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MONDO

Birmania dimenticata. All'Onu i paesi asiatici non vogliono l'embargo sulle armi

All'Onu non passa una risoluzione per impedire la vendita di armi ai generali golpisti della Birmania. nonostante l'accordo dei paesi occidentali, prevale il principio di non-ingerenza e l'affare delle forniture belliche

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Rinviata 'sine die' la riunione in programma oggi dell'assemblea generale delle Nazioni Unite per una risoluzione non vincolante che avrebbe sospeso con effetto immediato qualsiasi trasferimento di armi alla Birmania. Gli autori del testo, secondo fonti diplomatiche, "non hanno avuto il sostegno che si aspettavano" per garantire un voto a larga maggioranza nell'Assemblea che comprende 193 paesi membri. 

Il testo nasce da un'iniziativa del Liechtenstein, sostenuta da Unione Europea, Regno Unito e Stati Uniti. Un totale di 48 paesi provenienti da Europa, America e Africa, ma solo uno in rappresentanza dell'Asia - la Corea del Sud - ha sostenuto la bozza di risoluzione. Vogliono "piu' tempo per i negoziati, soprattutto con i paesi dell'Asean" (l'associazione delle nazioni del sud-est asiatico), ha detto un'altra fonte all'agenzia di stampa France Press. I paesi aderenti all'Asean son tradizionalmente restii ad abbandonare il principio della non-ingerenza che li ha sempre caratterizzati. 

Nella risoluzione si sollecitavano le autorità militari birmane che hanno preso il potere il primo febbraio con un colpo di stato "a porre fine allo stato di emergenza" e "a cessare immediatamente ogni violenza contro manifestanti pacifici". Nel testo anche la richiesta di "rilasciare immediatamente e incondizionatamente" il presidente Win Myint e il leader civile Aung San Suu Kyi, nonché tutti i detenuti arbitrariamente. 
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