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ITALIA

3 ottobre 2013

Naufragio di Lampedusa. Condanne per equipaggio del peschereccio, fu omissione di soccorso

Arrivano le condanne dal tribunale di Agrigento per alcuni dei responsabili della madre di tutti i naufragi di migranti avvenuti nel Mediterraneo. Molti i bambini tra le 368 vittime a largo di Lampedusa quel 3 ottobre del 2013. I testimoni: "La nostra barca era ormai a meno di un chilometro dalla riva, poi una delle due navi ha cambiato direzione mentre noi prendevamo fuoco"

Foto di alcune salme del 3 ottobre 2013
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di Antonella Alba Il naufragio di Lampedusa, simbolo di tutte le tragedie dell'immigrazione via mare è datato 3 ottobre del 2013. Le vittime furono 368 mai così tante in un giorno da quando si ha memoria dei viaggi della speranza nel Mediterraneo. Ora per quella notte arrivano le condanne ai responsabili, a chi doveva soccorrere e invece non lo ha fatto.

Il tribunale di Agrigento ha condannato a sei anni di carcere il Comandante del peschereccio che quella terribile notte del 3 ottobre 2013 non avrebbe soccorso centinaia di migranti su un barcone che poi è naufragato causando la morte di quelle 368 persone, tra cui moltissime donne e bambini. Condannato anche l'intero equipaggio a quattro anni di carcere. Sei persone in tutto. 

L'accusa ipotizzata dalla procura di Agrigento, Guidata da Luigi Patronaggio, è di omissione di soccorso.

Il peschereccio Aristeus di Mazara del Vallo che stava pescando nelle acque antistanti Lampedusa sarebbe stata la sola barca che, secondo le rilevazioni del sistema satellitare di controllo del mare, era in quelle acque nell'ora della notte in cui è accaduto il naufragio. L'indagine si è fondata sulle dichiarazioni dei 152 superstiti che fin dall'inizio hanno affermato che una o due barche, quella notte si sono avvicinate mentre erano alla deriva. Gli uomini dell'equipaggio di quel peschereccio interrogati dal pm Andrea Maggioni e dal procuratore capo Luigi Patronaggio, hanno sempre negato ogni responsabilità. 

Sei anni al Comandante Matteo Gancitano, e quattro anni ciascuno al suo vice Vittorio Cusumano e ai componenti dell'equipaggio, Alfonso Di Natale e quattro nordafricani componenti l'equipaggio. Di due navi fantasma avevano raccontato alcuni superstiti intervistati dopo il disastro dall'Agenzia Habeshia. Ecco la testimonianza:

"Erano due navi grandi, di colore chiaro e della stazza di una motovedetta o di un peschereccio d'altura. Navigavano in coppia a poche centinaia di metri da noi, verso il largo. La nostra barca era ormai a meno di un chilometro dalla riva. Una delle due navi ha cambiato direzione, facendo un largo giro completo intorno al nostro barcone stracarico e poi ha ripreso velocemente la rotta, raggiungendo l'altra che si stava allontanando. Alcuni di noi, convinti che non ci avessero avvistato, hanno pensato di segnalare la nostra presenza dando fuoco a una coperta intrisa di gasolio. C'è stata una fiammata enorme che ha innescato un principio d'incendio. A quel punto, centinaia di persone, spaventate, si sono precipitate d'istinto sul lato opposto del ponte. È così che il barcone ha perso l'assetto: si è rovesciato ed è andato a fondo". 

Nell'ambito dell'inchiesta del Tribunale di Agrigento e delle indagini coordinate dal procuratore Luigi Patronaggio con la pm Gloria Andreoli, gli investigatori fermarono anche un tunisino di 35 anni Khaled Bensalem indicato come lo scafista del 'barcone della morte', già condannato a diciotto anni di carcere per omicidio plurimo e favoreggiamento, oggi sconta la pena nel carcere di Agrigento. Oggi che è arrivata la sentenza anche per gli altri.   
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