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Coronavirus

La pandemia nel Vecchio continente

Oms: situazione fragile in Europa dove aumentano paura e violenza

1,6 milioni in totale di casi di coronavirus e quasi 150.000 decessi in Europa, il 45% dei casi e il 60% dei decessi globali. La paura per il Covid-19 scatena la violenza domestica su donne e bambini, fenomeno aumentato del 60%

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Resta "fragile" la situazione dell'Europa alle prese con Covid-19. Al momento 43 Paesi europei "hanno implementato restrizioni alla circolazione interna parziale o totale", mentre "32 Paesi si stanno muovendo per allentare con attenzione alcune delle misure adottate, poiché riescono a controllare la trasmissione del virus.

La situazione, però, rimane molto fragile e potrebbe subire rapidamente una ricaduta se le misure chiave non vengono allentate progressivamente "e se la transizione non viene pianificata con attenzione e gradualità". E' il monito di Hans Kluge, direttore regionale per l'Europa della Organizzazione mondiale della sanità (Oms), oggi in conferenza stampa.

Ieri anche il Direttore Generale aveva detto che "il rischio di ritornare in lockdown resta molto reale se i paesi non gestiscono la transizioni con estrema attenzione e con un approccio a fasi".
 
Con un totale di 1,6 milioni di casi e quasi 150.000 decessi, l'Europa rappresenta il 45% dei casi e il 60% dei decessi globali associati al Covid19, aggiunge  Kluge.
 
Per quasi 4 settimane, dal 12 aprile, abbiamo visto una diminuzione del numero di casi segnalati ogni giorno. Lentamente, ma sicuramente, stiamo vedendo segni positivi. Purtroppo, tuttavia, non possiamo dire lo stesso per tutti i Paesi". 

"La Bielorussia, il Kazakistan, la Federazione Russa e l'Ucraina hanno registrato un aumento dei nuovi casi nell'ultima settimana". Questa settimana "abbiamo una missione di esperti sul campo in Tagikistan, in collaborazione con le autorità nazionali e gli operatori sanitari, per rispondere alla epidemia nel Paese. E' solo l'ultima di oltre 60 missioni che abbiamo condotto in tutta la Regione europea durante questa pandemia - ha ricordato - per fornire indicazioni su una serie di aspetti, tra cui test di laboratorio, sorveglianza delle malattie, pianificazione operativa, preparazione ospedaliera e, naturalmente, per aiutare i Paesi a rispondere" al nuovo coronavirus

E non è solo il virus a insidiare la salute dei cittadini europei. Settimane e settimane di "misure restrittive e lockdown hanno comprensibilmente generato stress e ansia. Le reti sociali si sono interrotte, con in più l'insicurezza e le tensioni economiche legate ai posti di lavoro a rischio. Per molti, l'incertezza, l'isolamento e la paura fanno parte della vita quotidiana", ha sottolineato Kluge.

Aumenta la violenza sulle donne e i bambini a causa del Covid 19
Isolamento e paura per colpa del coronavirus innescano aggressività e violenza. L'Organizzazione mondiale della sanità si dice "profondamente turbata dalle segnalazioni di molti paesi, tra cui Belgio, Bulgaria, Francia, Irlanda, Federazione Russa, Spagna, Regno Unito di un aumento delle violenze contro donne e uomini, da parte del partner, e contro i bambini, collegate a Covid-19. Sebbene i dati siano scarsi, gli Stati membri segnalano un aumento che arriva fino al 60% delle chiamate di emergenza da parte delle donne aggredite dal partner in aprile rispetto allo stesso mese dell'anno precedente". Lo ha segnalato sempre Hans Kluge durante la conferenza stampa analizzando il fenomeno della violenza nell'emergenza Covid-19.

"Le richieste online alle linee anti-violenza sono aumentate fino a 5 volte. E il nostro partner delle Nazioni Unite Unfpa (United Nations Population Fund) ha lanciato un allarme forte e chiaro: se il blocco dovesse continuare per 6 mesi, ci aspetteremmo altri 31 milioni di casi di violenza di genere a livello globale", avverte Kluge. C'è poi il fatto che "viene segnalata solo una minima parte dei casi. Parliamo molto di numeri e statistiche, ma per un momento non dobbiamo dimenticare il lato umano, le donne e i bambini che vivono questa realtà giorno dopo giorno". 

Il direttore dell'Oms Europa lancia allora tre indicazioni: "Ai governi e alle autorità locali: questa non è una opzione, ma dovrebbe essere considerato un obbligo morale assicurarsi che i servizi per combattere la violenza esistano e siano dotati di risorse. Alle comunità e al pubblico diciamo che la violenza non è una questione privata: restate in contatto, contattate e sostenete vicini, conoscenti, famiglia e amici. Se vedi qualcosa, parlane", raccomanda. "Infine a coloro che subiscono violenza: la colpa non è mai la vostra. Mai. La propria casa dovrebbe essere un posto sicuro. Allora chiedete aiuto".

Kluge sottolinea che "non ci sono scuse per la violenza e non dobbiamo tollerare questo abuso di potere, sia esso fisico, sessuale, emotivo o finanziario. La violenza di qualsiasi tipo e in qualsiasi momento, contro donne, uomini, bambini o anziani non deve essere tollerata". 
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