieri", perquisiti questa mattina nel corso di un blitz della Polizia di Stato, su delega della sezione distrettuale antiterrorismo della Procura di Milano.

Lo spunto per "fare il passo in più" per compiere un'azione violenta era stato individuato nella manifestazione "No Green pass" in programma a Roma il prossimo fine settimana.

"Alcuni di questi si sono sentiti anche telefonicamente - ha spiegato il dirigente della Digos di Milano Guido D'Onofrio - per organizzare la trasferta e soprattutto abbiamo rilevato l'intenzione di acquistare delle armi per creare dei momenti di tensione".

Armi che sono state poi trovate e sequestrate durante le perquisizioni eseguite nelle province di Milano, Bergamo, Roma, Reggio Emilia, Padova e Venezia.

A casa di un 53enne residente nella Bergamasca gli investigatori hanno trovato due fucili e una pistola, detenuti regolarmente con un porto d'armi per uso sportivo. Un altro uomo e' stato trovato in possesso di due tirapugni, comprati online dopo che tre armerie contattate per telefono gli avevano detto che la vendita era illegale. Nell'appartamento di un altro indagato di Reggio Emilia che millantava di aver in casa armi "che qualora scoperto lo avrebbero fatto arrestare" c'erano invece una katana, uno sfollagente e dello spray al peperoncino.

"Sono comuni cittadini di età media tra i 40 e i 50 anni con diverse estrazioni sociali in prevalenza medio basse su posizioni convintamente no vax", hanno spiegato gli investigatori cercando di delineare un profilo delle cinque donne e dei tre uomini indagati per istigazione per delinquere aggravata.

Tre i bersagli principali presi virtualmente di mira sul gruppo, il cui numero di iscritti si aggirava intorno ai 200 utenti. In primis i giornalisti che "veicolano il messaggio inesistente della pandemia": "Noi quando andiamo a Roma i primi che dobbiamo colpire sono i giornalisti. Sono da fare fuori", scriveva uno degli indagati. E ancora: "Vediamo i camion delle tv e li facciamo saltare con le molotov".

Poi l'intenzione era quella di colpire le forze dell'ordine accusate di "difendere un sistema di dominio strutturato in forma sanitaria" e i "Palazzi del Potere". Sulla chat circolava anche un messaggio con l'indirizzo istituzionale del presidente del Consiglio Mario Draghi. "L'appartamento di Mario Draghi è situato al civico n... del quartiere... Ma questa fonte non è sicura".
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