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MONDO

L'intervista

Obama: "Non dimentichiamo che la democrazia non viene dal cielo"

L'ex presidente Usa è intervenuto per la prima volta in un'intervista video in Italia a "Che tempo che fa" di Rai3, per parlare del suo libro autobiografico "Una terra promessa" tradotto in 26 lingue

Barack Obama a "Che tempo che fa" su Rai3
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Senza cravatta, alle spalle una stanza foderata in legno, è apparso così Barack Obama agli spettatori di "Che tempo che fa" su Rai3 intervistato in esclusiva da Fabio Fazio, dove per l'occasione ha parlato del suo ultimo libro "Una terra promessa", edito da Garzanti.

Dopo un affettuoso saluto tutto in italiano "Ciao. Mi piacerebbe essere lì di persona ma bisogna aspettare quando la pandemia passerà",  l'ex presidente americano ha risposto alle domande del conduttore toccando diversi temi, per prima la politica, uno su tutti i fatti di Capitol Hill del mese scorso. "I fatti di Capitol Hill ce li dobbiamo stampare nella mente, perché ci dobbiamo ricordare che la democrazia non è scontata, bisogna investirci" "quello che abbiamo visto a Capitol Hill, lo si può vedere in ogni paese, è un conflitto di fondo che c'è in tutto il mondo", ma ha aggiunto "non dimentichiamo l'irruzione al Congresso, la democrazia non viene dal cielo".

Accanto alla democrazia, intervistato da Fazio, ha affrontando anche il tema delle fake news: "Dobbiamo da una parte gestire meglio i nostri social media e dall'altra educare i nostri bambini a riconoscere la verità dalle cose false".

Il 44° presidente Usa ha indicato una chiave di lettura importante del suo libro: "I leader politici sono umani, fanno errori. Bisogna imparare dagli errori". "Ci si può occupare di politica mantenendo integrità e valori", "la politica imperfetta come tutto quello che si fa, ma è possibile farla bene", ha detto il primo presidente afroamericano della storia.

Premio nobel per la pace nel 2009, Obama ha parlato di diritti e azzeramento delle diseguaglianze: "Bisognerebbe volere una società in cui gli stipendi siano equi, dove l'istruzione sia garantita per tutti i bambini. Avremmo consumatori più istruiti". Obama ha quindi sottolineato l'interesse per modalità che guardino a "redistribuire e reinvestire ricchezza per il bene i tutti", notando che in questo senso alcuni paesi hanno fatto meglio di altri, come i paesi scandinavi dove comunque esiste il mercato libero, ha sottolineato. "Credo a una modalità per un capitalismo attento e comprensivo ma non ci deve essere da parte del governo un sentimento di avidità". 

Poi regala ricordi della sua infanzia: "Il mio sogno da bambino era quello di fare l'architetto, mi piaceva giocare a basket ma di certo non ero Lebron James. Ma non ho mai sognato di fare il Presidente".

Di Covid non si è parlato direttamente ma Obama ha voluto lo stesso lanciare un messaggio quando ha ricordato il suo intervento veloce in Africa alle prese con la crisi dell'ebola: "Ci siamo mossi in fretta e quella che avrebbe potuto diventare una pandemia è stata contenuta velocemente e abbiamo salvato milioni di vite". Parole che suona più come un rimprovero al presidente uscente Donald Trump che come un semplice ricordo. Gli amati libri - tra cui una copia autografata da Gabriel García Márquez, di "Cento anni di solitudine" -, l'amore per le figlie e la moglie Michelle, "che è migliore di me", ma soprattutto la dedizione alla politica "che è imperfetta ma si può fare bene".

Un arrivederci quello di Obama, al prossimo capitolo scritto della sua vita, e la promessa di essere in presenza la prossima volta. A chiudere, l'immagine di lui, presidente Usa e uomo più potente del mondo, che dialoga con un giardiniere della Casa Bianca, perché "tutti dobbiamo essere come lui, e coltivare il meglio: fare bene il proprio lavoro, qualunque esso sia".
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